“Demain” il film

Demain

Aggiornato il 4/10/2016

Documentari  cosiddetti “ambientalisti” ne abbiamo visti tanti fino ad oggi, ma “Demain” è un po’ speciale e mi ha fatto venire voglia di fare una recensione quasi seria. In Italia dovrebbe arrivare in ottobre, distribuito dalla Luky Red, in Francia ha richiamato molto pubblico nelle sale e ha vinto il César 2016. Grande successo anche in Belgio (io l’ho visto lì la prima volta e rivisto ora in Danimarca) ed è in uscita in Olanda e progressivamente in molti altri paesi.

I piani del distributore italiano non li conosco, ho provato a contattarli ma non mi hanno risposto, le indicazioni sul distributore le abbiamo da Cyril quindi direi che sono esatte, ma se ci saranno notizie su uscita, titolo italiano e possibilità di programmare anteprime cercherò di farlo sapere (in altri paesi i distributori si stanno rivelando molto collaborativi). Se qualcuno avesse notizie si faccia vivo, grazie.

In seguito siamo entrati in contatto con Luky Red, il film esce il 6 ottobre nelle sale italiane e il sito nostrano è qui.

Qui sotto il trailer che però a mio parere non rende bene, il film è meglio.

Trailer in italiano, sia nel trailer che nel sito i temi più forti che il film contiene non sono citati e rimangono quelli che segnalo nella sezione personaggi più sotto.

Il Film

L’impianto del film è molto classico, un piccolo gruppo di “cinematografari” prende coscienza della situazione globale, dei rischi che stiamo correndo, della pesante ipoteca sul futuro e decide di raccontare tutto al mondo. Cyril Dion riesce a coinvolgere anche Mélanie Laurent (forse ve la ricordate in Bastardi Senza Gloria di Tarantino) e con altri 4 compagni si mettono a girare il mondo in cerca di esempi e risposte.

Rob mi ha spiegato che qualche anno fa Cyril era passato da Totnes ed era rimasto molto affascinato da quello che stava succedendo lì, poi non si era più saputo nulla fino a quando è tornato con tutta la troupe qualche anno dopo per girare un pezzo del documentario.

Fin qui, insomma nulla di particolarmente originale, ma in realtà il film riesce nel compito non semplice di fare emergere una spiegazione sistemica e suggerisce soluzioni davvero poco ideologiche. Anche il livello della produzione, pensando al budget disponibile, è alto. Belle e gradevoli fotografia e montaggio che fanno perdonare qualche comprensibile falla tecnica qui e là.

Il documentario si sviluppa attorno a un dialogo fuoricampo tra Cyril e Mélanie che, passaggio dopo passaggio, dipanano i problemi e provano a individuare possibili risposte già presenti nel mondo reale.

Demain_Protagonisti

Dopo un primo attacco dedicato al “come ci siamo ridotti” o se volete al “cosa abbiamo combinato fin qui”, si sviluppano cinque capitoli tematici ben collegati tra loro, Agricoltura, Energia, Economia, Democrazia ed Educazione. Il filo logico è ben costruito e per niente scontato.

Demain riesce magicamente a conservare uno straordinario equilibrio tra profondità e drammaticità degli argomenti, leggerezza e prospettiva positiva delle soluzioni. In questo è fortemente ispirato all’approccio Transizionista e bisogna davvero congratularsi con gli autori perché sappiamo bene che la navigazione tra baratro e speranza non è un esercizio banale.

I personaggi

Lungo il cammino incontriamo molti personaggi (e idee) interessanti, a partire dal nostro Rob che ne esce come una piccola star (ovunque dopo aver visto il film lo riconoscono per strada, ed è anche nella locandina) e seguendo con altri ben noti come Vandana Shiva o Jeremy Rifkin.

Vorrei però attirare l’attenzione su quelli che forniscono spunti e suggerimenti davvero potenti, qui non approfondisco troppo per non “rovinare” la visione, ma suggerisco di concentrarsi bene su:

Emanuel Duron CEO di Pocheco, un’impresa piuttosto convenzionale che ha un approccio piuttosto non-convenzionale alle politiche di impatto ambientale.

Jan Gehl architetto e urbanista che ha idee molto chiare sul senso che dovremmo dare alle nostre città e su come muoversi per renderle a misura d’uomo. Per capirci è una delle menti ispiratrici delle grandi trasformazioni di Copenaghen.

Bernard Listaer uno degli economisti dell’ECU (ve lo ricordate prima dell’Euro?), ha visioni estremamente interessanti su un mondo di monete multilivello.

David Van Reybrouck storico e scrittore che fa un bel ragionamento sui limiti della democrazia rappresentativa e sulle possibilità di altre forme di applicazione (ottimi spunti anche per la riforma del Senato in atto).

La colonna sonora

Come in un’ottima torta, questo film è il classico caso in cui il risultato finale vale molto più della somma aritmetica degli ingredienti. La colonna sonora di Demain è quasi interamente composta da Fredrica Stahl e davvero efficace. Contribuisce in modo decisivo al bilanciamento delle emozioni e dei significati trasmessi (un assaggio del tema principale nel video qui sotto).

Punti deboli

Ci sono un paio di aspetti che indeboliscono lievemente l’impianto generale. Uno è la lunghezza, il film si potrebbe tagliare un po’ senza perdere nulla, ma forse non avrebbe più il minutaggio adatto alle sale (non è un gran problema in ogni caso).

Il secondo è il caso della raccolta differenziata a San Francisco in cui si elabora il tema dei rifiuti come risorsa, idea sempre più pericolosa e insostenibile, uno scoglio davvero difficile da superare anche nel mondo ambientalista. In ogni caso comprensibile, un peccato dal mio punto di vista, ma si crea comunque un’occasione per parlarne.

