Sabato e domenica Transition Italia in assemblea

ASSEMBLEA ANNUALE TRANSITION ITALIA 2016

PROGRAMMA QUASI DEFINITIVO
Maggiori informazioni e form di iscrizione qui: PAGINA ASSEMBLEA

SABATO 14 Maggio

Ore 9:00 Apertura sede – accoglienza partecipanti – registrazione e iscrizioni

Ore 9:45 Introduzione – Cosa faremo – Accordi di base – Presentazioni

Ore 11:00 Teatro in Transizione

 

Ore 11:20 Pausa caffè

Ore 11:50 Teatro in Transizione

Ore 12:00 Pecha Kucha – presentazioni di progetti e iniziative

 

Ore 13:00 Pausa pranzo

 

Ore 14:45 Apertura Open Space – “Come possiamo contribuire a sostenere la rete di iniziative della transizione italiana?”

 

Ore 18:00 Fine lavori

 

DOMENICA 15 Maggio

 

Ore 9:00 Apertura sede – accoglienza – registrazione per pranzo Ex-Equo

Ore 9:45 Riepilogo delle puntate precedenti

Ore 10:00 “Dai gruppi ai flussi” – presentazione

 

Ore 10:45 Bilancio cantato

Ore 11:00 Come organizzarsi in cerchi, sperimentazioni di sociocrazia

Ore 11:45 Formazione dei cerchi

 

Ore 13:00 Pausa pranzo

 

Ore 14:30 Concerto di Anna Iorio

Ore 15:30 Formazione e celebrazione dei cerchi

Ore 16:15 Giro di chiusura

Ore 16:30 Fine lavori

Nasce il Transition Hub della Climate KIC (di Francesca Cappellaro)

Il 2 febbraio ho partecipato per Transition Italia all’evento di lancio del Transition Hub della Climate KIC. La Climate KIC è una delle Knowledge and Innovation Communities (KIC) create dallo European Institute of Innovation and Technology per catalizzare l’eccellenza, l’innovazione e la crescita in Europa. In particolare questa iniziativa europea si focalizza sul tema del cambiamento climatico nel quadro di Climate-KIC, con la finalità di gestire l’innovazione verso una società a ridotte emissioni di CO2, sviluppando un insieme di know-how interdisciplinari. Tra gli approcci promossi dalla Climate KIC vi è il transition thinking e anche il system thinking oltre che promuovere progetti ed esperienze “learning-by-doing”.

Grazie al supporto della Climate KIC Emilia Romagna, Transition Italia ha recentemente organizzato il corso Facilitatore della transizione che si è tenuto a Bologna da ottobre a dicembre 2015. Il corso è stata un’esperienza molto positiva e abbiamo compreso che la Climate KIC è quindi un soggetto istituzionale aperto a costruire collaborazioni per supportare i processi di transizione. E’ in questo contesto che si inserisce la nascita del Transition Hub che si propone come una rete per mettere a sistema le competenze nel campo della transizione a livello europeo.

L’incontro del 2 febbraio si è aperto con una riflessione sulla COP21, sottolineando l’importanza di avere strumenti che supportino la gestione delle complessità che derivano dalle sfide del cambiamento climatico e dalla crisi globale. Rispondere a queste sfide richiede il coinvolgimento attivo di diversi attori: dai governi alle imprese, dalle ONG ai cittadini. Tutti siamo chiamati a contribuire alla transizione verso una società low carbon. L’obiettivo del Transition Hub è proprio quello di raccogliere i numerosi soggetti che livello europeo e anche internazionale si occupano e mettono in pratica la transizione per condividere gli approcci e gli strumenti, al fine di costruire una transition toolbox.

All’incontro erano presenti centri ricerca, università, soggetti politici e governativi, esperti di innovazione ed organizzazioni tra cui anche agenzie internazionali come OECD e EEA. In particolare è stato presentato un recente rapporto della OECD che sottolinea l’importanza di adottare una visione di sistema (system thinking) e in particolare individua la transizione come approccio di riferimento per l’innovazione sistemica. Tra gli strumenti di transizione è stato inoltre evidenziato il Transition Management sviluppato dal DRIFT Dipartimento dell’Università di Rotterdam e che ha molte sinergie con i percorsi e le iniziative delle Transition Towns.

All’incontro è emersa fortemente la necessità di avere persone competenti che sperimentano percorsi di transizione (transition practitioner) e anche formatori (transition coach) in grado di supportare processi di transizione per una loro diffusione a livello di pubbliche amministrazioni, industrie, imprese e anche a livello politico. Il Transition Hub si propone anche come centro di formazione per rafforzare la costruzione di competenze nel campo della transizione. In particolare si stanno avviando percorsi di certificazione delle competenze nel campo delle transizione a livello professionale e anche bandi per la selezione di transition coach che operino a livello locale e anche internazionale per facilitare percorsi di transizione.

Ulteriori informazioni su: http://www.climate-kic.org/events/transitions-hub-launch-event/

Nasce il Transition Hub della Climate KIC

 

 

(di Francesca Cappellaro)

Il 2 febbraio ho partecipato per Transition Italia all’evento di lancio del Transition Hub della Climate KIC.

