Democrazia Profonda in tour

C’è qualche gruppo in zona Roma, Firenze, Milano o Torino che si sente “chiamato” a collaborare con questo progetto?

Da iotunoicostruirecomunità, il blog di Melania Bigi

Sono partiti i preparativi per il primo tour italiano sull’Arte del Processo.

L’evento/tour ha come obiettivo quello di far conoscere la Democrazia Profonda in alcune città e creare una comunità che possa sostenere l’avvio della scuola italiana di Process Work (Arte del Processo), approccio sviluppato negli ultimi trent’anni da Arnold Mindell.

DDtour-terranuova-verticale

Le tematiche che affronteremo in questi seminari di introduzione saranno legate alla facilitazione dei conflitti nei gruppi e nelle relazioni, con la lente di lettura dell’approccio sistemico e profondamente democratico di consapevolezza di ranghi e potere. Allo stesso tempo vorremmo mostrare l’utilizzo della facilitazione su temi che possano coinvolgere attivamente le comunità locali dove faremo gli incontri: abbiamo pensato quindi di organizzare anche dei momenti di discussione, di Open Forum.

L’insegnante che si occuperà della formazione durante queste giornate è Ana Rhodes, dall’ecovillagio scozzese di Findhorn, con il nostro supporto (Melania Bigi e Genny Carraro). Dovremo chiedere una quota per la partecipazione al workshop (mentre il forum aperto sarebbe gratuito), per coprire i costi dell’insegnante, ma vorremmo che l’evento rimanesse economicamente accessibile a chiunque voglia partecipare: per questo cerchiamo posti gratuiti o con un affitto minimo, e abbiamo intenzione di utilizzare la formula dell’economia del dono, in modo che ogni partecipante possa dare in base alle sue disponibilità.

Queste le tappe:

– ROMA – 3 e 4

– FIRENZE – 6-8

– MILANO – 10 e 11

– TORINO – 13-15

Abbiamo ancora bisogno di trovare sale che possano ospitarci, ed associazioni locali che vogliano sostenere il progetto: se siete interessat* a collaborare in qualsiasi modo nell’organizzazione, se avete luoghi/comunità/tematiche da proporre….

iscrivetevi al gruppo FB!   https://www.facebook.com/groups/semididemocraziaprofonda/

scriveteci!   melania_bigi@yahoo.it   genny.carraro@gmail.com

Melania e Genny

Un buon proposito per il 2015…

…prendere parte a un transition training!

Dal Transition Training di Campogalliano, NOV 2014

Dal Transition Training di Campogalliano, NOV 2014

I training esistono per sostenere coloro che sono interessati a far partire un’iniziativa ispirata alla Transizione nel proprio territorio. Sono workshop intensi e partecipati: per due giorni si esplorano insieme i temi “esterni” (risorse, clima, economia…) e interni della transizione. Si spazia dalla ricerca della motivazione personale alle dinamiche del cambiamento collettivo. Si fa esperienza pratica di tante tecniche di facilitazione che ci potranno essere utili nel lavoro di gruppo, come l’Open Space Technology e il World Café. Oltre a essere esperienze formative e arricchenti, sono naturalmente opportunità di fare rete. Nella nostra esperienza, i laboratori più efficaci nel seminare cambiamento sono quelli in cui molti partecipanti provengono dalla stessa zona e possono continuare a lavorare insieme… dopo essersi ripresi dalla 2 giorni.

Dal Training di Monza, GIU 2014

Dal Training di Monza, GIU 2014

Il prossimo Transition Training in programma sarà a Mestre il 21/22 Febbraio 2015 e ci sono ancora posti disponibili: tutte le informazioni qui.

Se state pensando di organizzare un corso dalle vostre parti, mettetevi in contatto e faciliteremo l’impresa!

Training a Panta Rei (PG) FEB 2014

Training a Panta Rei (PG) FEB 2014

Funzione Energia: com’è andata a Roma

Funzione energia

Preambolo per chi non avesse seguito le puntate precedenti.