Ottimo nel complesso

Nell’insieme però una vera ventata di energia adatta a un pubblico molto ampio. Questo documentario può essere visto tutto d’un fiato o utilizzato in pillole per attività di training e formazione. Certo che tutto assieme ha un effetto ottimo, non fa concessioni particolari a visioni ingenuamente ottimistiche, ma al contempo trasmette l’idea che tutto quello che serve si può fare. Lo fa in un modo razionale ed emozionale, e alla fine della visione il pubblico non riesce a non applaudire. Da vedere e far vedere insomma. Bravi.

Corso Oasis Game a Monza

Si sa, i transizionisti sono sempre a caccia di strumenti da usare nelle loro iniziative per divertirsi a costruire resilienza insieme alla comunità locale.

Bene, da poco in Italia c’è uno strumento nuovo, l’Oasis Game, sviluppato in Brasile dall’istituto Elos e portato in Italia dall’Associazione Comunitazione.

Questo video, che era stato realizzato per un crowdfunding prima dell’estate, racconta in breve i 7 passi dell’Oasis Game:

L’Oasis Game è già stato sperimentato a Ceglie Messapica e la scorsa settimana nel quartiere San Marco di Perugia: le foto e i racconti sono entusiasmanti!

Per saperne di più su questa aggiunta interessante alla “cassetta degli attrezzi” del perfetto transizionista, abbiamo organizzato a Monza un corso introduttivo sull’Oasis Game (2 giorni e una serata, il 30 e 31 ottobre e 1 novembre) con Melania Bigi e Giulio Ferretto di Comunitazione. Il corso, a offerta libera, è organizzato dall’ass. L’Orteria di Macherio insieme a Progetto Co-Scienza di Monza ed è aperto a chiunque sia interessato alla progettazione partecipata.

Per informazioni

evento facebook: https://www.facebook.com/events/510899992406005/

email: lorteria@gmail.com, progetto.coscienza@gmail.com

Per iscrizioni:

compilare il modulo on line: http://goo.gl/forms/DsjCxgv7jF

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Contiamoci! – Biellese che cambia

Proprio una bella storia da raccontare e condividere. Il tutto nasce da un sogno all’interno di Biellese in Transizione da parte di un gruppo di persone che vorrebbero dedicarsi al progetto Reconomy per il territorio. Lavorano con il metodo del Dragon Dreaming per realizzare questo sogno collettivo. Un anno di incontri per consolidare il gruppo e avviare le prime iniziative e progetti, ma una delle aree di azione individuate rimane sempre lì …. “fare una mappatura” di quello che già succede e delle persone, gruppi ed idee che si mobilitano. Sono consapevoli dell’importanza ma mancano le risorse, soprattutto di tempo. Ma la provvidenza sembra sempre essere in ascolto e quando si chiede si riceve ….. “E così è arrivato a noi Roberto, che in origine aveva contattato il Transition Network per fare uno stage-lavoro presso Reconomy Totnes, ma tramite vari step alla fine approda a noi dando la sua disponibilità e preparazione come neolaureato in Economia a Torino. Gli facciamo quindi subito la proposta indecente: “che ne dici di aiutarci nella mappatura?”. Ed è subito un sì entusiasta. Da quel momento sembra di viaggiare sulle montagne russe: presentazione, contatti, progettazione dettagliata e quindi eccolo qui il progetto “Contiamoci! – Biellese che cambia”.

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Roberto, che ha anche trovato subito in Edoardo, biellese e a Bologna per una parentesi di studio, un compagno di viaggio altrettanto motivato con il quale condividere questa fantastica esperienza. Partiranno il 13 giugno.

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50 giorni con bici, videocamera e taccuino per perlustrare le valli biellesi alla ricerca di “agenti di cambiamento” e raccontare le loro storie che costituiranno una bellissima storia collettiva di persone, imprese e associazioni che sognano e costruiscono un mondo diverso.

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Potrete seguire il viaggio di Roby e Edo sulla pagina FB dedicata e fare già da ora il tifo con tanti “like”. A breve si parte anche con il crowdfunding e ogni contributo sarà apprezzato e onorato. Grazie, grazie, grazie.

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CONFERMATO SEMINARIO RESILIENZA PERSONALE

Giovedì 26 Febbraio 2015 – dalle 16:30 alle 20:30 – a Verona, presso l’Opificio dei Sensi
Seminario con Mark Boylan
Indirizzato specificamente ai FACILITATORI di TRANSIZIONE

Durante questo workshop esploreremo insieme come possiamo nutrire la nostra resilienza personale: la resilienza del corpo, del cuore e della mente. E come possiamo sviluppare la resilienza dei nostri network, delle nostre reti e delle nostre organizzazioni. Organizzazione a cura di Silvana Rigobon

Per iscriversi compilare il  modulo http://goo.gl/forms/orP29oSOZs

Progetto Lavoro: ingrediente base per dare forma alla Ri-economy

logoAnche la recente visita di Rob Hopkins a Bologna ci ha dato modo di riflettere sulle potenzialità e sulle possibilità che questo momento storico ci offre per attivare il processo di transizione.

In questa visione, risulta imprescindibile un’attenzione alla costruzione di una nuova economia, un’economia circolare, attenta all’uso adeguato delle risorse, rivolta al benessere delle persone, per rendere resilienti le nostre comunità locali.

Da Transition Network arrivano in Italia molti esempi e molte buone pratiche di imprenditorialità finalizzare a dare forma ad una nuova economia che traghetti la vecchia idee di impresa, centrata solo sul profitto, verso l’economia della sostenibilità e della felicità, fortemente rilocalizzata e non più dipendente dalle energie fossili.