La Climate KIC è una delle Knowledge and Innovation Communities (KIC) create dallo European Institute of Innovation and Technology per catalizzare l’eccellenza, l’innovazione e la crescita in Europa. In particolare questa iniziativa europea si focalizza sul tema del cambiamento climatico nel quadro di Climate-KIC, con la finalità di gestire l’innovazione verso una società a ridotte emissioni di CO2, sviluppando un insieme di know-how interdisciplinari. Tra gli approcci promossi dalla Climate KIC vi è il transition thinking e anche il system thinking oltre che promuovere progetti ed esperienze “learning-by-doing”.

Grazie al supporto della Climate KIC Emilia Romagna, Transition Italia ha recentemente organizzato il corso Facilitatore della transizione che si è tenuto a Bologna da ottobre a dicembre 2015. Il corso è stata un’esperienza molto positiva e abbiamo compreso che la Climate KIC è quindi un soggetto istituzionale aperto a costruire collaborazioni per supportare i processi di transizione. E’ in questo contesto che si inserisce la nascita del Transition Hub che si propone come una rete per mettere a sistema le competenze nel campo della transizione a livello europeo.

L’incontro del 2 febbraio si è aperto con una riflessione sulla COP21, sottolineando l’importanza di avere strumenti che supportino la gestione delle complessità che derivano dalle sfide del cambiamento climatico e dalla crisi globale. Rispondere a queste sfide richiede il coinvolgimento attivo di diversi attori: dai governi alle imprese, dalle ONG ai cittadini. Tutti siamo chiamati a contribuire alla transizione verso una società low carbon.

L’obiettivo del Transition Hub è proprio quello di raccogliere i numerosi soggetti che livello europeo e anche internazionale si occupano e mettono in pratica la transizione per condividere gli approcci e gli strumenti, al fine di costruire una transition toolbox.

All’incontro erano presenti centri ricerca, università, soggetti politici e governativi, esperti di innovazione ed organizzazioni tra cui anche agenzie internazionali come OECD e EEA. In particolare è stato presentato un recente rapporto della OECD che sottolinea l’importanza di adottare una visione di sistema (system thinking) e in particolare individua la transizione come approccio di riferimento per l’innovazione sistemica.

Tra gli strumenti di transizione è stato inoltre evidenziato il Transition Management sviluppato dal DRIFT Dipartimento dell’Università di Rotterdam e che ha molte sinergie con i percorsi e le iniziative delle Transition Towns.

All’incontro è emersa fortemente la necessità di avere persone competenti che sperimentano percorsi di transizione (transition practitioner) e anche formatori (transition coach) in grado di supportare processi di transizione per una loro diffusione a livello di pubbliche amministrazioni, industrie, imprese e anche a livello politico.

Il Transition Hub si propone anche come centro di formazione per rafforzare la costruzione di competenze nel campo della transizione. In particolare si stanno avviando percorsi di certificazione delle competenze nel campo delle transizione a livello professionale e anche bandi per la selezione di transition coach che operino a livello locale e anche internazionale per facilitare percorsi di transizione.

Ulteriori informazioni su: http://www.climate-kic.org/events/transitions-hub-launch-event/

Com’è andata in Sicilia

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Agli occhi di un “padano” come me, ogni volta la Sicilia si presenta come un’avventura intensa, meravigliosa, affascinante e anche terribile. Il programma preparato da “LaManu”, boss, ospite e guida dei quattro giorni trascorsi tra Catania, Messina e Siracusa, era serrato e denso… lei è una dolce e inarrestabile macchina da guerra, io non c’ho più il fisico (che tengo una certa età), ma in qualche modo ce la siamo cavata, mi pare…

Come sempre (e risulta sia una costante in ogni percorso transizionista) abbiamo mangiato, tanto. Una carrellata di cose meravigliosamente buone, tradizionali e a filiera corta, orgogliosamente servite in una varietà di locali che esprimono con forza la vitalità intrinseca di questi territori. La Transizione fa ingrassare, diciamocelo.

La scuola dei perdenti?

La ragione principale per questa “gitarella” era un workshop da tenere ai ragazzi di una scuola professionale di Messina. Visto che l’indirizzo seguito dai ragazzi coinvolti era di tipo commerciale, “LaManu” e il team di AnimaMundi avevano proposto un percorso “Green Jobs” e il mio coinvolgimento rappresentava uno dei tentativi di rifuggire il più possibile da ogni deriva di greenwhashing e introdurre qualche idea nuova.

I ragazzi (li vedete nella foto sopra e qui sotto) sono entrati nell’attività con poche aspettative, con quella faccia da “oggi mi tocca questo” che è ragionevole aspettarsi in una situazione di questo genere. Le mappe polari all’inizio del mio laboratorio hanno mostrato chiaramente che stavamo maneggiando argomenti di cui sapevano poco o nulla e di cui a loro importava poco o nulla.

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Nonostante questo, durante il percorso, mi e sembrato che l’interesse e il coinvolgimento sia progressivamente aumentato, che abbiano afferrato bene la maggior parte dei concetti e che siano arrivati a gestire ragionamenti anche abbastanza complessi. L’attività finale del secondo giorno era basata su un semplice schema usato da Peter Senge ed è stato piuttosto gratificante vedere che in un tempo così breve avevano imparato ad usarlo.

Senge lo propone (The Necessary Revolution – 2008 – cfr. pag. 21) come prima porta d’accesso al pensiero sistemico e loro l’hanno attraversata senza sforzo, e credo che fossero anche abbastanza soddisfatti di esserci riusciti. Forse si sono riappropriati di una briciola del loro valore, mi è sembrato di cogliere qualche segno di ritrovata autostima. Lo spero.