Mercoledì scorso siamo stati a Roma a fare la prima “uscita pubblica” del seminario sulla Funzione Energia per gli Enti Locali (Comuni, Unioni di Comuni). L’iniziativa era organizzata da CURSA con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente ed era dedicata ad amministratori e tecnici.

Questo lavoro di ricerca lo stiamo facendo sotto la sigla PSTE (Polo Strategico per la Transizione Energetica), un raggruppamento informale di tre soggetti, CURSA, ANCI ER e Transition Italia, che cooperano per sviluppare metodologie di approccio all’immenso problema della transizione verso modelli sociale ed economici circolari, sostenibili e resilienti.

La sfida

Chi frequenta questo blog sa che un passaggio epocale di questo genere non si può fare se non in modo sistemico e producendo cambiamenti profondi dentro e fuori di noi esseri umani.

La domanda è: se questo è gestibile a livello di relazioni interpersonali e di gruppi è possibile tradurre questo tipo di percorsi a livello istituzionale, partendo da quello che c’è? Partendo quindi dall’attuale apparato legislativo, organizzativo, infrastrutturale. Si può fare o si tratta di pura utopia? Lungi dall’avere risposte definitive possiamo dire che, certamente, si può provare. E infatti ci stiamo provando.

Funzione Energia2 Continua a leggere

tTraining Mestre (VE) 21/22 febbraio 2015

TransitionTeacherDoris1

APRIAMO LE ISCRIZIONI AL TRANSITION TRAINING DI MESTRE Date: Sabato 21 e Domenica 22 FEBBRAIO 2015

TRAINING CONFERMATO!

Luogo: c/o patronato della Chiesa della Resurrezione in Via Palladio 3, nel quartiere della Cita a Marghera (a 10 minuti a piedi dalla stazione di Mestre)

Lingua ufficiale: Italiano

Costo: 130 euro + 10 euro (iscrizione obbligatoria a Transition Italia) Pagamento in SCEC: dei 130 euro 10 possono essere pagati in SCEC

Borse di studio TI: 2 (offerte da Transition Italia) + 1 (offerta da generose partecipanti! grazie!)

Accoglienza: dalle 9:00 del sabato

SITUAZIONE — Posti totali: 22

Posti ancora disponibili: 1 (aggiornato al 10/02/2015) Posti assegnati: 21 Borse di studio rimanenti: 0 Borse di studio assegnate: 3 Lista di attesa: 0

DI CHE SI TRATTA? Si tratta del training base che si consiglia di seguire a tutti coloro che vogliono far partire un’iniziativa di transizione nella propria comunità (città, quartiere, comprensorio). Sono due giornate e una serata intensissime e avvincenti che forniscono gli strumenti necessari per intraprendere l’attività di un Gruppo Guida. Continua a leggere

Com’è andata a Campogalliano

TrainingCampogalliano

Un Transition Training intenso (come sempre) e particolare (come qualche volta accade). La particolarità sta nel fatto che questo gruppo veniva praticamente tutto da Campogalliano ed è in condizioni di mantenere le relazioni in modo relativamente semplice. Il secondo aspetto interessante è che al training ha partecipato anche la loro Sindaca, arricchendo considerevolmente prospettive e possibilità.

Non posso non far notare inoltre la qualità di questa partecipazione, so che pagherà per settimane il fatto di non aver mai guardato il telefono, risposto ad un’email, fatto una chiamata. È invece rimasta con noi, al 100%, per tutto il tempo. Chi lavora con amministratori sa che non è una cosa banale, quindi davvero grazie.

In particolare, questa presenza consentirà in futuro, se l’Iniziativa di Transizione di Campogalliano si attiverà realmente, di basare le relazioni con l’amministrazione locale su una profonda condivisione dei linguaggi e delle metodologie della transizione. Potrebbe effettivamente fare una grande differenza e semplificare molti processi (a Monteveglio è stato così).

Esperienza molto bella quindi e da tenere sotto osservazione per scoprire cosa accadrà nei prossimi mesi. Se andranno avanti consiglio di provare ad arrivare a una delibera di partnership strategica come fu quella di Monteveglio a suo tempo.

