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POSTumi di Totnes

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Avete presente quel momento di rivelazione assoluta che capita ogni tanto nella vita? Quando tutti i puntini si collegano e delineano un quadro talmente chiaro e plateale che ti domandi come avevi fatto a non averlo visto prima.Questa esperienza mistica, quasi sciamanica l’ho provata l’ultima volta il 12 Ottobre del 2009. In in un certo senso ho scoperto l’America.
Si, perché tutte quelle cose che mi frullavano nella testa a proposito dell’ambientalismo e dell’essere verdi e del cambiamento climatico e il gruppo d’acquisto solidale, non avevano un riscontro incontrovertibile, a prova di scetticismo.
Questo riscontro l’ho trovato quel giorno, leggendo del Picco di Hubbert. Lo ammetto…non ne avevo mai sentito parlare,e dire che è una teoria che risale al 1956.
Comunque, da quel momento non sono più stata la stessa : sno entrata nell’orbita transizionista. Senza stare a farla troppo lunga, perché tanto chi sa di cosa sto parlando non ha bisogno di spiegazioni e chi non lo sa non potrebbe capirlo da queste mie righe, ho iniziato un percorso sempre più collegato al Transition network e al luogo dove tutto era nato, ovvero Totnes.
Il desiderio di visitare la prima Transition Town è sempre stato molto forte, ma non ero mai riuscita ad andarci.

“è sempre il momento giusto per fare ciò che è giusto” M.L.King

Ebbene, tutta sta manfrina per raccontavi il mio viaggio a Totnes!
Grazie a Social Theatre for Community Empowerment, un progetto Erasmus Plus (ante Brexit) che ha finanziato viaggio e formazione a noi di Zoè Teatri e ad altre realtà collegate ai Teatri Solidali ci siamo goduti 5 giorni intensi di formazione sulle buone pratiche adottate dai “tuttinaso” (questo è il significato italiano del termine) nei confronti della comunità.
Ecco la storia di quel che è accaduto :
2 aprile – domenica – arriviamo al pomeriggio e c’è il sole, il che un po’ ci spiazza, perché ci aspettavamo il classico tempo inglese, ma siamo nel devon che è una sorta di paradiso a pochi km dal mare e Totnes è una città sull’acqua. Il fiume la attraversa e sulla cima della collina si erge un castello dalle cui mura gli abitanti si sporgevano per scorgere l’arrivo dei Normanni ( e da qui il nome Tuttinaso) nella foto eccoci, spaparanzati al sole nel bar dove spacciano caffè italiano. Continua a leggere

Rob a Bologna, visto da Rob

Stretta di mani col Sindaco di Bologna

Da “Transition Culture”. Traduzione di MR

 

Sono appena tornato da una due giorni dentro e nei dintorni della bella città di Bologna, in Italia, dove ho partecipato ad una serie di eventi che mi hanno dato l’impressione di aver generato una buona attrattiva efficace intorno alla Transizione. L’Italia si trova in un momento interessante, ad un bivio. Il suo governo sta proponendo un nuovo disegno di legge per aprire il paese al fracking e alle trivellazioni in mare per petrolio e gas, sostenendo che questo è ciò che permetterà alla pessima situazione economica del paese di riprendersi. C’è molta opposizione a questo, quindi parte della mia speranza riguardo al viaggio era di essere in grado di esporre una strada alternativa, di mostrare cosa può offrire la Transizione a queste discussioni.

Dato che l’Italia non ha nessuna crescita e che la situazione sta peggiorando, forse piuttosto che aprire il paese all’estrazione da parte delle compagnie del fracking e ai dirigenti petroliferi, potrebbe essere che invece essa diventi consapevolmente la prima economia post crescita del mondo? E’ senza dubbio più adatta di molti altri paesi europei a fare questo, con una maggiore risorsa di energia solare e sta già generando molta energia rinnovabile. La sua cultura del cibo locale è probabilmente più intatta che in gran parte dei paesi europei. Potrebbe modellare il futuro al quale inevitabilmente dovremo passare.


Ma l’Italia, come mi hanno ricordato tutti ovunque sia andato, “è molto complicata”. Il suo sistema politico è di una confusione sconcertante, con governi di coalizione che cambiano con regolarità allarmante, con partiti politici fortemente trincerati e felici di fare qualsiasi cosa per minarsi fra loro e il senso che, come mi ha detto Cristiano Bottone di Transition Italia, “qualsiasi cosa tu voglia fare come gruppo di Transizione, da qualche parte c’è una legge che lo impedisce”.

Quindi la comune esperienza delle persone è che fare avvenire il cambiamento è molto difficile e che le possibilità, e il sistema, sono tutti contro. Eppure la diffusione della Transizione in Italia, e il modo abile con cui hanno costruito le connessioni con le persone in molti dei luoghi in cui gli ostacoli possono essere rimossi, è un vero indicatore del fatto che forse c’è un altro modo di far accadere le cose.