Startuppers e FIL

Il primo giorno, prima di cominciare il lavoro a scuola, Manuela mi ha coinvolto in due delle mille attività che si sviluppano all’interno (meglio dire intorno?) all’Impact Hub di Catania. In primo luogo mi è stato chiesto di dare qualche feedback su tre progetti di startup in corso di elaborazione e son cose che spesso mi fanno tremare i polsi.

Quando si prendono dei gggiovani e gli si chiede di creare innovazione, spesso non si fornisce nessuna indicazione seria sugli scenari futuri riguardanti economia e risorse. I risultati sono a volte sconcertanti (di qui la tremarella). Ma… non era questo il caso. I tre progetti dell’acceleratore Vulcanic erano roba seria. Manuela li aveva avvertiti che il mio lavoro consiste principalmente nel deprimere la gente (certo che mi son fatto una bella fama) e che avrei potuto essere molto critico, ma non è stato necessario perché la qualità era alta e le idee interessantissime.

Anche questo è molto bello, non mi pare ci sia un problema di qualità del pensiero tra nord e sud, da questo punto di vista non c’è ritardo, anzi, questi progetti mi sono sembrati più “smart” e consapevoli di altri visti in altre occasioni anche nelle vetrine europee. Bravi, attenti, focalizzati ‘sti gggiovani… bello no? Insomma, ho detto quello che potevo e spero che qualche indicazione possa diventare utile, vedremo cosa combineranno e comunque un grande in bocca al lupo a tutti loro (nella foto sotto la fase in cui tento di spiegare ai ragazzi in 10 minuti cosa fa un transizionista professionista, missione fallita… credo).

Nuova nota

Subito dopo si è passati a discutere del FIL festival (Festival della Felicità Interna Lorda). L’edizione 2016 è in fase di gestazione e le organizzatrici (tutte donne) erano in cerca di un’idea centrale attorno cui fare ruotare questa terza edizione. Un bel brainstorming al quale ho potuto partecipare… e pare che, alla fine, un tema centrale e un titolo lo abbiamo trovato, ma non dico niente che non vorrei rovinare la sorpresa… a dicembre si va in scena.

E poi il talk

Frullando tra Messina a Siracusa io e “LaManu” eravamo un po’ cotti. Il lavoro con i ragazzi alla mattina, un pranzo alle 3 del pomeriggio, e la corsa fino a Ortigia con gli occhi che si chiudono. Fuori c’era il sole forte, nei giorni precedenti sembrava luglio inoltrato con 35°C e tutti (gli altri) a fare tuffi in mare e bagni di sole. In qualche modo siamo arrivati, ma all’ora prevista non c’era quasi nessuno, avevamo un po’ di tempo per rallentare mentre si radunavano i partecipanti. Il bike caffè è in una piazzetta molto carina, un posto ideale, ci siamo riuniti nella ciclofficina e abbiamo cominciato.

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Come sempre, anche qui nessuno era pronto, ho fatto una versione “morbida” esplicitando per bene solo il problema “clima” e toccando appena gli altri, ma le “faccine” di chi ascoltava parlavano chiaro: non ci rendiamo ancora ben conto dei guai in cui ci siamo cacciati, nemmeno tra persone così dette “consapevoli” (ovviamente chi viene a sentire me non può essere considerato cittadino medio e sprovveduto).

Abbiamo continuato a parlarne anche dopo, in modo informale, tra i bimbi che giocavano, crostini e qualche bicchiere di birra o di altro. Gente interessante, davvero un bel capitale umano… incontro ormai solo gente così, rimane una schiacciante minoranza (?) ma è bello che ci sia.

E poi?

L’ultima giornata l’abbiamo destinata al turismo, trotterellando pigramente tra Catania e dintorni, e ai ragionamenti sul futuro, io Manuela, poi un suo amico ora assessore in una città difficile dove la missione di “rimettere le cose a posto” appare quasi impossibile. È innegabile, qui c’è un potenziale incredibile, tantissimo movimento, rete, contatti e milioni di ostacoli. Ma a ben guardare ovunque vedi come potrebbe essere bello il mondo degli umani se solo si decidessero a goderselo…

Un tTalk a Siracusa

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Il 15 aprile sono a Siracusa e faremo un tTalk alle 17:30 in un posto moooooolto cool, l’accoglientissimo bike café “movimentocentrale“, l’evento è organizzato con l’aiuto degli amici di Impact Hub. Sarà una breve introduzione all’idea della Transizione e a quello che si sta combinando qui e là nel mondo attraverso questo esperimento. Se gli indigeni volessero spargere la voce possono scaricare qui la locandina.

Assemblea Transition Italia 2016

Cerchi di persone, flussi di idee

ASSEMBLEA DI TRANSITION ITALIA 2016

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Segnate sull’agenda: il 14 e 15 maggio 2016 si terrà l’annuale assemblea di Transition Italia.

Per iscrizioni: COMPILARE QUESTO FORM 

Dove? Al Centro Civico Borgatti, Via Marco Polo 51, Bologna.

Quando? Sabato 14 e Domenica 15 Maggio 2016 

Orari di sabato: 10:00 – 18:00; Orari di domenica: 10:00 – 16:30

Chi? L’assemblea annuale è un momento di progettualità e incontro per persone e iniziative nella rete della Transizione in Italia. Per partecipare all’assemblea è necessario essere soci di Transition Italia. Coloro che non fossero in regola con il pagamento della quota annuale di Euro 10 potranno versarla al momento dell’accoglienza. 

