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6 innovazioni della Transizione Interiore che hanno cambiato la mia vita

Dal blog di Rob Hopkins
(traduzione di SVF)

Quando viaggio per incontrare gruppi in Transizione in luoghi differenti, le due cose che questi gruppi desiderano maggiormente conoscere tendenzialmente sono la REconomy e la Transizione Interiore. Mentre la REconomy sarà il soggetto del nostro prossimo argomento di discussione, questa settimana celebreremo la Transizione Interiore, e il varo della serie di nuovi films di Sophy Bank su questo soggetto.

Ecco il mio contributo, la celebrazione dei 6 modi in cui la Transizione Interiore ha trasformato la mia esperienza nel tentare di fare sì che il cambiamento accada. Non è da molto nel corso dell’evoluzione della Transizione di Totnes, 2006, che Hilary Prentice e Sophy Banks vennero a trovarmi a casa per discutere dei semi di ciò che sarebbe poi stato conosciuto come Transizione Interiore, o “il Cuore e l’Anima della Transizione”.

Ricordo poco dell’ora che passammo nella mia sala da pranzo, ma di certo ricordo che qualcosa risuonava istintivamente giusto. Il loro ragionamento era che ogni successo in un processo di Transizione, avesse bisogno tanto della vita interiore delle persone e dei gruppi che lo facevano accadere (con attenzione alla salute del gruppo, dinamiche e resilienza), quanto dei pannelli solari, carote e Piani di Decrescita Energetica. E aveva davvero senso. E continua ad averne tantissimo oggi: perciò così tante persone vogliono saperne di più a proposito. Nove anni fa, il concetto di Transizione Interiore correva all’interno della Transizione come un filo d’oro ( sebbene più in certi posti che in altri ).

La Transizione è sempre stata sulle spalle di tanti grandi movimenti che l’hanno preceduta, e ha provato ad imparare, dove possibile, dalla loro esperienza. Esaurimento (burnout) e conflitto sono stati a lungo il tallone di Achille dell’attivismo dal basso. Per esempio, tra gli attivisti dediti alle manifestazioni di strada so che il burnout, spesso sottoforma di profondo cinismo e rassegnazione, era largamente diffuso. Progetto dopo progetto, che si trattasse di permacultura, attivismo comunitario di vario genere, od ogni sorta di ambiziosi sforzi per cambiare il mondo, collassava sotto il peso del conflitto e della povertà di comunicazione, schiacciato inevitabilmente dal peso collettivo dei tanti “elefanti senza nome” presenti nella stanza. La Transizione sentì che era troppo importante per non sforzarsi di imparare da tutto questo.

Quindi ecco qui la mia selezione dei 6 outputs estratti dal lavoro sulla Transizione Interiore di Sophy , Hilary e altri da cui ho beneficiato, o che hanno trasformato la mia esperienza del fare Transizione:

1-Home Groups

Una delle prime evidenze di ciò di cui divenni consapevole furono gli Home Groups, i precursori delle Transition Streets, dove piccoli gruppi auto-facilitanti si incontravano per darsi supporto l’un l’altro, supporto che poteva essere personale o pratico. Il pacchetto di risorse degli Home Groups, offriva consigli concernenti il buon ascolto, tanto quanto i consigli sul risparmio energetico. Questo stesso approccio era largamente diffuso in altri movimenti di crescita di consapevolezza, come quelli sulle donne, diritti civili e movimenti pacifisti.

Gli Home Groups davano ai loro membri uno spazio per “digerire” informazioni preoccupanti e le loro implicazioni e per elaborarle, costruendo solidi rapporti e celebrando i successi insieme ad altre persone. Molti gruppi si formavano in occasione di una serata evento organizzata da un gruppo, altri prendevano il via tra le persone che assistevano alle mie lezioni serali, col chiedersi cosa avrebbero potuto fare dopo. Gli Home Groups erano un’idea che mai mi sarebbe venuta in mente. Furono uno dei contributi chiave della successiva riuscita delle Transition Streets, e le condizionò profondamente quando ci sedemmo per lavorare alla nostra prima bozza di progetto. Cosa che Naomi Klein ha colto in un suo recente evento live del Guardian: “ è qualcosa che il movimento femminista ha fatto bene, e tantissime persone nel movimento della Transizione dedite alla Transizione Interiore, provengono da movimenti femministi, perché c’è una comprensione del fatto che se stai per far collassare la visione che la gente ha del mondo, devi restare nei paraggi a raccogliere i pezzi”.