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Immaginiamo un quartiere felice a Catania dal 4 al 6 Dicembre al Festival della Felicità Interna Lorda

Questo laboratorio si ispira alle Città di Transizione e al percorso della “Ri-economy”, che promuove un’imprenditoria locale, resiliente e portatrice di benessere sul territorio. Durante il Fil Festival Festa della Felicità Interna Lorda, proveremo a costruire, guidati da Deborah Rim Moiso, un “quartiere felice” che risponda ai nostri bisogni e rifletta le nostre aspirazioni.

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Quest’anno abbiamo scelto di dedicare il FILfest al tema delle Città Felici.
Vorremo tornare a riflettere sul nostro modello di sviluppo urbano, per capire come valorizzare un patrimonio relazionale capace di determinare il benessere delle persone, nei luoghi di lavoro come nella vita sociale e familiare.

Anche quest’anno il festival sarà auto finanziato, per sostenere il progetto potete fare una piccola donazione attraverso questa piattaforma

http://buonacausa.org/cause/filfest#.VEOHo6Ab8-Q.facebook

Il programma completo del Festival lo trovate qui:

http://www.filfest.org/?page_id=293

Ci vediamo a Catania, a presto!

Carote in mezzo al cemento: il ruolo dell’agricoltura urbana

Da “Transition Culture”. Traduzione di MR

 

Mentre gli architetti e gli sviluppatori pianificano nuove evoluzioni, pensano sicuramente a strade parcheggi e impronte ma pensano anche a piantagioni produttive, al ruolo degli orti sui tetti ed alla biodiversità? Quasi sicuramente no. Avendo visto alcune grandi iniziative di agricoltura urbana negli ultimi due anni, questo sembra un peccato per due ragioni. Primo perché l’agricoltura urbana sta rapidamente prendendo piede, quindi lasciandola fuori vengono lasciati indietro – e secondo perché stanno progettando per un futuro che ne avrà molto bisogno. L’agricoltura urbana è l’avanguardia. E’ ciò di cui abbiamo bisogno adesso.

Per inserire l’agricoltura urbana, e il suo potenziale, nelle nostre discussioni di questo mese su “Re-immaginare il Sistema Immobiliare”, cosa c’è di meglio che parlare con André Viljoen e Katrin Bohn, architetti, accademici ed autori del libro recentemente pubblicato Seconda Natura: progettare città produttive. Il loro primo libro, Paesaggi Produttivi Urbani Continui (PPUC), pubblicato nel 2004, mette il concetto dell’agricoltura urbana nell’agenda della professione dell’architetto. Le cose sono cambiate molto da allora. Li ho raggiunti su skype poche settimane fa. Come mi ha detto André, la reazione quando 10 anni fa hanno proposto agli editori un libro sull’agricoltura urbana è stata “agricoltura? Noi facciamo architettura”!

Il cambiamento da quando è uscito PPUC è stato notevole. Per esempio, la città di Berlino ora ha adottato una strategia urbana che vuole ospitare panorami produttivi e molte delle storie di come si sta diffondendo nel mondo sono catturate nel libro (alcune iniziative di Transizione e il loro lavoro sulla produzione urbana di cibo compaiono a loro volta). Il libro è presentato come una rassegna delle più recenti ricerche e progetti così come “una cassetta degli attrezzi tesa a rendere possibile l’agricoltura urbana”. Riesce molto bene in entrambe le cose.

Agricoltura urbana e nuova economia

Una delle prime cose che spicca nel nuovo libro è la misura in cui le iniziative di agricoltura urbana, in modo analogo ai gruppi di Transizione, stiano sempre più guardando alla fattibilità economica in quello che stanno facendo. Ho chiesto a Katrin di questa tendenza:

Alcuni degli esempi del libro funzionano ci si guadagna da vivere. Solo se le imprese riescono a fare questo c’è un futuro per la coltivazione urbana di cibo. Ciò non significa che questi schemi commercialmente fattibili debbano essere commercialmente fattibili in un modo orientato al profitto. Possono essere imprese sociali. Ma ciò che è stato notato negli ultimi 10 anni, ciò che è realmente cruciale, è che se vogliamo mantenere il presupposto per cui l’agricoltura urbana possa cambiare l’apparenza fisica delle città, allora dobbiamo fornire concetti in cui l’agricoltura sia anche un fattore economico. Non posso dire orti comunitari”.

Per Katrin, la nascita di progetti fattibili commercialmente di agricoltura urbana nel mondo le danno, come lo esprime lei, “il diritto di dire sì, l’agricoltura urbana è stata una buona idea. Perché possiamo vedere che queste versioni fattibili stanno cominciando a funzionare”.

One of Growing Communities' market gardens in Hackney. Uno degli orti urbani comunitari di Hackney

Uno dei migliori esempi di questo, che André ha indicato, è Growing Communities a Hackney, a Londra. Hanno costituito un’impresa in espansione che coinvolge formazione, orti urbani ed un modello in evoluzione per come Londra potrebbe alimentare sé stessa. Tuttavia, André ha riconosciuto che:

Mentre possiamo vedere la nascita di progetti che stanno cominciando ad essere economicamente fattibili, c’è ancora molto duro lavoro e le persone che li gestiscono ci mettono molta energia. Molti di loro hanno altri redditi”.

Come esempio, ha citato quello che probabilmente è l’azienda agricola su tetto più famosa, la Brooklyn Grange Farm a New York. La loro fattibilità commerciale deriva non solo dalla produzione alimentare, ma dall’aver tenuto un approccio imprenditoriale più ampio. Come lui mu ha detto:

Hanno operato commercialmente in relazione alla quantità di cibo, che va bene, ma hanno anche affittato lospazio all’aperto come luogo per celebrazioni, matrimoni, feste ed eventi. Questa è una parte importante del loro reddito. Sono agili, coltivano alimenti in modo molto intenso e convenzionale e penso che la domanda interessante si se i sistemi idroponici possano essere convertiti in sistemi acquaponici, che ci portano più vicini ai sistemi ad anello chiuso”.