Perché? Per presentare progetti in corso e sentire cosa succede in g6a00d83452989a69e200e5503ceae88833-800wiiro per l’Italia. Per mettere le proprie capacità e competenze a servizio della rete, per sostenere e nutrire il processo di Transizione sul piano nazionale. Per fare un po’ di auto-mutua-co-formazione. Useremo l’auto-organizzazione in stile Open Space come traccia per il programma, e la Sociocrazia come modello organizzativo. Inoltre, ospiteremo interventi musicali e artistici con ospiti d’eccezione… tra cui Zoè teatri, che proporrà alcuni momenti di Teatro in Transizione.

In quanto associazione, TI ha in carica un consiglio, composto da Pierre Houben, Silvia Neri, Giulio Pesenti, Giovanni Santandrea e Deborah Rim Moiso, che si incontra regolamente per sognare e progettare. L’ambizione per il 2016 (ma stiamo un po’ vedere cosa succede) è impostare dei cerchi che si prendano in cura alcune aree di lavoro (ad esempio la comunicazione, la formazione, gli eventi… ). E vorremmo anchflowe passare delle giornate in stile Transition, in un flusso di collaborazione e sperimentazione, mangiando insieme, e celebrando tutto quel che accadrà.

Cosa porto? L’immancabile “Transition Kit” (piatto, bicchiere, posate). Sabato il pranzo sarà auto-organizzato in modalità “ognuno porta qualcosa”. Domenica ci faremo coccolare da un catering.

Potremmo poi voler mettere in valigia… materiale relativo alla nostra iniziativa, libri, volantini, strumenti musicali, oggetti che ci ispirano, poesie, simboli e creatività…

Ma l’assemblea è sabato o domenica? L’assemblea, formalmente, è domenica. Sabato stiamo immaginando una giornata preparatoria, che ci porti verso la domenica più consapevoli di cosa serve, di chi siamo, e di cosa ci va di fare. Venire tutti e due i giorni è consigliato, ma venite quando potete.

Quanto costa? 10 Euro per la tessera di Transition Italia per chi non fosse in regola con il pagamento 2016. Il pranzo della domenica costerà intorno agli 11 Euro a persona.

Per permettere a più persone possibile di partecipare, da tutta Italia, e consapevoli dei costi che questo implica, oltre a incoraggiare la condivisione di passaggi affiggeremo un cartellone con le spese sostenute da ciascuno, per poi passare un cappello a cui contribuire per coprire le spese di chi arriva da lontano, in base a principi di economia del dono, auto-organizzazione e mutualità.

Per iscrizioni: COMPILARE QUESTO FORM 

ASSEMBLEA ANNUALE TRANSITION ITALIA 2016

PROGRAMMA QUASI DEFINITIVO

SABATO 14 Maggio

Ore 9:00 Apertura sede – accoglienza partecipanti – registrazione e iscrizioni

Ore 9:45 Introduzione – Cosa faremo – Accordi di base – Presentazioni

Ore 11:00 Teatro in Transizione

 

Ore 11:20 Pausa caffè

Ore 11:50 Teatro in Transizione

Ore 12:00 Pecha Kucha – presentazioni di progetti e iniziative

 

Ore 13:00 Pausa pranzo

 

Ore 14:45 Apertura Open Space – “Come possiamo contribuire a sostenere la rete di iniziative della transizione italiana?”

 

Ore 18:00 Fine lavori

 

DOMENICA 15 Maggio

 

Ore 9:00 Apertura sede – accoglienza – registrazione per pranzo Ex-Equo

Ore 9:45 Riepilogo delle puntate precedenti

Ore 10:00 “Dai gruppi ai flussi” – presentazione

 

Ore 10:45 Bilancio cantato

Ore 11:00 Come organizzarsi in cerchi, sperimentazioni di sociocrazia

Ore 11:45 Formazione dei cerchi

 

Ore 13:00 Pausa pranzo

 

Ore 14:30 Concerto di Anna Iorio

Ore 15:30 Formazione e celebrazione dei cerchi

Ore 16:15 Giro di chiusura

Ore 16:30 Fine lavori

logo_transition_italia In collaborazione con, ed eterna gratitudine verso: Zoé Teatri

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Un tTalk a Bentivoglio

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Il prossimo tTalk è programmato per il giorno 17 aprile a Bentivoglio (nel bolognese), in verità forse ce ne scappa uno anche uno a Siracusa (?) di cui magari vi darò notizia meglio (Manuuuuu?),  questo è il link Facebook all’evento organizzato da BenMivoglio e Funo in Transizione.

Sono ancora un po’ indeciso se fare la versione standard  o la nuova versione “Post Parigi” che ho sperimentato un paio di volte e mi pare abbia un suo perché, credo che deciderò all’ultimo momento. Se però non avete mai sentito parlare di Transizione, o ne avete sentito parlare e volete capire meglio, questo è un tipo di incontro pensato per fornire una visione di base, quindi un’ottimo modo per avvicinarsi a questa idea.

Se ne avete voglia, ci vediamo là…

 

 

RiEconomy Workshop (nel vicentino): com’è andata?

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Eccoli qui in bella forma: i giovani pionieri della REconomy dell’AltoVicentino!

È stata una giornata densa di attività e laboratori. Abbiamo avuto modo di conoscerci, analizzare insieme i grossi guai in cui ci siamo cacciati, immaginare delle alternative desiderabili e cominciare a tracciare delle risposte.