Grazie a tutti per l’impegno e la pazienza, io e Martina ci siamo trovati benissimo, il CAT è un luogo caldo e accogliente, molto piacevole lavorare lì. Grazie davvero a Daniela e agli altri “abitanti” di questa struttura di averci offerto asilo.

Come al solito si è mangiato meravigliosamente e a crepapelle (ma si sa, i training fanno ingrassare). Grazie quindi a tutti, ai solerti organizzatori campogallianesi e a Luca per essersi messo in gioco in questo modo (e per averci costantemente aggiornato su temperature e rischio alluvione).

Invito chi è stato con noi a utilizzare i commenti a questo post per considerazioni, scambi, idee, suggerimenti… un abbraccio.

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NOTA:
Quando un’iniziativa di Transizione vuole diventare ufficiale qui ci sono un po’ di istruzioni.

Transizione e la scuola

Quando Rob sarà a Bologna non si parlerà solo di Università, c’è un bell’appuntamento con le scuole superiori voluto da Serpieri City Farm.

Anche l’intreccio tra scuola e Transizione, qui come altrove, sembra diventare nel tempo più complesso e proficuo e in questo breve filmato ce ne parla proprio Lucia Cucciarelli, Dirigente dell’Istituto Tecnico Agrario Statale Serpieri di Bologna.

tTraining Campogalliano (Mo) 8/9 novembre

TransitionTeacherDoris1

!!! TRAINING CONFERMATO !!!

APRIAMO UFFICIALMENTE LE ISCRIZIONI
AL TRANSITION TRAINING DI CAMPOGALLIANO

Date: Sabato 8 e Domenica 9 NOVEMBRE 2014
Luogo: c/o Centro Armonico Terapeutico (CAT) Via Barbolini, 15  loc. Saliceto Buzzalino – 41011 Campogalliano (Modena – Italy), Tel. +39 059 851610

Lingua ufficiale: Italiano
Costo: 130 euro + 10 euro (iscrizione obbligatoria a Transition Italia)
Pagamento in SCEC: dei 130 euro 10 possono essere pagati in SCEC
Borse di studio TI: 2 (offerte da Transition Italia)
Accoglienza: dalle 9:00 del sabato

— SITUAZIONE —

Posti totali: 22
Posti ancora disponibili: 9 (aggiornato al 07/10/2014)
Posti assegnati: 14
Borse di studio rimanenti: 1
Borse di studio assegnate: 1

Lista di attesa: 0

DI CHE SI TRATTA?

Si tratta del training base che si consiglia di seguire a tutti coloro che vogliono far partire un’iniziativa di transizione nella propria comunità (città, quartiere, comprensorio). Sono due giornate e una serata intensissime e avvincenti che forniscono gli strumenti necessari per intraprendere l’attività di un Gruppo Guida.

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Esperimento alla Ricavata

Salve a tutt*.

al Mulino della Ricavata, ad Urbania, stiamo provando uno strano esperimento: il 27 e 28 settembre ci sarà un Corso di Orto Naturale in Permacultura con Francesco Quondam dell’Accademia Italiana di Permacultura. Siccome parlare solo di orto non ci piaceva, non ci sembrava completo, abbiamo provato a inserire una breve presentazione sugli scenari. E’ un po’ come se facessimo un talk (rivisto ed adattato) prima di imparare a progettare un orto secondo i principi della Permacultura.

E’ un tentativo, anche, di mettere insieme Permacultura e pensiero sistemico (che poi sono due approcci diversi, ma che approdano a risultati molto simili). Riuscirà? E’ presto per dirlo, ma magari ne esce fuori qualche feedback interessante. Intanto, aiutateci a far partire il corso. Se siete da queste parti (provincia di Pesaro-Urbino), diffondete la voce. Grazie.

Non c’è locandina di questo evento, solo un documento di presentazione che trovate qui.