Brooklyn Grange Farm, New York

 

Le sfide dell’aumento di scala

 

Un’altra chiave per fare agricoltura urbana economicamente fattibile, secondo André, è essere visti come una parte integrante dei sistemi di ciclo chiuso che usano gli scarti per il compost e il nutrimento. Come dice lui:

Se si comprende questo, allora la possibilità di renderlo commercialmente fattibile pensando ad esso in relazione al flusso di scarti diventa più probabile”.

Ma come possiamo aumentarlo di scala? Mi intriga sapere come pensano come potremmo vedere più abilmente adottata l’agricoltura urbana e più ampiamente dai progettisti e dagli architetti come luogo comune della vita nel pianificare nuovi sviluppi. Katrin mi ha detto:

A Brighton, dove risiediamo entrambi, il Comune ha inserito un piccolo cambiamento sul sito web fra i requisiti che controlla, al momento dell’inserimento delle domande di costruzione, non solo se si fornisce un parcheggio o sufficienti superfici di finestre o balconi, ma anche se questo nuovo sviluppo fornisce spazio per la coltivazione del cibo”.

Per lei, potrebbe essere attraverso questa tipologia di leggi, in cui Brighton ed altri sono pionieri, che l’agricoltura potrebbe venire meglio accettata ed attecchire. “Il modo migliore potrebbe esserePAN-150x213 attraverso queste leggi di modo che la gente capisca che la loro amministrazione locale richiede qualcosa e che essa ne ha un vantaggio”, mi ha detto.

Il precedente di Brighton emerge da Coltivazione del cibo e sviluppo, una nota consultiva di pianificazione sviluppata dal Comune in associazione con Brighton e Hove Food Partnership. Pur non essendo condizioni per ottenere il permesso di progettazione, significano che se si intraprendono certe attività, la domanda sarà vista più favorevolmente. A Brighton, André mi ha detto: “questo ha avuto un impatto notevole sul numero di domande che includono spazi per coltivare cibo al loro interno”. Questo poi, naturalmente, porta a nuove sfide. Come dice André:

La sfida che emerge è che se si introducono spazi per coltivare il cibo, sappiamo come progettarli, ma c’è il problema di chi li gestisce e li mantiene e questo in alcuni progetti è ancora una sfida”.


Mappare i benefici dell’agricoltura urbana

Uno dei modi chiave per espandere l’agricoltura urbana è quello di puntare sulla base delle prove accumulate dei suoi impatti benefici. Come mi ha detto André:

Ci sono molti lavori che documentano i benefici per la salute mentale dell’accesso a spazi aperti, la coesione sociale si giova dalla coltivazione di cibo da parte della comunità. Il programma Pollice Verde a New York, che sostiene gli orti urbani, ha accumulato un bel po’ di prove a favore dei benefici sociali e di salute, sia fisici sia mentali, di quegli spazi”.

Ci sono anche altri benefici. André ha indicato il High Line a New York e anche se ha prevalentemente piante ornamentali piuttosto che commestibili, è comunque un enorme attrazione per la gente, cosa che ha aumentato i prezzi delle proprietà nella zona. Il Prinzessinnengarten a Berlino ha dimostrato che l’agricoltura urbana è un’estetica che piace ai turisti e un altro orto urbano, Marzahn, sempre a Berlino, sta dimostrando come l’agricoltura urbana stia aumentando l’attrattiva di un quartiere povero.



Arnie al Prinzessinnengarten, Berlino.

Un altro beneficio, uno che abbiamo già esaminato in un tema precedente, è che la misura in cui l’agricoltura urbana (e la Transizione, del resto) può essere vista come una strategia di salute pubblica. E’ un’idea a cui André ha pensato:

C’è l’idea delle “città che favoriscono la salute” ed attività come l’agricoltura urbana sono del tutto adatte a quel filone di pensiero, probabilmente più delle ‘palestre verdi’. Ma ci sono alcune prove che sarebbero davvero interessanti da verificare. A Middlesbrough abbiamo fatto un progetto chiamato DOT, “Design of the Times 2007”, che introduce l’agricoltura urbana a Middlesbrough su una serie di scale diverse.

Una nostra studentessa che ha intervistato i residenti ha scoperto che a Middlesbrough la gente che ha cominciato a coltivare cibo, anche se in forma del tutto simbolica tipo coltivare un paio di pomodori e cose del genere, ha cominciato realmente a cambiare comportamento. Ha cominciato a comprare cibo di stagione ed a mangiare più frutta fresca e verdure. Lei ha confrontato la gente che vive a Cambridge a quella che vive a Middlesbrough ed ha scoperto che a Cambridge, dove la gente era già molto impegnata con massaggi salutari e dove era consapevole dei fattori ambientali, più che a Middlesbrough, la coltivazione del cibo non ha avuto un impatto così grande.

Ma in un posto come Middlesbrough ha comportato un enorme cambiamento di comportamento. Ciò non è mai stato, a quanto ne so, oggetto di una ricerca più rigorosa. Pensiamo che probabilmente sia una di quelle attività che la gente cerca sempre, attivita che favoriscono il cambiamento di comportamento direttamente collegate ai miglioramenti della salute”.

Per Katrin, è anche un metodo semplice per trasmettere educazione ambientale generale:

Che siano luoghi dove si coltiva cibo di tipo commerciale o comuni, molti progetti si impegnano anche in attività educative, gruppi scolastici o sessioni specifiche dove si impara a riconoscere le diverse lattughe”.