  • Com’è fatta un’economia resiliente e circolare? Che forma potrebbe assumere qui nel nostro territorio? Quali sono i ‘buchi’ dai quali i nostri soldi e i nostri investimenti lasciano il territorio, e quali ‘tappi’ potremmo utilizzare?
  • Come coinvolgiamo e sensibilizziamo altre persone e gruppi?
  • Chi se la sente di facilitare questa nuova fase dell’esperimento di Transizione? C’è bisogno di un nuovo gruppo guida?

In una singola giornata è stato possibile solo un assaggio del grande tema della rilocalizzazione economica, ma ci abbiamo voluto provare lo stesso.

Avevamo bisogno di rompere il ghiaccio, di condividere risorse e informazioni, di coinvolgere persone nuove nel ricercare risposte a queste grandi domande. Il workshop di ieri ci ha permesso di costruire un terreno comune su cui lavorare.

Il prossimo appuntamento è quindi per l’open space del 2-3 aprile (a breve dettagli e iscrizioni), dove avremo la possibilità di far emergere idee, sogni, progetti e stringere nuove relazioni e amicizie.

Il consiglio, come dice Harrison Owen (il creatore dell’Open Space), è: lasciatevi sorprendere..

Ritorna la Transizione a Roma

Non poteva esistere luogo più adatto di un Laboratorio Sociale per parlare tra la gente di transizione verso un mondo senza petrolio. Di nuovo a Roma, al Laboratorio Sociale 100 celle, il Transition Tour per seminare gruppi locali di transizione. L’incontro si è svolto domenica mattina in contemporanea con il bio-mercato domenicale. Durante l’incontro abbiamo iniziato a programmare corsi di approfondimento sulle Transition Town, il famoso Transition Training tenuto dai facilitatori di Transition Italia, un corso di Permacultura Urbana e uno di Decrescita energetica. Chi vuole partecipare lo può fare scrivendo a ecoistituto@resedaweb.orgWP_20160313_094

 

 

Se vuoi organizzare un incontro nel tuo quartiere contattaci.

Di cosa parliamo

Scopo di questi incontri è presentare in modo generale il movimento di Transizione. A grandi linee queste sono le cose di cui parliamo:

  • Lo scenario attuale: Riscaldamento Globale + Picco del Petrolio
  • Gli scenari futuri: impossibile fare finta di niente
  • La proposta del movimento di Transizione
  • La resilienza e come ottenerla
  • Come si comincia la Transizione: i 12 passi
  • La Transizione dalla A alla C
  • Psicologia del cambiamento e transizione interiore
  • Domande, dubbi, idee, entusiasmi e… qualche risposta
  • Il tutto con laboratori partecipativi!

Cosa serve: una sala in grado di ospitare comodamente le persone che volete coinvolgere, uno schermo e un videoproiettore, un impianto di amplificazione se la sala è molto grande e il pubblico molto numeroso.

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Quanto tempo serve: Si possono organizzare anche interventi brevi (30 min.) nell’ambito di conferenze che trattino vari argomenti. La situazione migliore prevede però di avere almeno 2 ore a disposizione (meglio 3).

Attivatevi che se aspettiamo i nostri Governi sarà troppo poco e sarà troppo tardi!

Transition Talk a Roma, per parlare di un futuro senza petrolio

Per conoscere il movimento delle Transition Town, verso un mondo senza petrolio, incontro a Roma. Dedicato a chi vuole creare un gruppo guida nel proprio quartiere!!!!

Scopo di questi incontri è presentare in modo generale il movimento di Transizione (Transition Town) e gli strumenti per la transizione verso una società senza petrolio.

Organizzato da Laboratorio Sociale Autogestito Centocelle, Viale della Primavera, 319/B – Roma

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dalle ore 10:00 alle ore 13:00
Insieme parleremo e sperimenteremo gli strumenti di Transizione!

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tTalk a San Giovanni in Persiceto (Bo)

Per tutti gli appassionati del genere, sabato faccio un Transition Talk a San Giovanni in Persiceto in provincia di Bologna, si comincia nella Sala Consigliare del Comune alle 9:30 e si finisce alle 12:30.

Versione del Talk adeguata ai tempi che corrono, quindi ahimè, senza pietà… faremo il punto sulla situazione generale del pianeta e delle creaturine che lo popolano, vedremo un messaggio del climatologo Kevin Anderson che ho raccolto a gennaio a Bruxelles nel corso di una chiacchierata che abbiamo fatto al Parlamento Europeo e proveremo a capire se e come potremmo uscire dai mille vicoli ciechi in cui ci siamo infilati.

Eppur qualcosa, anzi, molto più di qualcosa si muove. C’è stato l’accordo di Parigi, l’Emilia Romagna sta definendo la sua  strategia energetica per i prossimi 10 anni, il sistema è diventato fragile, permeabile, oserei quasi dire ricettivo. Vedremo l’Analisi Economica del Territorio del Comune di San Giovanni per capire dove finiscono le energie economiche che potrebbero aiutarci a fare gli interventi che servono.

Insomma, sarà una mattinata molto, molto, molto intensa. Chi viene si prepari.
Come sempre un Transition Talk è qualcosa che ti cambia (non è una frase retorica, chiedete a chi è venuto e poi non è più riuscito a tornare indietro)… quindi se vorrete partecipare fate in modo di avere tutto il tempo a vostra disposizione.