2-Mentoring (sostegno, tutoraggio)

Un altro elemento della Transizione Interiore che si è rivelato veramente potente è l’idea del Mentoring. Come avrete probabilmente notato, “fare” la Transizione può essere veramente estenuante, stressante e drenare le energie (così come può essere esilarante, ispirante, ed energizzante). Ci sono volte in cui un’ iniziativa di Transizione finisce sotto molta pressione. Circa 4 anni fa, Transition Town Totnes fu bersagliata da un media locale, nel mirino finimmo io ed un altro membro del gruppo. Fu profondamente stressante, preoccupante e durante quel periodo il mentoring è stato enormemente importante. È stato di grande aiuto nel mantenere le strategie di autodifesa e nel non prendere niente a livello personale.

Il progetto di Mentoring di Totnes consiste, in sostanza, in un gruppo di consiglieri, consulenti e terapisti che offrono gratuitamente il loro tempo a coloro che operano all’interno del nostro centro. Questo lavoro è il soggetto di uno dei nuovi video sulla Transizione Interiore (vedi link qui sotto). Per me, ha fatto un’enorme differenza. Avere uno spazio protetto dove si possa discutere delle proprie paure, preoccupazioni, paura del fallimento, e a volte anche paura del successo (!) si è rivelato un potente antidoto all’esaurimento. Non potrò mai raccomandarlo abbastanza.

3 – Essere e Fare

Un’altra evoluzione della Transizione Interiore che si è dimostrata una rivelazione, è stato definire una distinzione tra essere e fare. Io sono uno che fa. Io faccio cose. Molti di quelli coinvolti nella Transizione sono così. Viviamo in una cultura che tende a valorizzare unicamente il fare. Generalmente ci si aspetta che si portino solo testa e mani sul posto di lavoro, e che si lasci la restante parte di noi al di fuori. Qualsiasi preoccupazione riguardo la nostra vita privata, lo stato del pianeta, le nostre speranze e sogni, vengono tutte lasciate a casa. Questa separazione è profondamente malsana e, nella Transition Network , uno dei modi con cui ce ne occupiamo, è quello di alternare le nostre riunioni mensili tra incontri incentrati sull’essere ed incontri incentrati sul fare. Gli incontri sul fare sono focalizzati su questioni pratiche, piani di lavoro, aggiornamenti sul lavoro di ciascuno e così via.

Gli incontri sull’Essere sono spazi di riflessione che invitano a riflettere su “Come stiamo?” e “Come stiamo lavorando insieme?” Quando ognuno lavora per raggiungere degli obiettivi e fare accadere delle cose, questo è un validissimo approccio, creare spazi per fermarsi, verificare e riflettere. Non riesco a immaginare come le persone riescano a gestire delle organizzazioni senza far questo.

4 – Checking in (Come stai?)

Questo punto viene percepito ora come un qualcosa che semplicemente facciamo e non come una innovazione o quant’altro. Non ricordo di averlo visto in precedenza nelle organizzazioni di cui ho fatto parte, ma posso chiaramente osservare la differenza che fa. Sono coinvolto anche in un altro progetto riguardante la comunità, uno di quelli quasi completamente incentrati sul fare e, recentemente, colto da esasperazione, ho suggerito di introdurre i check ins nei nostri incontri di lavoro.

La ragione che sentivo così stringente era che le persone stavano portando questioni, stress, e preoccupazioni provenienti dai giorni al di fuori delle riunioni, e che queste cose non dette dominavano gli incontri . Non c’era un meccanismo grazie al quale le persone potessero rendersene conto e quindi parcheggiare i loro stress in modo tale da potersi concentrare solo sull’incontro in sé. Se qualcuno sta avendo un momento difficile, gli altri presenti possono percepirlo e risentirne, così si affondano le capacità di procedere insieme in quello su cui si sta lavorando. Abbiamo introdotto i check ins (Come stai?) all’inizio dei nostri incontri e fanno un’enorme differenza. Secondo le attività della Transition Network’s ‘Inner Transition riguardo le linee guida degli incontri, potete anche proporre una delle seguenti domande: Qualcosa che stai gustando di questa parte dell’anno Qualcosa che ami del posto in cui vivi Qualcosa che ti piacerebbe trasmettere alle future generazioni Qualcosa per cui sei grato Qualcosa di bello che ti è capitato dall’ultimo incontro Qualcosa che hai imparato da un anziano Qualcosa di creativo che fai Un posto che ami in natura …e tutto questo fa veramente la differenza.