L’agricoltura urbana e la professione di architetto

L’architettura è, come il mondo della moda, incline alle mode. Ciò che va un anno, il successivo è già passato e l’idea all’avanguardia di quest’anno in quattro anni potrebbe essere “come nel 2014”. Come si potrebbe evitare questo? Come assicurare che l’agricoltura urbana rimanga? Katrin ha riconosciuto che questo potrebbe essere un rischio:

Questo pericolo è una delle ragioni per cui molti protagonisti del movimento della coltivazione urbana di cibo sono consapevoli che le loro idee devono fare questo salto nella politica. Influenzare in maniera sostenibile le politiche di progettazione è molto importante. L’architettura è alla moda e segue la moda, ma segue anche le richieste dei suoi clienti. Così, fincheé il cliente richiede questi spazi per produrre cibo gli architetti li accontenteranno”.

André ha aggiunto:

Siamo ad uno stadio in cui abbiamodavvero bisogno di far capire alla gente il significato di questi spazi in termini di parte dell’infrastruttura ecologica della città che la gente percepisce come spazi essenziali, parte dell’infrastruttura essenziale all’interno di una città. Se viene creato questo cambiamento mentale e pensiamo che ci siano prove sufficienti che lo sostengono, allora questi spazi diventeranno parte integrante delle città. E’ proprio questo lo stadio in cui ci troviamo, credo”.

Partendo da questo, per André e Katrin, una parte chiave del rendere mainstream l’agricoltura urbana è attraverso la buona ricerca. Fanno parte del progetto di ricerca chiamato Trasformazioni Urbane dalla Pratica alle Politiche. In termini di ricerca, André punta sul lavoro di Debra Solomon in Olanda, chiamato ‘Urbaniahoeve’. Là hanno introdotto paesaggi alimentari in diverse città. Il punto centrale del loro lavoro, nel lasso di tempo che porta ad una conferenza nel settembre 2015, sarà sviluppare strumenti per far leva sul cambiamento delle politiche riguardo all’agricoltura urbana.


 

Ultimi pensieri

Architettura Urbana Seconda natura è proprio straordinario. Se dobbiamo proprio costruire ambienti che sono ‘chiusi’ all’interno del futuro radicalmente a basso tenore di carbonio, dobbiamo creare, non possiamo davvero permetterci di costruire qualsiasi nuovo sviluppo che non includa l’agricoltura urbana. Dev’essere ovunque e chiaramente in questo momento non sta avvenendo abbastanza rapidamente. Viljoen e Bohn affrontano questo aspetto da diverse angolazioni e c’è qualcosa in questo che ispira le persone che rientrano in una gamma, da un lato, di chi si chiede come coltivare cibo nella città in cui vive a, dall’altro lato, dei pianificatori e progettisti che vogliono intraprendere progetti di scala ambiziosi. Difficile raccomandarglielo abbastanza.

Chi sono?

AndreSono André Viloen e sono un architetto. Attualmente lavoro all’Università di Brighton dove con Katrin Bohn abbiamo insegnato in un programma per studenti del Master e prima fare questo ero molto impegnato nella ricerca di un’architettura di edifici a basso uso di energia e come renderli passivi. E’ così che siamo arrivati ad interessarci all’agricoltura urbana”.

Katrin BohnSono Katrin Bohn, anch’io insegno all’Università di Brighton, ma ho anche una cattedra come esterna all’Università Tecnica a Berlino e in entrambi i casi cerco di lavorare il tema del cibo e la città. Con André condivido anche il lavoro alla Bohn and Viljoen Architects, che ora piuttosto ridotto, facciamo più che altro consulenza, installazione, studio di fattibilità. Di nuovo, siccome quel tema dei paesaggi produttivi è diventato così importante per noi, è ciò che facciamo prevalentemente. E ci piace”.

Perché ‘Agricoltura Urbana Seconda Natura’?

(Dal libro): “Il termine ‘seconda natura’ ha un doppio significato: da un lato descrive le abitudini ed i costumi integrati e normalizzati che hanno luogo senza un pensiero, dall’altro lato si riferisce allo spazio coltivato fatto dall’uomo che ci circonda in modo analogo alla (prima) natura”.

Selezionato dall’intervista completa che ho fatto a Andre e Katrin. Potete ascoltare l’intervista completa, o scaricarla, sotto.

https://soundcloud.com/transition-culture/viljoen-and-bohn-on-designing-productive-cities

Ci serve la crescita economica?

Salve a tutt*,

ho pensato che l’articolo suggerito da Cristiano nel suo ultimo post, dove presentava la locandina dell’evento bolognese di mercoledì 29, valesse la pena di essere tradotto, quindi eccolo qui.

Ci vediamo a Bologna?

Buona lettura.


Osiamo mettere in discussione la crescita economica?

Da “The Guardian”. Traduzione di MR

Ci hanno venduto in maniera molto efficace la storia che la crescita infinita sia essenziale per mantenere e migliorare la nostra qualità della vita. Ma questo non potrebbe essere più lontano dalla realtà.

Di Warwik Smith



Il pianeta ha risorse finite. Foto:Reid Wiseman/NASA/Rex/Reid Wiseman/NASA/Rex

Il perseguimento infinito della crescita economica ci sta rendendo infelici e rischia di distruggere la capacità della Terra di sostenerci. La buona notizia è che muoversi per rendere le nostre vite più sostenibili ci renderà anche più felici e sani. Vi piacerebbe un fine settimana di quattro giorni, ogni settimana?

Sono stato a due conferenze con premesse di base analoghe, nell’ultimo anno. La prima è stata all’Università Nazionale Australiana sull’economia ecologica e la seconda, appena la scorsa settimana, è stata sull’economia di stato stazionario all’Università del Nuovo Galles del Sud. La premessa dietro ad entrambe le conferenze è semplicemente ed innegabilmente vera, tuttavia è così destabilizzante da essere fondamentale per il nostro attuale stile di vita:
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Autonomia energetica, autosufficienza alimentare e libertà di pensiero

Ciò che ha valore tecnico ha sempre anche un valore etico. Durante i primi corsi sul picco del petrolio e le fonti di energia rinnovabile, realizzati negli anni ’90 ricordavamo sempre una delle massime che ci ha insegnato Enrico Turrini (La Via del Sole): “prima di scegliere la fonte di energia da utilizzare devi decidere quale società vuoi in futuro”.

In questo senso è necessario sviluppare e sostenere strumenti collettivi che ci permettano di costruire sistemi energetici resilienti e locali, oltre che rinnovabili. In Italia lo sviluppo delle energie rinnovabili ha un discreto successo, ad esempio il solo fotovoltaico produrrà quest’anno in Italia circa 23 TWh di energia elettrica (quanto consumano circa 7 milioni di famiglie). Ma il valore che diamo a questa tecnologia non può essere solo di tipo tecnico. Un MW di impianto fotovoltaico realizzato sul terreno agricolo con fondi e procedure dubbie, vedere i casi di infiltrazione mafiosa in alcuni progetti, non può essere da noi paragonato a un MW realizzato sui tetti delle case dei cittadini italiani con fondi propri e leciti oppure ad un impianto realizzato su di un capannone con fondi di una cooperativa solare. Con mezzi diversi si raggiungono obiettivi diversi.

Irrigazione solare a Cuba (ARCS)

Irrigazione solare a Cuba (ARCS)

 

Per dare un senso pratico al nostro lavoro sulla decrescita energetica, iniziamo a conoscere alcune esperienze concrete. Questa volta lascio parlare un amico esperto di energie rinnovabili: Leonardo Berlen, responsabile della redazione e del coordinamento di QualEnergia.it.

Chi vuole far parte del gruppo “Decrescita Energetica” formatosi durante l’ultima, per ora unica, mitica “Transition Fest” può scriverci (reseda@resedaweb.org).

 

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Ultima Chiamata a Urbania

Salve a tutt*,
per chi dovesse trovarsi dalle parti di Urbania (Pesaro – Urbino) il 21 di maggio, potrebbe essere interessante partecipare alla proiezione del film-documentario “Ultima Chiamata” di Enrico Cerasuolo.

Ancora? Be’, sì. Dopo l’accordo siglato fra Transition Italia e la produzione del film, finalmente possiamo promuoverlo nella sua versione integrale (quella della Rai era forse troppo “ridotta”).

Trovate i dettagli qui.

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Disegnare la resilienza Alimentare

Interessante l’incontro del 23 marzo ai Castelli Romani, molte realtà si sono riunite per condividere le proprie esperienze sul tema della Permacultura e degli orti collettivi con l’obiettivo di creare una agricoltura resiliente ai Castelli Romani. Una idea bioregionale di permacultura sociale che persegue i principi di condivisione delle risorse e di attenzione alle persone e alla terra. Durante l’incontro sono state presentate molte iniziative nate o realizzate nella Bioregione dei Castelli Romani.

Fondamentalmente è stato l’incontro tra persone e gruppi che fanno Permacultura, vogliono creare o già gestiscono orti collettivi, cooperative agricole, piccoli coltivatori con lo scopo di costruire un sistema resiliente di agricoltura ecologica e solidale. Una giornata di lavoro collettivo con i metodi di partecipazione delle Transition Town.

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Spunti per facilitare il cambiamento 3

Come discutere la Transizione con … n° 5: gruppi religiosi

Da “Transition Culture”. Traduzione di MR

La sfida

Come può la Transizione approcciarsi più abilmente coi gruppi religiosi locali e quale  terreno comune si può trovare sul quale costruire una buona relazione che funzioni?

Punti chiave

  • Identificate le persone con le quali è meglio parlare.
  • Cercate un terreno comune sui problemi di pace e giustizia o del “bene comune”.
  • Molte delle discussioni che avvengono all’interno della Transizione avvengono anche nelle comunità religiose. Continua a leggere

Un budget trasparente per la Fest

Torniamo a parlare della Transition Fest 2013… il gruppo di lavoro sta infatti “chiudendo” una fase di riflessione e celebrazione del lavoro fatto a Settembre.

Oggi vi vorremmo raccontare del BUDGET TRASPARENTE che trovate online qui.

Nella sua attuale forma, l’hub nazionale Transition Italia si occupa principalmente di formazione (con i training e altri corsi), divulgazione (transition talks, transition days, il blog) e di organizzare eventi (“navigando la transizione”, la Transition Fest). Tutte attività che comportano una creazione di valore (economico e non) in entrata ed in uscita.

Per la Transition Fest abbiamo sperimentato per la prima volta strumenti per rendere trasparenti ed accessibili i flussi della gestione economica dell’evento per dare modo a tutte le persone interessate Continua a leggere

Osserva e interagisci: Permacultura e Finanza

Salve a tutt*,

un articolo interessante dalla stampa transizionista internazionale. Spero sia utile a stimolare la creatività in un campo in cui io stesso sono spesso in difficoltà: l’economia.

Buona lettura e buon anno a tutt*

Bombardare di semi: applicare i Principi della Permacultura alla Finanza

Da “Resilience”. Traduzione di MR

Di Brett Scott.