In particolare modo, vedere la prima parte e non la seconda può essere molto doloroso, meglio non venire. Vedere solo la seconda porta a non capire quasi niente. Insomma… quelle 3 ore servono tutte. A sabato.

RiEconomy a Santorso

La rieconomy sta per muovere i primi passi a Santorso (Vicenza).

Si comincerà il 1° marzo con una serata di presentazione allegra e partecipata, a cui seguirà un workshop domenica 20 e si concluderà con un bel Open Space nei primi di Aprile.

Se siete nelle vicinanze e siete curiosi di vedere cosa succede, venite a fare un salto; oppure, rimanete aggiornati collegandovi al blog:  https://santorsointransizioneblog.wordpress.com

 

Lettera Gennaio 2016, a soci ed amici di Transition Italia

Dopo la lettera di fine anno, ecco disponibile e scaricabile una seconda lettera che abbiamo preparato per presentare alcuni progetti che vogliamo condividere con i soci e gli amiici di Transition Italia: progetto per raccogliere le esperienze locali, prime riflessioni e raccolta feedback per assemblea annuale e per ultimo ricordiamo che, volendo, c’è la possibilità di rinnovare la quota associativa.

Scarica la lettera in formato pdf ….. buona lettura

Oltre Parigi e la #cop21

Il percorso della COP 21 di Parigi ricorda, una volta di più, quello di Copenaghen e della COP 15. Una serie di conferenze “verso Copenaghen”, una intensa settimana (doppia) di negoziati e quindi, dopo i risultati, l’interesse di sapere cosa è successo. Dopo Copenaghen, oltre Copenaghen ecc ora si sono trasformate in “oltre Parigi”, dove però i risultati, almeno secondo alcune vision, sono stati diversi, per non dire storici come detto e scritto anche io.

D’altronde è noto che a Parigi non abbiamo (e non poteva essere fatto) “salvato il mondo”. Parigi infatti ha l’obiettivo, ambizioso, di limitare il riscaldamento del pianeta “ben al di sotto di 2°C rispetto all’era preindustriale”, o ancor meglio a 1.5°C. A fronte di questo però gli impegni di riduzione proposti dai membri UNFCCC sono largamente insufficienti e ben difficilmente sarà rispettato l’obiettivo 2°C. Con che conseguenze, giuridiche ma soprattutto “pratiche”, tutto da vedere ed approfondire.

Come comunicare, dunque,  i risultati di Parigi e della COP 21? Soprattutto, che dire a una platea particolare, come gli insegnanti a un corso di formazione, e quindi gli studenti, in classe fra pochi già attivi su progetti su cambiamenti climatici e poi in aula magna affollata e più formale?

Anzitutto, se gli INDC (gli impegni di riduzione) non sono vincolanti, per l’Italia invece l’impegno, presentato come e con l’Unione Europea, lo è appunto nei confronti dell’Europa. Il metodo degli INDC in fondo ricorda i pranzi transizionisti: “ognuno è benvenuto e porti ciò che vuole da condividere con gli altri”. A Parigi, “ogni impegno di riduzione è benvenuto”, è stato detto, “e se ne prenderà atto”.

Prendiamo perciò atto che l’ONU e gli Stati arrivano fin qua, e prendiamolo come base di partenza. Forse non rispetteremo l’obiettivo dei 2°C, ma altrettanto forse eviteremo i 4°C. E “lavoriamo con”, anche  con le Nazioni Unite oltre che con le Amministrazioni Locali per colmare il famigerato GAP di 15 miliardi di tonnellate di CO2.

Quel che mi è uscito dopo la prima conferenza “oltre Parigi” è qui, in un slideshare molto “ricco”  e in attuale ulteriore aggiornamento (al corso c’era tempo a disposizione per approfondire e far capire anche cosa è una COP e cos’è la Convenzione sul Clima UNFCCC). Portato poi nell’aula magna in versione ovviamente ridotta e tagliata. Il tutto “condito” con alcuni video scelti “sul momento” (i miei quattro passi sul clima, video di alcune COP storiche, il paradosso di Jevons, ecc), e preceduto, con gli insegnanti e in classe, da una “mappatura” in stile transizionista; discreta la preoccupazione per i cambiamenti climatici, ma nulla (prima del mio intervento) quella sul picco del petrolio.

Per finire, in aula magna, ho chiesto agli studenti, prima di uscire, di passare e scrivere una parola, la prima che veniva loro a mente, su un foglio con un pennarello.

Dopo alcuni tentennamenti, ha prevalso il “contagio” e molti studenti sono passati a scrivere la loro sensazione dopo la chiacchierata su Parigi. Ecco i risultati.

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Le sensazioni degli studenti del Liceo Gandhi di Merano dopo una conferenza in aula magna sui cambiamenti climatici e la COP 21

 

Il promettente cartellone all'ingresso del Liceo Gandhi a Merano

Il promettente cartellone all’ingresso del Liceo Gandhi a Merano

 

Transition Conference & Hub Meeting 2015, come è andata?

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Eccoci qua, dopo più di tre settimane dall’ultima Transition Conference inglese, a raccontarvi che cosa è successo. Di ben tre settimane ho avuto bisogno per digerire tutte le emozioni e trovare l’energia giusta per sedermi davanti allo schermo del pc e scrivere. Proviamo.

La Transition Conference è un grande meeting a cadenza biennale a cui sono invitati transizionisti di tutto il mondo per condividere idee, progetti, paure, speranze e, chissà, per esplorare assieme nuovi percorsi verso la resilienza.

Quest’anno l’evento si è tenuto nel Sud dell’Inghilterra, a 5 minuti di treno da Totnes, in un paesino tra le verdi colline del Devon chiamato Newton Abbot.

Eravamo in tanti! Più di 350 persone provenienti da 35 paesi diversi – dalla Cina fino alla Colombia, passando per l’Australia e il Portogallo – e di ogni sorte – transizionisti di vecchia data, ricercatori, studenti, giornalisti, politici, curiosi e soprattutto permacultori già carichi dalla Permaculture Convergence svoltasi il weekend precedente a Londra.

Eravamo tutti lì, nel giardino di Seale Hayne ad aspettare l’ora fatidica, quando l’aria cominciò a riempirsi dei canti a cappella di un coro. Per un momento (forse l’unico dell’intero weekend) il bla-bla transizionista fece una pausa per godersi lo spettacolo. Senza interrompere il canto, il coro cominciò lentamente ad avviarsi verso la Great Hall, con tutti noi al seguito, ansiosi di cominciare quest’avventura.

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Il fine settimana della Conference era organizzato più o meno così: la giornata del sabato farcita di workshop per tutti i gusti mentre per la domenica era previsto un mastodontico Open Space dove mettere a frutto gli spunti, le riflessioni e le nuove connessioni emerse durante la giornata precedente.

Nello scegliere i workshop c’era l’imbarazzo della scelta: Sociocrazia 3.0, Health Check per le iniziative di transizione, System Change Theories, Educazione all’aria aperta, Coinvolgimento della comunità attraverso l’arte e il teatro, Transizione in economie post-collasso, Gestione dei conflitti, Comunicazione, REconomy, Saggezza indigena, Come dar vita ad una cooperativa di comunità che si occupa di energia rinnovabile, Social media, Local Entrepreneur Forum, Monete Locali, etc etc….

Ma l’highlight del sabato è stato il cosiddetto Requiem For The Industrial Growth Society, un vero e proprio rito funebre atto a celebrare la morte del sistema della crescita industriale. Era un’idea che frullava da diversi anni nella testa di Sophy e che questa volta, con l’aiuto della nostra Ellen, è stata finalmente realizzata.

Il rituale è stato un momento prezioso per ripercorrere la vita del sistema della crescita industriale fin dagli albori, per celebrare quello che ha fatto per migliorare le nostre vite (ricordiamoci che ci ha regalato potenti tecnologie, una rete globale di informazione e di scambio, trasporti veloci, medicinali, etc.. ) e quello che le ha portate ad impoverirle e affliggerle (inquinamento, competizione, violenza, paura, solitudine..).

Nell’aria si potevano quasi toccare la rabbia, il dolore, e l’odio che emergevano come sentimenti dai cuori dei partecipanti, mescolati ad una profonda nostalgia, empatia e affetto verso questo grande essere a cui stavamo rendendo l’ultimo saluto.

Una volta che la bara (si si, c’era proprio una bara!) uscì dalla stanza cerimoniale, abbiamo potuto concentrarci sul futuro, sul nuovo sistema che prenderà molto presto il posto del vecchio. Non sappiamo ancora che forma prenderà questa nuova ‘entità’, ma sappiamo che in molti stanno aiutando in questo, apportando ogni giorno nuovi valori, nuovi comportamenti e una narrazione diversa rispetto a ciò che sta accadendo nel mondo e il ruolo che noi piccoli esseri umani vogliamo ricoprire in esso.

Personalmente mi affascina molto il ruolo che i ‘rituali’ hanno nei sistemi sociali umani. Credo siano un potente strumento che fin dalla notte dei tempi permette all’uomo di discernere le storie ‘inventate’ da quelle considerate ‘reali’ – che altro non sono che ‘storie’ collettivamente accettate come ‘vere’.

Tutto sembra andare per il verso giusto finché la narrazione non comincia a scontrarsi con la realtà. Se queste due vanno in direzioni opposte, ciò che si dissolve è la storia che ci si raccontava, la storia che un tempo generava un significato e dava un senso ai propri comportamenti.

Si crea così un conflitto tra opinioni diverse presenti nella nostra testa che ci porta a non distinguere più cosa sia ‘vero’ da cosa non lo sia, come dovremmo comportarci di conseguenza, che cosa sia necessario fare, eccetera: questa è la famosa dissonanza cognitiva, per moltissimi fonte di una non indifferente sofferenza psicologica.

Sono sicuro che il Requiem For The Industrial Growth Society tornerà molto utile nell’esperimento della transizione per guarire questo conflitto interiore, nell’aiutarci a fare chiarezza mentale e sviluppare i giusti anticorpi alla vecchia narrativa che ci viene continuamente propinata da tutto ciò che sta attorno a noi.

Credo che Ellen già non veda l’ora di riproporlo presto in Italia!

Sabato sera, per controbilanciare, grande festa! Birra locale, musica, danze e un ‘open mic’, per permettere a tutti i talenti presenti tra la folla di dare sfogo alla propria creatività e contribuire all’allegra serata.

 

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La mattina seguente fu la volta dell’Open Space. In pochi minuti, le 350 persone che affollavano la Hall diedero vita a più di 60 tavoli di lavoro, divisi in due sessioni di un’ora. Tutto molto ‘caordico’, come da tradizione. Guardate qui sotto.

Ma la Transition Conference non era l’unico evento previsto quella settimana. Ce n’era un altro che avrebbe cominciato prima del famoso weekend e sarebbe finito un paio di giorni dopo: l’Hub Meeting.

A questo incontro hanno preso parte 50 rappresentanti di 26 hub da diverse nazioni del mondo – tra cui molti di nuovi, come Colombia, Cile, Australia, Slovenia e Austria -, il Transition Network -Sophy, Naresh, Ben… – e due facilitatori, Yoav e Andrei, a cui si dovrebbe dare il premio Nobel per la facilitazione per il lavoro svolto durante quei giorni :).

Perché un Hub Meeting?

Per come l’ho capita io, le cose sono molto cambiate nel mondo della transizione da quando è cominciato tutto 10 anni fa. Oggi vediamo migliaia di iniziative svilupparsi in tutto il mondo, tantissime persone che adattano il processo nella propria realtà e ne vedono emergere continuamente idee e progetti sorprendenti, subito condivisi nella rete internazionale e diffusi in un attimo a livello planetario. Ci sono Hubs in Australia, in Giappone, negli Stati Uniti, nell’America del Sud e qualcosa sta cominciando a muoversi anche in Africa e in Cina.

Tutto quello che sta avvenendo è ovviamente ‘memorizzato’ nelle menti di chi cerca di mantenere il DNA della transizione nel proprio paese e l’unico momento in cui queste menti ‘transizioniste’ possono incontrarsi è l’Hub Meeting.

Di fatto, però, il Transition Network è ancora composto prevalentemente da inglesi. Nonostante l’incredibile lavoro che hanno svolto in tutti questi anni, è chiaro a tutti come si stia passando ad una fase nuova e che ci sia bisogno di cercare assieme un modo per cambiare o adattarsi.

La prima giornata è servita quindi per conoscerci ed entrare in connessione tra di noi. Ci siamo aggiornati su ciò che sta accadendo nei nostri paesi, quali sono state le conquiste, le difficoltà e quali i prossimi passi.

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È stato straordinario vedere come la transizione possa assumere forme completamente diverse da una regione all’altra, sia in termini di progetti pratici, sia in termini culturali. La presenza di molti nuovi amici dal Sud America, ad esempio, si è fatta sentire. I transizionisti europei – quelli almeno che conosco io – sono molto razionali, logici, sempre concentrati e con l’ansia di non avere abbastanza tempo. I Sud-Americani avevano un approccio completamente opposto, molto più creativo, musicale, corporeo. È bello vedere come queste due anime si siano incontrate per cercare di trovare un equilibrio, ed è ancora più bello sapere che quella che per noi è stata un’esperienza nuova, in futuro sarà la normalità. (Provate a leggere, ad esempio, come è nata la transizione in Messico, qui).

Ad ogni meeting, gli hubsters formano dei gruppi di lavoro con cui proseguire la discussione durante i 12 mesi successivi.

Quest’anno ne sono emersi principalmente 4:

The exchange group, per ricercare cosa esiste nel network in termini di piattaforme condivise e risorse.

The funding group, per creare collaborazione e supporto nella ricerca dei bandi e finanziamenti.

New structure group, per creare un processo/struttura democratico che possa rispondere ai bisogni presenti e futuri degli Hubs.

Support offer for national hubs, ovvero creare per gli hub un supporto simile a quello che il Transition Network fornisce alle iniziative locali.

Se da un lato l’incontro è stato molto entusiasmante (nuovi Hub, nuove persone, nuove risorse..), da un altro è stato (almeno personalmente) molto frustrante.

Ad esempio, lavorare in un cerchio di 50 persone, di cui quasi la metà nuove, rendeva tutto molto macchinoso e spesso anche le piccole cose (come l’uso del bastone della parola) finivano nel durare ore, a discapito dell’energia e dell’attenzione presente nella stanza.

Inoltre anche lì, proprio come accade nelle iniziative locali e nei diversi gruppi legati alla transizione, non basta essere presenti fisicamente nello stesso posto perché le cose accadano. C’è bisogno di una relazione autentica e profonda tra gli elementi del gruppo. Nonostante i facilitatori abbiano fatto del loro meglio per creare le condizioni in cui questo potesse avvenire, il numero così ampio di partecipanti ha agito, credo, da collo di bottiglia.

Per cui ogni volta che si provava ad andare in profondità per ricercare, ad esempio, l’identità, le caratteristiche e i bisogni di questo nuovo organismo/organizzazione che volevamo creare, ci perdevamo.

Per un attimo mi è sembrato di toccare i limiti della facilitazione, del lavoro di gruppo e della comunicazione stessa. C’era quella sensazione strana di andare a cercare nei cassetti della mente quel giusto attrezzo per risolvere la situazione e di non trovarne nessuno, mentre il senso di urgenza che si percepiva nell’aria non faceva che aumentare a dismisura la pressione.

Insomma, sono stati giorni intensi pieni di nuove idee, esperienze e amicizie. Speravo di tornare con qualche risposta in più e invece, come SEMPRE accade nella transizione, con nuovi dubbi, domande esistenziali e la sensazione di essere una persona molto diversa da quella che era partita qualche giorno prima.

Sarà interessante vedere come questo cambiamento in corso influirà sui diversi hubs e in particolare quello italiano, anch’esso sempre alla ricerca della propria identità e obiettivo.

Stiamo a vedere! :)

 

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Ed eccoci qui, nella foto più seria che siamo riusciti a scattare! :)

 

Per i più curiosi, potete trovare informazioni e foto qui e qui.