5 – Il valore del Custode

In Transition Network, abbiamo cominciato un paio di anni fa a introdurre, all’inizio di ogni riunione, le figure dei tre Guardiani per supportare il ruolo del facilitatore o di chi presenzia l’incontro. Questo ci deriva dall’esperienza degli incontri Nazionali, dove li abbiamo visti usare con ottimi effetti. Essi sono il Guardiano della Memoria (che prende nota e registra in qualche modo l’incontro), il Guardiano del Cuore ( che tiene un occhio alle persone, ai cali di energia, a qualsiasi tensione o questione carica che abbia bisogno di essere definita, e così via), e il Guardiano del Tempo (che si assicura che venga rispettata la tabella di marcia). Negli incontri che includono partecipanti che assistono via Skype abbiamo aggiunto il Guardiano delle Tecnologia. Definire questi ruoli all’inizio degli incontri significa mettere in campo una struttura che può grandemente assicurare lo svolgersi della serata fino al dispiegarsi di tutto il suo potenziale. È una sorta di pratica della mindfulness (disciplina meditativa della mente) e fa una grande differenza.

6-Digestione

Ho menzionato quanto la “digestione” sia utile nel contesto degli Home Groups. Ma è uno strumento altrettanto utile in altre situazioni. Ad esempio quando presentate alle persone un sacco di grandi idee e informazioni potenzialmente angoscianti, avete il dovere di preparare per loro uno spazio in cui poterle digerire. Uno dei modi in cui uso questa idea è quando sto tenendo dei talks. Piuttosto che passare direttamente dalla fine del mio discorso alle domande e risposte, invito sempre i presenti a rivolgersi verso le persone al loro fianco per dibattere se ci sia qualcosa di particolarmente sorprendente, inquietante o ispirante nel discorso da me tenuto, come si sentono, e quali domande faccia sorgere in loro. Così facendo, quando poi entriamo nel vivo delle domande, queste sono molto più ricche, pertinenti, e illuminanti. Ho recentemente tenuto un discorso prima del quale un vecchio signore infuriato, con le guance rosse di rabbia, era intervenuto con la domanda “ Cosa farai per l’immigrazione?”.

Abbiamo avuto un’ interessante discussione sull’argomento ( partita col il mio mettere in chiaro che non c’era realmente molto che io potessi fare anche volendo), ma quando ho iniziato a parlare era chiaro che fosse ancora carico dall’argomento e sul punto di scatenare un dibattito pubblico. Quando ho finito di parlare ci siamo presi 5 min di digestione, dopo di che la sua fu la prima mano ad alzarsi. Rassegnato all’inevitabile domanda riguardo quanto realistico sia fare Transizione in una nazione innondata da emigranti, lui invece chiese a proposito dei muri costruiti in paglia.

Questi sei punti sono solo una piccola selezione dell’innovazione della Transizione Interiore e di ciò che ho in particolare osservato nel corso della mia esperienza di fare Transizione, e possono essere ricondotti al quel primo incontro con Sophy e Hlary. Ce ne sono senza dubbio molti altri che non sono stati menzionati qui, o dei quali io non sono consapevole. E certamente di molti di essi abbiamo già fatto esperienza sotto una forma o l’altra, per questa ragione non sto dicendo che essi siano nuovi, ma solo che erano nuovi per me. Come gran parte delle cose migliori della Transizione, la Transizione Interiore ha portato con sé un invito ad innovare, invito che è stato accolto da iniziative sparse in tutto il mondo. Per me, Transizione Interiore, al meglio della sua espressione, è profondamente pratica. Ha trasformato la Transizione in qualcosa che si sente supportato, sorretto e che vede la resilienza nel senso più ampio del termine. Comunità resilienti hanno bisogno d’individui resilienti e di gruppi resilienti, che vedano l’ essere capaci di prendersi cura l’un dell’altro come parte essenziale del proprio essere capaci di prendersi cura del mondo.

Tutto questo è troppo importante per poter rischiare che venga schiacciato dal peso di quegli elefanti nella stanza. Ben più utile è avere il mezzo per fare con loro amicizia e portarli con noi a spasso nel parco. Chiuderò con il quarto video della serie sulla Transizione Interiore che è stato mostrato questa settimana, in cui Sophy Banks and Hilary Prentice riflettono sulla storia della Transizione Interiore: