Cinema in transizione, istruzioni per l’uso

Estate… tempo di cinema all’aperto, di proiezioni caserecce in cortile e di pop-corn a fiumi. Un’occasione che molte iniziative di transizione (e affini) colgono per organizzare rassegne di film, documentari e video di animazione che possono aiutarci nella doppia impresa di capirne di più su come funziona il mondo e di stimolare nuove visioni del futuro. Ieri sono stata a vedere un documentario sui rifiuti e oggi ho deciso di prenderne spunto per fare qualche riflessione sul “Cinema di Transizione… istruzioni per l’uso”.

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Vedere un film o un documentario al cinema non è la stessa cosa che guardarselo da soli a casa.  I gestori dei piccoli cinema superstiti nei centri città vi diranno anche che è una forma di impegno.

Prima riflessione: Essere assieme al cinema offre un’occasione per i transizionari: avere in sala persone interessate all’argomento (che sia una proiezione sul picco del petrolio, sull’estrazione mineraria, sulla barriera corallina)… per una volta, tutte insieme. 

Seconda riflessione: Molto spesso i documentari che scegliamo di mostrare sono pieni di informazioni difficili sullo stato del pianeta,  cifre drammatiche, preoccupati/e ricercatori o ricercatrici che espongono le loro scoperte.  A volte invece, come In Transition 1.0 e 2.0, mostrano soprattutto il lato positivo dell’intessere relazioni sociali in un mondo di incertezza e cambiamento.

In ogni caso, chi guarda avrà reazioni intellettuali ed emotive: paura per lo stato del nostro ambiente,  rabbia verso le soluzioni inadeguate e le ingiustizie sociali o  desiderio per un mondo migliore e più sano, magari accompagnato da un senso di impotenza. (“Si ma li sono in Inghilterra, qui da noi queste cose sono impossibili…” Suona familiare?).  Tutte queste energie possono facilmente trasformarsi in rifiuti emotivi, in cui ci portiamo a casa dopo il cinema dolore e frustrazione, il che ci porta a (dormire male e) chiuderci alle novità e forse anche arrenderci, tanto ormai, che vuoi fare?

compost

Terza riflessione: come si compostano gli scarti casalinghi, anche questi rifiuti emotivi con un po’ di lavoro e di calore (umano) li possiamo compostare, dando vita a terreno fertile per il cambiamento sociale in tutte le sue forme.

Come fare?

Siamo abituati a pensare che un prodotto dell’industria dei media contenga in se tutte le “istruzioni” per la visione, ma forse non è proprio così… qui di seguito le cose che ho sperimentato io per un cinema… di transizione: se vi va usate i commenti per aggiungere le vostre idee..

1) Presentatevi, presentate l’iniziativa e cosa vi ha portato qui stasera. Ringraziate gestori-sponsor-aiutanti e tutti i presenti per la partecipazione (anche se sono venuti in 5… “Chiunque arriva è la persona giusta”). Poi cominciate a rompere i tabù… Invitate le persone a presentarsi a qualcuno in sala seduto magari vicino che non conoscono e fare quattro chiacchiere su chi sono, da dove arrivano e come mai sono al cinema stasera. Proporre una cosa del genere può farvi un po’ paura ma almeno una volta provate, scoprirete che l’atmosfera cambia in un attimo.. la gente ha una gran voglia di chiacchierare! AVVERTIMENTO: quando poi si comincia a parlare, è difficile smettere.. ricordate alla sala prima di cominciare che dopo 5 minuti darete un segnale (campanelli o gong funzionano bene!) e che a quel punto sareste molto grati se vi ridessero la parola per presentare il film.

2) Dite qualche parola sul film. Se si tratta di uno di quei documentari pieni di immagini e informazioni difficili da digerire sulla situazione del pianeta, potreste suggerire qualche azione che possa aiutare a gestire queste informazioni senza sentirsi sopraffatti…. e quando una cosa ci fa male, perché guardarla in faccia? Possiamo per esempio suggerire, come fa Ellen, di “non dimenticatevi di respirare!”, o ricordare, come fa Joanna Macy, che “se queste cose vi fanno arrabbiare, ricordare che questo vuol dire che avete ancora ben vivo un senso di giustizia!” o, se questo è troppo (dipende dal pubblico!), a me piace ricordare che se abbiamo queste informazioni disponibili, e questi video da guardare, è perché sempre più persone, inclusi gli scienziati che si vedono nei film, i giornalisti d’inchiesta, film-maker, produttori,  si stanno facendo coinvolgere in un grande movimento di cambiamento… altrimenti non ne sapremmo niente.

E ricordate che l’invito è aperto a restare dopo il film per parlarne insieme…

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3) Dopo il film.. sbarrate le porte! O ad ogni modo, date spazio a chi vuole di “compostare” la proiezione insieme a voi. Un ottimo sistema è suggerire di rimettersi a coppie e parlare di com’è stato, di che sensazioni sono emerse e che riflessioni. Per far si che non diventi un dibattito, provate il metodo dell’ascolto profondo, in cui si invita a parlare a turno: per 3 minuti uno parla e l’altro ascolta e poi, a un vostro segnale, si fa scambio. Non tutti capiranno subito questo meccanismo, non tutti lo rispetteranno al primo colpo e non per tutti è facile, però funziona!

Naturalmente questi accorgimenti prendono un po’ di tempo: mettevi d’accordo con il gestore della sala per non farvi buttare fuori… e modulate quello che intendete fare in base alle disponibilità ed opportunità!

Se avete più tempo a disposizione, potete far seguire un World Café. Rupo ne ha inventato (la necessità aguzza l’ingegno) una modalità in cui non servono nemmeno i tavolini; basta attaccare a quattro angoli della sala quattro cartelloni con quattro temi (o più, o meno… fate voi) di discussione e invitare la gente a fermarsi in prossimità del cartello a parlare di quell’argomento. Si può andare e venire a piacimento e si combina bene con l’allestimento di un meritato buffet! Se i cartelli ci sono già all’inizio, quando la gente entra in sala, cominciano a creare un interesse e una curiosità sui temi che avrete scritto.

E poi… buona visione!

Deborah

PS Da noi stasera il vicinato si riunisce per vedere Lo Chiamavano Trinità… ma penso che, in questo caso, non avremo bisogno di facilitazione…

trinita

2 commenti
  1. alessandro
    alessandro says:

    propongo la “Corazzata Potemkin”……..lì si mette subito a dura prova il livello di resilienza….
    Grazie delle semplici ma importantissime informazioni.Alessandro

  2. daniela
    daniela says:

    Grazie Deborah, informazioni preziose e puntuali! Ci stiamo accingendo a programmare qualche visione, qui in Umbria, non lontano da te! Ciao a tutti! Daniela

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