Mulino della Ricavata

Vision Quest: per giovani in transizione

 

CCV Jugend 14 i 1

Chi sono? Dove sto andando? Domande fondamentali soprattutto per questi tempi di grandi cambiamenti o della Grande Svolta. A maggior ragione se vengono poste da giovani che si affacciano alla vita adulta. La nostra cultura e civilizzazione ha ormai perso i fondamentali riti di passaggio che marcano la vita, ma si può recuperare. Ecco qui la proposta di un antico rituale di passaggio, il Vision Quest (ricerca della visione) per giovani dai 16 ai 26 anni, che si svolgerà nelle Prealpi Biellesi dal 3 al 24 agosto. Tre settimane intense e appassionanti nella natura, ospitati da Eden Sangha, luogo sacro nonché neonato centro olistico e permaculturale. Il seminario prevede un periodo di preparazione per i 3 giorni e le 3 notti introspettivi che saranno trascorsi in solitudine e a digiuno nel bosco o sulla montagna. Al rientro da questo prova di iniziazione, i giovani saranno ri-accolti nel cerchio per i 5 giorni di rielaborazione ai quali possono partecipare anche i genitori per celebrare e onorare la nuova maturità del ragazzo/a.

In questo caso la proposta si rivolge a una particolare fascia di età ma proprio anche in un’ottica di transizione interiore e per elaborare una più consapevole visione di se stessi e del mondo, sarebbe di gran nutrimento per TUTTI. Anticipo che in coda, dal 25 agosto per 2 settimane si svolgerà nel medesimo luogo un Vision Quest per donne e in futuro (da definire) anche per gruppi adulti e misti.

Per maggiori informazioni scarica qui il volantino oppure contatta Ellen Bermann (ellen.bermann(at)gmail.com, 392-9059542) e Helen Ulrike Schulz (helen.schulz(at)creavista.org,   345-8823540). www.creavista.org

 

La Transizione è politica?

 

Di Rob Hopkins

Da “Transition Culture”. Traduzione di MR

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Criticare la Transizione perché è esplicitamente apartitica e per il fatto che non si impegna nel sistema della politica e dei partiti in modo convenzionale mi sembra come criticare un cucchiaio perché non è molto utile per tagliare il pane. La Transizione è uno strumento progettato per uno scopo specifico. Ma con l’ascesa di UKIP, Fronte Nazionale, Alba Dorata ed altri in Europa ed altrove, l’approccio della Transizione è ancora sostenibile? Dovremmo tutti presentarci alle elezioni? Questo sembra un buon momento per esplorare il modo in cui la Transizione si relaziona alla politica e se il suo approccio è ancora appropriato. Benvenuti non nostro mese di Transizione e politica.

Durante questo mese esploreremo 4 domande chiave:

  • La Transizione è politica?
  • Cosa succederebbe se voi ed alcuni amici simili per mentalità vi metteste insieme e vi candidaste per il vostro comune?
  • Come trovano voce coloro che sono all’interno del sistema politico e mettono in discussione i suoi assunti fondamentali?
  • Cosa fanno i partiti politici principali di Transizione?

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Ci piacerebbe anche sapere cosa ne pensate ed avere vostri contributi. Oggi cominciamo con questo pezzo in risposta alla prima domanda: ‘la Transizione è politica?’ e la nostra intervista con Peter Macfadyen per la seconda. La prima cosa da dire è che ciò che segue sono i miei pensieri, non una qualche posizione politica ufficiale del Transition Network. Per quanto mi riguarda, io immagino la Transizione come se fosse una app. E’ progettata per fare una cosa specifica, mettere insieme le persone per sostenerle ed attivarle per costruire resilienza a livello comunitario, ma sempre nel contesto che, se fatto in un numero sufficiente di luoghi, comincerà a cambiare la politica su scala più ampia e ad aiutare a portare una cultura umana più sana.

Ma è una fra le numerose app che si possono avere per scopi diversi. E’ diversa dalle app della protesta o delle campagne di informazione, è diversa dalle app di lobby politica e si useranno app diverse in tempi diversi. Come dice Jeremy Caradonna nel suo libro in uscita Sostenibilità: una storia, “la sfida è quella di avere un movimento politicamente attivo senza diventare politicizzati”. Ma la domanda che emerge è se la Transizione non è che una parte di un processo più ampio per guidare il cambiamento verso una società più resiliente, giusta, a basso tenore di carbonio e di abbondanza, quale dovrebbe essere il suo rapporto con gli altri pezzi del puzzle? Come si dovrebbe rapportare con le altre ‘app’ (per esempio altri movimenti/campagne/idee per il cambiamento) e al governo locale e nazionale?
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La Transizione come una delle molte app per il cambiamento sociale

Esther Aloun e Samuel Alexander del Simplicity Institute hanno di recente pubblicato un saggio rinfrescante, ben studiato e riflessivo chiamato Il movimento di Transizione: questione di diversità, forza e abbondanza. In questo saggio, si chiedono: “può un movimento sociale, come quello di Transizione, ottenere un cambiamento fondamentale senza impegnarsi nell’azione politica dall’alto? Io risponderei che questo è il solo modo in cui funzionerà la Transizione, creando uno spazio per l’innovazione e la sperimentazione su scala locale in modo tale da ispirare il cambiamento in altre comunità così come più in alto. Stiamo cominciando ad vedere le prove che questo funziona. Il suggerimento di Aloun e Alexander secondo cui la Transizione sarebbe più efficace se fosse connessa meglio con movimenti per il cambiamento più radicali mi sembra che manchi completamente il punto, a mio modo di vedere. Lasciate che lo spieghi un po’ di più.

Se decidessi di presentarmi come candidato delle Città di Transizione, insieme alle mie grandi politiche collegate alla Transizione, dovrei avere politiche sull’aborto, sulla sanità, sull’educazione, sulla difesa, sul commercio internazionale, ecc ecc. Ogni volta che dichiaro una politica su uno di questi temi, mi piazzo sempre di più da qualche parte nello spettro sinistra/destra, pro/anti crescita, pro/anti capitalismo. Appena faccio questo, perdo tutte le persone che non stanno da quella parte. Ciò che funziona a livello politico nazionale diventa profondamente inutile a livello locale.

Lavorare attraverso un’iniziativa di Transizione, che manca di un’esplicita posizione politica è una delle nostre forze chiave. Permette di costruire il tipo di gruppo variegato e politicamente trasversale che serve per costruire comunità più resilienti. Permette la creazione di progetti su scala significativa, ma non limitata da partiti politici e problemi più ampi. E’ il ‘potere di unire’ in cui la Transizione è capace, cosa virtualmente impossibile fare in modo realmente inclusivo se si viene percepiti come politicamente allineati.

Di recente sono stato incuriosito e ho preso una copia del romanzo La seconda vita di Sally Mottram, 4appena pubblicato da David Nobbs, autore di ‘La caduta e l’ascesa di Reginald Perrin’, fra le altre cose. Racconta la storia, nel tipo di racconto che molta gente porterà in spiaggia quest’estate, di Sally che, secondo il retro di copertina “si imbarca nella sua ambizione di riportare la sua città alla vita” facendo partire un’iniziativa di Transizione. E’ “una storia ilare e commovente su cosa mantiene vivo lo spirito della nostra comunità”. Come riassume la Transizione? Qui Sally sta leggendo sul treno, per la prima volta, della Transizione:

I libri [della Transizione] sono pieni di piccoli dettagli, di piccole cose che sono state fatte per cambiare e migliorare molti posti, prevalentemente luoghi molto piccoli, ma il loro tema di fondo non è piccolo. Si tratta, semplicemente, di salvare il nostro pianeta. Implicito in esso e nelle azioni c’è che le cose grandi nascono dalle cose piccole, che da mille piccole azioni, se si possono unire, potrebbe emergere un’azione grande.

L’idea che approcci dal basso guidati dai cittadini rappresentino realmente semplicemente il tipo di azione politica che abbiamo bisogno di vedere sta guadagnando impulso, galvanizzata in particolare dai recenti successi della destra alle elezioni europee. Il gruppo di pensiero dell’ala sinistra Compass di recente ha scritto, nelle sue riflessioni sui risultati delle elezioni europee:

Una nuova economia sta aspettando di essere modellata attraverso aziende consapevoli del cambiamento climatico, attraverso schemi di prestito fra pari per sfidare realmente le grandi banche, attraverso investimenti finanziati dal basso come le piattaforme di avvio e condivisione nelle quali prendiamo in prestito e prestiamo grandi articoli che non usiamo spesso. Una miriade di progetti collaborativi resi possibili da nuove tecnologie, iniziative democratiche come Abundance e grandi idee come B Corps che cambiano la natura stessa delle aziende.

Le stesse tendenze verso la collaborazione, l’auto-organizzazione e le reti sociali verranno infuse nella nostra politica. Da 38 Degrees alla democrazia Flatpack di Frome, dal grande successo di Speranza, non odio nello sconfiggere dal Partito Nazionale Britannico alle Città di Transizione, abbiamo bisogno di una politica condotta dai cittadini, di democrazia quotidiana, non solo di un voto una volta ogni cinque anni.

Quando abbiamo dato vita alla Transizione, la gente diceva “non sarete mai in grado di influenzare i politici con progetti di comunità. Non succederà”. Eppure ora possiamo cominciare ad avere un’idea di come sarà questa progressione. Prendiamo Brixton Città di Transizione a Londra come esempio:

  • Un gruppo di persone si mette insieme e fa crescere la consapevolezza a livello locale, eventi in Open Space, impegna quante più persone possibile che si lanciano come iniziativa di Transizione
  • Questo crea uno spazio supportato in cui la gente ha il permesso di far partire progetti, imprese, iniziative, ma all’interno di un contesto più ampio di altra gente che fa la stessa cosa.
  • Una di queste, Brixton Energy, nasce dal Gruppo Energia e presto diventa una azienda energetica di comunità di successo, che gestisce tre offerte azionarie.5
  • Il Segretario di Stato per l’Energia e il Cambiamento Climatico, Ed Davey, la sceglie come luogo per lanciare il suo appello per una ‘rivoluzione energetica di comunità’ (a destra).
  • Quando il governo abbozza il suo ‘Strategia Energetica Comunitaria’, Brixton Energy fa parte della squadra che redige le bozze (insieme ad altre persone delle iniziative energetiche di Transizione) e vengono menzionati come caso di studio.

Questo a me sembra essere radicale quanto qualsiasi altro gruppo col quale Aloun e Alexander pensano che la Transizione debba fare squadra, ma non sarebbe potuto accadere se lo avesse fatto. La domanda che emerge naturalmente è se impegnarsi in una cosa come la Strategia Energetica Comunitaria sia stato o meno un buon uso del tempo, se sembra probabile portare il tipo di cambiamento realmente trsformativo di cui abbiamo realmente bisogno.

La risposta, finora perlomeno, è che non è sufficiente, ma probabilmente è la cosa migliore che avremmo potuto sperare sotto l’attuale governo. Ed ha permesso il finanziamento per attivare cose come il Fondo ‘Peer mentoring’* per l’Energia Comunitaria (*), che ha attivato il lavoro alla pari che ora sta facendo OVESCO, sostenendo 10 comunità vicine nell’impostare le loro aziende energetiche di comunità, così come altro supporto finanziario. C’è sempre, naturalmente, il pericolo di venire co-optati, un pericolo sollevato da Aloun e Alexander:

Come la maggior parte dei movimenti riformisti, approcci non conflittuali, dal momento che il movimento crea un’occasione sufficiente a diventare visibile, il sistema esistente potrebbe già aver avuto tempo di adattarsi, semplicemente adeguarsi a quel cambiamento”.

Questo è un rischio. Si potrebbe ribattere che, nel contesto del Regno Unito, la Big Society è stato un tentativo di imbottigliare parte di ciò che la Transizione fa così bene. Come di fatto lo sono stati alcuni elementi del Localism Bill. Ma anche se averndo il sostegno da parte delle autorità locali ed altri enti si potrebbe essere visto come co-optati, può realmente essere uno dei modi migliori di proteggersi da questo. Per esempio, il grado di sostegno istituzionale della Sterlina di Bristol da parte del Comune di Bristol è tale che se il governo o la Banca d’Inghilterra volessero chiudere il sistema per qualsiasi ragione, non è solo la Sterlina di Bristol che devono perseguire. Alla fine, si può riuscire a fare di più a livello locale, si può far avvenire il cambiamento. Vedere che il cambiamento avviene ricostruisce la tua fiducia sul fatto che il cambiamento sia possibile e che valga la pena fare uno sforzo. Tendo ad essere d’accordo con John Boik che recentemente ha scritto sul Guardian:

Il livello nazionale non è il luogo per introdurre il cambiamento coraggioso. Farlo sarebbe troppo rischioso, troppo improvviso e troppo caotico per una nazione. Inoltre, sarebbe politicamente insostenibile; le resistenze da parte degli interessi costituiti sarebbero forti.

Una strategia di gran lunga più pratica è quella di introdurre sistemi monetari, finanziari e aziendali a livello locale, su base volontaria e come un complemento all’attuale sistema. Un tale approccio è già legale negli Stati Uniti e molti altri paesi, non servirebbe alcuna nuova legge da approvare. Questa strategia offre la possibilità maggiore di successo con la minore quantità di screzio.

Su scala locale si può creare una nuova storia, mostrare nella pratica, vivente e pulsante, parti funzionanti di una più ampia economia resiliente in arrivo in modo pratico. E questo ha importanza. Come dice John Ehrenfeld in Sostenibilità per progetto:

La sostenibilità può emergere solo quando gli esseri umani moderni adottano una nuova storia che cambierà il loro comportamento in modo tale da prosperare piuttosto che quando l’insostenibilità si manifesta in azione”.

Ciò che mi affascina è il modo in cui questa idea di essere più efficaci atrraverso il non essere esplicitamente politicizzati sta guadagnando impulso. E’ scritto nella storia degli Indipendenti da parte di Frome di cui sentiremo parlare la prossima settimana. E’ l’invito che ho ricevuto per parlare a Salisbury un paio di settimane da parte di un misto di consiglieri che rappresentano tutto lo spettro politico e da parte di alcune persone locali che vogliono far partire la Transizione ma si rendono conto che il Comune non potrebbe farlo. E’0 scritto nel Progetto Economico per Totnes, creato con una coalizione di soggetti interessati locali.


Quindi, per rispondere alla domanda che ci da l’avvio questo mese, “la Transizione è politica?”, la risposta è sì. Profondamente. Ha il potere di trasformare le comunità, le economie, riportere il potere a livello locale, incoraggiare le comunità ad essere proprietarie dei propri patrimoni e ad avere più controllo sul proprio destino economico. Per creare nuovi sistemi alimentari, economici, modelli educativi e ancora e ancora. Conoscete queste cose. Questo è profondamente, visceralmente politico. Ma non lo è esplicitamente. Agisce al di fuori del radar e questo conta davvero. Ma la domanda

Ma poi si pone la domanda, quando il discorso della Regina dà, fra le altre cose, alle aziende di fracking il potere di trivellare sotto casa vostra senza il vostro permesso, la vostra migliore opzione è quella di riunire i vostri vicini per ridurre il vostro uso di energia e dar vita ad un’azienda energetica comunitaria (come recentemente avvenuto a Balcome), o fare lobby e protestare? E qual è, alla fine, la soluzione più ‘politica’? Gustatevi il mese.

 

 

Share Sicily: Festa dell’economia collaborativa siciliana

Signore e signore, se non siete ancora venuti in Sicilia, questo fine settimana vi si presenterà l’occasione giusta.

Il coworking Impact HUB di Siracusa co-organizza ed ospita Share Sicily, Festa dell’ Economia Collaborativa.

Alla base di Share Sicily Festa dell’ Economia Collaborativa una rete di imprese ed organizzazioni sociali attive su tutto il territorio siciliano che hanno deciso di riflettere insieme e sperimentare nuovi modelli di economia solidale verso la costituzione di una Rete di Economia Solidale Funzionale siciliana.

share Sicily

Attraverso questi due giorni di incontro, dibattito, riflessione e festa ci auguriamo di iniziare un nuovo percorso che aumenti funzionalità e resilienza della rete di Economia solidale regionale.

La partecipazione alle due giornate è gratuita previa registrazione su eventbrite a questo indirizzo https://www.eventbrite.it/edit?eid=11754942349

Programma (in via di definizione)

VENERDÌ 6 GIUGNO
15.00: Introduzione
Manuela Trovato e Alessia Zabatino aprono la Kublai in Campo – Share Sicily Festa dell’ Economia Collaborativa
15.15 Le relazioni collaborative tra le organizzazioni dell’economia siciliana. Ricerca di campo di Manuela Trovato
15.45 Lo stato dell’arte dell’economia solidale e collaborativa in Sicilia.
Con Leontine Regina – Comitato Fa’ la Cosa Giusta, Lella Feo – Syquillàh, Roberto Li Calzi- Galline Felici, Luciana Colantoni – ‘A Fera Bio, Antonio d’Amico – Mani Tese Sicilia, Andrea Seminara – Sicanex e la partecipazione di Gabriele Vaccaro di Banca Etica.
16. 45-17.15 Coffe Break
17.15-17.30 Introduzione all’Open Space Technology
LʼOpen Space Technology è una tecnica di facilitazione che consente ai partecipanti di collaborare per produrre, in tempi molto ristretti, idee e soluzioni condivise, rispetto a sfide che li riguardano da vicino. LʼOpen Space è lʼagorà, il mercato delle idee
17.30-18.30 Sessione di lavoro per gruppi tematici con la metodologia dell’Open Space Tecnology (OST)
18.30-19.00 Resoconto dei lavori di gruppo, conclusione e saluti.

Dalle ore 19.00 – Aperitivo Pecha Kucha alla siciliana.
Spazio per la presentazione sintetica di idee o progetti di imprenditoria sociale, sia attivi che allo stato embrionale.
PechaKucha in giapponese significa “chiacchiera” ed è un format ideato da uno studio di architettura di Tokyo (Klein Dytham architecture) per organizzare conferenze dinamiche e divertenti. PechaKucha è un modo per creare relazioni mettendosi a confronto con chiunque abbia un’idea, una passione o un progetto creativo e sociale e voglia di condividerlo e farlo conoscere. 20 immagini per 20 secondi ciascuna: ognuno ha a disposizione 6 minuti e 40 secondi per raccontarsi.

SABATO 7 GIUGNO
09.00-10.00 Caffè e Introduzione alla giornata
10.00-11.30 Small Talk – Metodi, pratiche e strategie per l’economia collaborativa. Con
Cristiano Bottone (Ri Economy, Transition Italia); Ilio Amisano (Entinomia)
11.30-13.00 Kublai in campo: Coaching Collaborativo Aperto.
Realizzeremo una sessione di coaching con le tre migliori idee di progetto emerse nella prima giornata
13.00-14.30  Pranzo
14.30-16.30 Small Talk – Come le piattaforme virtuali per la collaborazione possono migliorare la vita individuale e collettiva.
Giancarlo Sciascia (Timu, Fondazione Ahref) e Tito Bianchi (Kublai).
16.30-17.00 Coffe break
17.00-17.30 Dibattito finale
17.30-18.00 Chiusura evento e saluti

DURANTE L’INTERO CORSO DELLE GIORNATE SARANNO IN FUNZIONE

Connecting Center: spazio per l’auto mappatura dei progetti esistenti sul territorio regionale per l’inserimento nella guida di Fa’ La Cosa Giusta Sicilia
, guida al consumo critico e agli stili di vita sostenibili in Sicilia (a cura del Comitato Fa’ la Cosa Giusta ed Impact HUB)
Innovation Desk per cittadini ed organizzazioni che vogliono orientamento nel mondo dell’imprenditoria sociale (a cura di Impact HUB e Kublai)

Ultima Chiamata a Urbania

Salve a tutt*,
per chi dovesse trovarsi dalle parti di Urbania (Pesaro – Urbino) il 21 di maggio, potrebbe essere interessante partecipare alla proiezione del film-documentario “Ultima Chiamata” di Enrico Cerasuolo.

Ancora? Be’, sì. Dopo l’accordo siglato fra Transition Italia e la produzione del film, finalmente possiamo promuoverlo nella sua versione integrale (quella della Rai era forse troppo “ridotta”).

Trovate i dettagli qui.

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