Fare nascere la Transizione a Perugia

Deborah sta lavorando davvero tanto per far partire qualcosa a Perugia. Mi ha mandato questa specie di diario delle iniziative che sta organizzando. Lo pubblico aggiungendo qualche suggerimento a corredo, fatemi sapere se vi pare utile e costruttivo.

 

 

Ciao a tutti – visto che per ora non ha ancora senso avere un blog di transizione a Perugia, vorrei fare un breve report dei primi incontri organizzati in città, soprattutto per dare qualche coordinata agli altri “first adaptors” nelle altre città di Italia.

 

PREISTORIA:

 

Con l’obiettivo soprattutto di incontrare altre persone interessate a formare un gruppo guida, ho scelto il posto a me più familiare, il locale Macadam, una specie di pub sotterraneo gestito da un gruppo di ragazzi volontari, molto disponibili ad ospitare iniziative di questo tipo. Abbiamo concordato per tre venerdì: due proiezioni (“The power of community” e “A crude awakening”) come percorso di avvicinamento al 29 [ndr maggio], quando ho invitato Cristiano a fare una presentazione.

 

[consiglio molta cautela nell’utilizzo di “The power of community”, nel caso di Deborah l’ambiente e il pubblico erano adatti, ma in generale, in Italia, sconsiglio l’uso nelle fasi iniziali se non si è molto sicuri del tipo di pubblico che si andrà a incontrare]

 

Abbiamo preparato i manifestini con largo anticipo e li abbiamo diffusi a varie associazioni, ai mercatini rionali etc. Il battage su internet è stato facile, visto che alcune mailing list già esistenti (GAS e Grillini) coprono molto bene il territorio. Non abbiamo puntato molto a una pubblicità diretta al pubblico (anche se abbiamo fatto un po’ di volantinaggio – in molte città il Centro Servizi per il Volontariato fa le stampe gratis) perché l’obiettivo per ora è capire se ci sia la possibiltà di fare un gruppo guida.

 

[Perfetto, collegarsi subito a realtà esistenti in cui si immagina sensibilità per i temi da trattare è sempre molto utile e facilita molto il lavoro]

 

Per prima cosa devo dire che andare in giro per mercati e associazioni, volantini in mano, è stata di per se un’esperienza utilissima: oltre a stringere i primi rapporti personali, poi proseguiti per email, è stato un crash course sulle problematiche e le esigenze delle città. (Con il coro univoco: problemi di gestione dei rifiuti). Mi ha permesso di mettere alla prova e rodare la mie capacità di parlare di transizione, la chiarezza nell’esposizione, come presentare le soluzioni etc. etc. Impareggiabile banco di prova, credetemi. Tra le mie piccole vittorie da festeggiare: una conversazione con una signora coinvolta nella gestione dell’ospedale sull’ipotesi di istituire navette-carsharing per il personale sanitario che abita fuori dalla zona (tutti, in pratica, visto dove hanno costruito l’ospedale!); la proposta in partenza con un’erborista per fare borse di tela “di quartiere” (“Per me da sola, sono troppo care, ma io non vorrei dare la plastica! Ma se lo facessimo insieme…”); l’acquisto da parte di un fantastico librario ambulante dei testi fondamentali per Transition Towns da proporre alla sua clientela….

 

[Il 90% del lavoro di Transizione consiste nell’avere relazioni con le altre persone, prima si comincia a Gettare le fondamenta, meglio è]

 

La preparazione pratica ha impegnato gli ultimi giorni: aperitivo “bio” cucinato da me e Ale, prevedibili problemi con il proiettore (Transition Tip: quando fate una proiezione portate sempre almeno 2 supporti, tipo il computer E il dvd), telefonate e stampe.

 

La sera di venerdì abbiamo sistemato il locale con un tavolo per la pappa e uno coperto di materiale di Transizione: la mia copia del libro di Rob, due copie rilegate del Documento Introduttivo e del Chi Siamo e Cosa Facciamo, volantini per i prossimi incontri e un foglio per raccogliere le email dei curiosi.