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Ho scritto originariamente questo articolo per la quarta edizione di Transition Free Press. E’ pubblicato sotto licenza Creative Commons (qui i dettagli)

La finanza, anche nelle sue formulazioni più high-tech, è basata sui sistemi ecologici. Un fondo di scambio commerciale ad alta frequenza (high-frequency trading hedge fund), per esempio, si basa sull’elettricità creata bruciando materia organica fossilizzata. Si basa su impiegati che sopravvivono grazie al sistema agricolo. Commercia coi dividendi delle imprese, valore dato dalle azioni degli impiegati di quelle aziende che usano beni (come computer e sistemi di telecomunicazione) che dipendono (a qualche livello) dall’estrazione mineraria, dalle attività forestali e da altre industrie estrattive. Il sistema finanziario è stato però uno scarico netto sui sistemi ecologici. La finanza comporta la deviazione di energia economica – simbolizzata coi soldi – nel tentativo di generare un rendimento nel tempo. Per esempio, gli investitori potrebbero deviare soldi attraverso strumenti finanziari come quote e bond in attività economiche e tentare di estrarne dei ritorni sotto forma di dividendi e interessi. Puntano ad estrarre il massimo rendimento a breve termine, da una quantità di spesa minima, preferibilmente col minor livello possibile di rischio.

3D Electric powerlines over sunrise

TUTTA LA VOSTRA ENERGIA CI APPARTIENE

La Permacultura è un corpo di pensiero che cerca di costruire dinamiche ecologiche nella progettazione. Un progettista in Permacultura capisce completamente l’idea di ottenere un rendimento dalla Terra dall’investimento di tempo ed energia, ma la differenza chiave è che si cerca di farlo senza minare l’equilibrio ecologico. Il focus è sulla mutua integrazione con le ecologie, agendo in accordo con i processi rigenerativi naturali piuttosto che sfruttarli in modo parassitario. Possiamo quindi usare i principi della Permacultura per progettare strumenti finanziari e istituzioni?

Coltivare l’equilibrio a lungo termine

Un esempio classico di istituzione finanziaria parassitaria è un “prestatore payday”. La compagnia di “prestiti payday” è fissata con i rischi a breve termini presentati da un debitore vulnerabile e sfrutta questa situazione chiedendogli i maggiori tassi di interessi possibili. Così facendo, la compagnia esaurisce ulteriormente la comunità intorno a sé ed aumenta lo stato di privazione. E’ una cosa simile alla pesca eccessiva in un sistema fluviale già fragile, distruggendo ulteriormente l’equilibrio ecologico. Il progettista in Permacultura, che si occupi di pesca o di inclusione finanziaria, perseguirà la costruzione del potenziale produttivo del sistema complessivo. Un ‘finanziere permaculturale’ punta così al rafforzamento dei debitori vulnerabili, lavorando con loro per migliorare il loro merito creditizio. La Permaculture Credit Union di Santa Fe è un esempio di questo genere di istituzione finanziaria rigenerativa. Se pensiamo in termini di energia economica, questa istituzione punta a coltivare l’equilibrio energetico a lungo termine piuttosto che estrarre la massima energia a breve termine prima del collasso.

Osserva e interagisci

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Ma come arriviamo al punto di progettare tali sistemi? Chiunque abbia familiarità con la Permacultura sa che questa ha 12 principi di progettazione. Il primo, e forse il più importante, principio è “osserva e interagisci”. Le istituzioni finanziarie mainstream come le grandi banche fanno poca attenzione alle sfumature culturali delle comunità dalle quali discendono e i loro progettisti di certo non interagiscono con tali comunità in nessun senso significativo. Offrono prodotti e servizi standardizzati, a prescindere da dove si trovano, e nelle aree in cui questi non funzionano, le banche semplicemente non ci sono (nota come “esclusione finanziaria”). Chi pratica la finanza alternativa dev’essere in sintonia col proprio ambiente. Ho tenuto di recente un laboratorio al Festival di Shambala, dove abbiamo esaminato l’idea di costituire una moneta improvvisata per la durata del festival. Diversi partecipanti hanno suggerito di creare qualcosa di simile al Brixton Pound, una moneta locale usata per il commercio nel sud di Londra. Il punto del Brixton Pound però è quello di raccogliere l’energia economica che altrimenti scorrerebbe al di fuori di Brixton. Il sistema economico del Festival di Shambala, a differenza di Brixton, è già di per sé locale, quindi c’è un bisogno minimo di introdurre una tale valuta in quell’ambiente. Costruire qualcosa di più interessante richiede un’osservazione molto più profonda del perché le persone sono al festival (non è per fini commerciali, per esempio) e come un sistema diverso di scambio potrebbe aggiungere una nuova dimensione a quell’esperienza. In termini antropologici, potremmo chiamarla “osservazione partecipata”, dove ci si impegna in una lenta osservazione ed interazione con un particolare ambiente culturale per sperimentare le sfumature. Attraverso questo processo si può cominciare ad avere un’idea di come si può costruire un sistema più integrato, inclusivo ed interattivo. Un problema chiave della finanza moderna è proprio il fatto che le persone si sentano scollegate da essa. Considerate la banca media del centro citta’. Le persone che stanno in coda o che usano il bancomat spesso sembrano totalmente scollegate dal processo. Spesso non sanno da dove vengono i soldi o dove vanno. Per contrasto, una semplice piattaforma di prestito peer-to-peer (fra pari) come Abundance Generation – che permette di prestare direttamente a progetti per l’energia rinnovabile – ha la riconnessione incorporata nel suo progetto.

Zone e diversità

I permacultori sono intensamente interessati ai flussi di energia all’interno e fra diverse zone ecologiche e a come equilibrarli. Per esempio, nella progettazione agricola, pensano a come le famiglie interagiscono con l’orto più prossimo e come l’orto interagisce con le zone semi selvagge che stanno più lontane. Perseguono le sinergie fra le diverse componenti. Questa promozione della diversità è fondamentale per costruire resilienza (non mettere “tutte le uova nello stesso cesto”), ma le interrelazioni fra diverse parti sono anche viste come fonte di creatività.