 

[Costruire la mailing list degli interessati è fondamentale, attenzione alla normativa della privacy, se non avete ancora in piedi un soggetto giuridico potreste appoggiarvi a un’associazione che esiste già e far firmare una liberatoria in cui si specifica che i dati raccolti potranno essere ceduti alla locale Iniziativa di Transizione una volta costituita – prendere appunti relativi alle persone che incontrate sarà fondamentale per identificarle in futuro, segnatevi la professione, le competenze, l’intervento che quella persona ha fatto, nelle fasi successive tutto questo si rivelerà un vero tesoro]

 

CRONACA:

 

L’incontro era alle 21 e naturalmente fino alle 21.30 nel locale c’eravamo solo noi… niente di cui preoccuparsi, siamo in Italia. Alle 22.00 c’erano una dozzina di persone e alle 22.10, quando abbiamo fatto partire il film, eravamo in venti – un bel numero. Con mia grande sorpresa, però, perlopiù si trattava di ragazzi che avevano visto il volantino alla facoltà di Agraria. Tra loro un ortolano urbano che ha convinto la facoltà a fare un orto (eh già, perchè ad Agraria non c’era, l’orto) – grandissimo! (ma ancora non fanno il compost… the next step!) e, come sempre a Perugia, studenti fuorisede. Capisco che una delle opportunità che offre una città universitaria come questa è fare da polo: le cose dette qui magari non si faranno qui, ma verranno ripetute a Benevento e a Latina, a Taranto e a Chieti…

 

[Un trucco: adeguate sempre, quando possibile, la sala alla situazione di pubblico che si è venuta a creare. Se siete in una sala da 100 posti e arrivano venti persone va benissimo, si usa dire che “quelli che sono venuti sono quelli giusti”. Però la sproporzione tra la sala e il numero esiguo di persone metterà tutti a disagio. A questo punto intervenite, invitateli a raggrupparsi e create un piccolo momento per conoscersi. Se siete voi a parlare avvicinatevi a loro in modo che si crei un sotto ambiente più piccolo con una buona sensazione di vicinanza e comfort, la situazione sembrerà subito “più giusta”. In ogni caso cercate sempre di eliminare le barriere tra voi e le persone che sono venute all’incontro, via leggii, tavoli cattedratici, rialzi, ecc.]

 

Mentre siamo indecisi se cominciare o no, suona il telefono di Ale – è un nostro amico austriaco, un ingegnere che vive dagli anni ’70 sulle colline vicino Gubbio, con cavalli, pannelli solari, un impianto eolico artigianale e tutto il resto. Il suo arrivo qui, in città, è un gran regalo. So che le competenze che ha acquisito sono impareggiabili e impagabili. E lui sa, lo dice dopo, che non si può salvare salvando se stesso e la sua famiglia. “A un certo punto dovrei chiudere i cancelli e voi tutti fuori, e questo non funziona”.

 

Dopo una mia breve (spero) e un po’ emozionata presentazione sul Peak Oil, sul documentario e sul movimento di Transizione, abbiamo proiettato. Durante la proiezione io mi mangiavo la lingua per non avere invitato tutti a fermarsi dopo a discutere. Non serviva! E non siamo stati 10 min, siamo stati un’ora buona! E io avrei voluto dirigere subito la conversazione verso qualcosa di costruttivo, Ale mi ha fatto notare che quelle che sembravano chiacchiere un po’ vaghe erano piuttosto il segnale che qualcosa avevamo cominciato a incrinare la convinzione di poter di continuare a vivere come prima. A partire da cose come i piatti di carta in mensa e la bicicletta, si stava già cominciando a mettere tutto in discussione. Molta approvazione, in generale, per l’idea di un movimento che fa soprattutto promozione, informazione e training (con annesso il riflesso di molta sfiducia in altri movimenti e gruppi attivi in ambito ambientalista).

 

[Nelle mie esperienze fino ad ora ho sempre riscontrato un enorme interesse nelle persone, quando lo racconto è difficile crederci, ma negli incontri serali che cominciano alle 20:30 molto difficilmente riesco ad andare via prima dell’una di notte e di solito lo faccio con un atto di forza, dicendo “è tardi domani lavoro e tengo famiglia…” – Sfatiamo questa storia che le persone sono disattente e indolenti, quando si parla di cose a cui sono interessate rispondo magnificamente]

 

Avrei voluto, però, avere una maggiore capacità di toccare e ispirare la ragazza che ha cominciato a immaginare scenari da incubo, questo si. Ed essere meglio capace di motivare le persone ad agire, non solo ad aderire idealmente… Chi si lancia in un’impresa di Transizione deve fare molto attenzione a questi aspetti personali e psicologici, lo ripete spesso Rob e ho sentito sulla pelle quanto è vero.

 

[Sì è importante, per questo è meglio prepararsi bene e farsi un’idea dei vari “end of suburbia moments” che le persone possono sperimentare nel momento in cui entrano in contatto con il tema del Picco e iniziano a immaginare il proprio futuro. È per questo che si insiste un po’ perché chi fonda un Gruppo Guida faccia il Transition Training, serve a prepararsi meglio a tutte queste cose]

 

Prima di andare via, in due mi hanno chiesto copia del documentario, in tanti il link al pdf del documento introduttivo; in quanto a me, presto andrò a visitare l’orto di Agraria e credo che questa facoltà possa essere una grande risorsa per la città.

 

Su un piano di discussione più ampio, dalla serata è emersa una questione che già mi ero posta: in Inghilterra la Transizione da particolare importanza a questioni relative all’alimentazione, ma a me sembra che in Italia, per quanto ci sia da lavorare, non sia questo il problema più grande: ci sono molte aree di campagna coltivata da piccole realtà, orti etc. Siamo ancora contadini, o lo sono i nostri zii o i nostri genitori… Invece questioni come la gestione dei rifiuti, dei trasporti e dell’energia mi sembrano più urgenti sul nostro territorio, e allo stesso tempo più difficili da affrontare sul piano micro-locale… Forse devo studiare ancora un po’….

 

[Ogni volta che incontriamo delle persone emergeranno temi più forte di altri, dipende da tante cose, ma quello che non dobbiamo dimenticare è che viviamo in un sistema e che tutto è strettamente collegato, serve sempre uno sguardo d’insieme. Il mio consiglio è di non farsi prendere dall’idea di cominciare dalle cose più importanti (più importanti per chi poi? saranno quelle giuste?) ma da quelle che le persone sono disposte ad affrontare per prime una volta che hanno trovato l’energia per passare all’azione. Per scoprire quali sono si può ad esempio usare un Open Space con una domanda ampia del tipo “Come possiamo reagire al problema combinato del Picco del Petrolio e del Riscaldamento Globale?”. Questo ovviamente dopo un’adeguata periodo per la crescita della consapevolezza.]

8 commenti
  1. Daniela
    Daniela dice:

    Deborah, sono davvero ammirata per le cose che fai, che dici e per come le dici! Spero che avremo modo di rivederci (prima o poi vengo a trovarti a Perugia). Anch’io sono impegnata a gettare i miei semini nel territorio in cui vivo e qualche timido germoglio inizia a spuntare. Vedremo nelle prossime settimane.. Di certo l’Ost di Monteveglio è stata una splendida occasione per dare alla transizione dei nomi e dei volti, per concretizzare un movimento (apparentemente) astratto e complesso. Sono convinta che le nostre strade torneranno ad incrociarsi.

  2. Deborah
    Deborah dice:

    Grazie! E sono d-accordo con tutto quel che scrive Cristiano – Oh, al TT a Milano ci sono anche io, chi altro ci sara’?

    • Cristiano
      Cristiano dice:

      Perché non vieni al Macadam il 29? Così conosci me, Deborah e altre presone interessate.

      • daniele
        daniele dice:

        ok….scusa ma non so cos’è il macadam…..non sono di perugia ma faccio l’università li……mi potresti dare qualche informazione?

  3. Deborah
    Deborah dice:

    Ciao Daniele, qui Deborah – il Macadam e’ in Corso Cavour: dove ce’ la chiesa di San Domenico (quella enorme!), il museo archeologico e la vineria Enone’, quella e’ piazza Giordano Bruno, una piazzetta con un pozzo al centro. Alla sinistra della piazzetta ce’ una cancellata che da su un cortile interno – li ci sono la sala teatrale CUTU e una scaletta che porta al Macadam. Vieni venerdi alle 9, sia questo che il prossimo – la locandina e’ su questo sito alla pagina Incontri, se poi mi mandi una mail a deborah.rimmoiso@gmail.com te la mando in pdf!
    a presto!
    deborah

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