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RACCOGLIERE L’INTERESSE: ARRIVANO LE BANCHE

Il settore finanziario mainstream è la monocoltura finale. Non solo non è resiliente, ma non è nemmeno molto creativo e reattivo al cambiamento. Il settore bancario in generale è capace di fare solo una cosa: ricavare profitto a breve termine mentre concentra il potere in una sola serie di istituzioni. Ciò di cui abbiamo bisogno, piuttosto, è qualcosa che somigli ad un movimento finanziario ‘open source’, dove quel potere sia diffuso a reti di istituzioni più piccole, dove l’accesso ai servizi finanziari venga ampliato e dove i mezzi per produrre servizi finanziari siano estesi alle persone che avevano in precedenza un introito piccolo. Le banche locali sono un elemento importante di questo ethos, ma ne cogliamo anche i barlumi nella vasta gamma di piattaforme di nicchia di crowdfunding che sono emerse e che offrono opportunità finanziarie a progetti che gran parte delle banche ignorerebbero.

Olismo finanziario

Al centro della Permacultura c’è l’olismo. Gran parte del pensiero mainstream incoraggia le persone a inscatolare aspetti delle loro vite in silos intellettuali, come ‘la mia vita economica’ e ‘la mia vita politica’. Questo è un modo terribile di iniziare un processo di progettazione, perché ignora la natura intrinsecamente multiforme di tutte le nostre azioni e che noi equilibriamo sempre vari obbiettivi e valori. Per esempio, una grande valuta nazionale può essere molto efficiente per il cambio, ma quella stessa efficienza può agire per atomizzare gli individui indebolendo i legami di fiducia, che sarebbero altrimenti richiesti per il cambio. Così, piuttosto che perseguire la progettazione per usi singoli, specialistici e segregati (massimizzare un particolare risultato), un progettista in Permacultura persegue un’ottimizzazione olistica. Per esempio, come si crea una valuta che raggiunga l’efficienza senza alienare le persone l’una dall’altra? Può una moneta locale come il Bristol Pound mescolare l’efficienza di un pagamento dal cellulare con l’obbiettivo di energizzare lo scambio nella comunità locale? Molto importante è che l’olismo presuppone di integrare sé stessi nel processo di progettazione, piuttosto che immaginarsi come degli outsider obbiettivi. Gli attivisti impegnati nel settore finanziario passano gran parte del tempo a scagliarsi contro il sistema, ma frequentemente si prendono poco tempo per vedere come ne fanno personalmente parte. Vi siete mai chiesti come il settore finanziario mainstream si imprime e si replica nei nostri pensieri sul cambio e sul linguaggio che usiamo? Gran parte del potere del sistema finanziario è predicato su persone che inconsciamente gli rinviano il potere senza rendersene conto. Il vero olismo, e la chiave per svelare i principi di progettazione nascosti nei sistemi esistenti, è tanto nell’osservare sé stessi, quanto nell’osservare Canary Wharf. Pensateci la prossima volta che tirate fuori una banconota dal portafogli.

Bombardamento di semi: le frontiere della finanza ecologica

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 Quindi come cominciano gli aspiranti progettisti in Permacultura a rendere le loro visioni una realtà nel settore finanziario? Dopo tutto, se si è circondati da una monocoltura è difficile seminare nuove idee. In questo contesto aiuta a prendere ispirazione dal movimento di guerilla gardening ed in particolare dalle loro tecniche di seedbombing. Il seedbombing (bombardamento di semi) è l’atto di lanciare pacchetti compressi di semi in giardini rigidamente controllati. Gran parte dei semi non ce la fanno, ma è divertente provare e, per di più, di tanto in tanto si stabilisce effettivamente un avamposto per sé stessi. Usando questa come analogia per il cambiamento economico, abbiamo bisogno di creare continuamente portafogli di alternative e di tirarle alla società, imparando da ciò che funziona e cosa no. E’ così che hanno cominciato grandi istituzioni come Ecology Building Society – un gruppo di persone con un’idea si è fatto avanti e lo ha fatto. Queste soluzioni spesso sono piccole, ma è proprio questo il punto. Non vogliamo sostituire una monocoltura con un’altra monocoltura. L’ideale è creare un giungla ricca e reattiva di servizi creativi e resilienti, radicati nella realtà del proprio contesto locale. 

Postscriptum
Dopo aver scritto questo articolo sono andato a Totnes per parlare dell’argomento in un evento organizzato da
Transition Town Totnes, Schumacher Colllege e Totnes REconomy Project. Potete vedere il video sotto. Ho anche scoperto il Financial Permaculture Institute e il Perennial Solutions, che ha già affrontato questo argomento in precedenza, quindi dateci un’occhiata. Saluti.

Note Editoriali: Come dice Brett, ha originariamente scritto questo pezzo per il Transition Free Press (linkato sopra). La grafica e il film che appaiono qui sono presi dal suo blog suitpossum.blogspot,uk, che vale ben la pena di guardarsi. Brett è anche autore di un nuovo libro, The Heretic’s Guide to Global Finance: Hacking the Future of Money.-ks

Calendario del Cambiamento 2014

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Non sapete cosa regalare a Natale?  Ecco un dono molto simpatico, utile e …. gratuito! Il Calendario del Cambiamento è arrivato alla sua terza edizione e l’anno 2014 si presenta all’insegna della Transizione, grazie alla collaborazione di un team di Transition Italia (coordinato dalla mitica Deb) con Kelios Bonetti, il suo ideatore e co-redattore. Grazie per diffonderlo e donarlo !

Questo il link per scaricarlo:

Calendario del cambiamento 2014

e qui di seguito le “istruzioni” di Kelios: Continua a leggere