E’ stato questo lo sfondo del mio viaggio a Bologna, provare a ispirare e coinvolgere le persone in alcune delle istituzioni chiave che potrebbero aiutare ad accelerare realmente le cose a Bologna, che probabilmente è la città più progressista d’Italia ed è il luogo in cui è più probabile che un tale approccio possa radicarsi.

Essendo arrivato in treno, ho cominciato il martedì mattina alla Sala Centro Fiori in città con un incontro per studenti ed insegnanti da 5 diverse scuole di Bologna e dintorni. Alcuni erano studenti di agraria, ma anche di diversi altri indirizzi. Erano circa 300 e si è rivelata essere una sessione affascinante.

Ho parlato in particolare di Transizione e cibo e come dovrebbe essere una nuova cultura del cibo. Erano tutti attenti, hanno posto alcune domande interessantissime e mi hanno applaudito quando ho parlato di coltivare funghi sui fondi di caffè! (Immagino che Bologna produca molti più fondi di caffè di Exeter, il luogo da cui proviene l’esempio che ho usato …). Ecco il video di quella conversazione:

https://www.youtube.com/watch?v=DaRGmI4BthY

Dopo la conversazione, molti studenti si sono raccolti intorno a me per sapere come potevano iniziare a fare Transizione nelle loro scuole. Gli insegnanti hanno parlato delle cose che stavano già succedendo e come piacesse loro l’idea di mettere tutto insieme nell’idea di una Scuola in Transizione. Sono rimasto davvero toccato dal livello di entusiasmo fra i ragazzi, molto stimolante.


Poi con Cristiano Bottone di Transition Italia, la mia splendida interprete Deborah e Glauco, il nostro autista di San Lazzaro Citta’ di Transizione, ci siamo diretti alla mitica Monteveglio, il luogo di nascita della Transizione in Italia. Un bel paesino ai margini di un parco nazionale, la mia prima impressione è stata come fosse fresca e deliziosa l’aria.

                                                                 Monteveglio

Dopo un pranzo delizioso che comprendeva una deliziosa schiera di cibi locali e la prima volta che ho visto tartufi veri raccolti quella mattina nel bosco, ci siamo diretti alla Sala Consorzio Vini, uno splendido edificio ai margini del paese, per un incontro informale con molti Sindaci italiani e funzionari di autorità locali che stanno lavorando, a livelli diversi, per integrare la Transizione nel loro lavoro. A quell’incontro siamo rimasti tutti d’accordo di incontrarci di nuovo e di rimanere in contatto in modo regolare, un passo importante per il loro lavorare insieme. Poi siamo passati alla modalità intervista, facendo un sacco di interviste per la RAI TV,la BBC italiana (troppo buono Rob, ndt.), per un documentario che faranno sulla Transizione così come con l’Italia Che Cambia.

 

La parte finale della giornata è stata, essendoci riavviati verso Bologna, un raduno transizionista di persone che fanno Transizione in città e nei dintorni. E’ stata una festa di celebrazione, con una deliziosa cena condivisa, dell’ottimo vino e birra locale, dove ho incontrato delle persone splendide. C’è stata anche una performance teatrale ispirata alla Transizione, musica ed altre forme di giochi collettivi molto divertenti. Verso le 10, essendomi svegliato alle 5 quella mattina senza aver dormito bene sul vagone letto, le palpebre hanno cominciato a scendere e mi sono diretto al B&B in cui alloggiavo.

Divertimento improvvisato con diverse persone della Transizione Bolognese…

Divertimento improvvisato con diverse persone della Transizione Bolognese…

Era una stanza splendida in cui risvegliarsi. Proprio in cima di una casa alta, si godeva della vista della città, sui sui tetti, le chiese e le torri per le quali la città è famosa. Grazie alla mattinata molto limpida, è stata una gran bella vista. Il primo evento della giornata era alla Sala Farnese, in Municipio a Bologna, un palazzo incredibile. Amo i vecchi palazzi e questo era davvero bello.


 

Si entra da una serie di grandi scalinate con strane pietre lungo ogni scalino che era, mi hanno spiegato, perché erano state progettate nel periodo medievale per permettere alle persone di salire e scendere a cavallo. Soffitti dipinti in modo incredibile, affreschi antichi. L’evento si chiamava “Verso una società low carbon” e si è tenuto in una bella sala con affreschi, dipinti antichi ed un soffitto molto alto.

Soffitti medievali dipinti incredibilmente belli in Municipio

 

Soffitti medievali dipinti incredibilmente belli in Municipio

L’incontro è stato presentato dal Sindaco di Bologna, Virginio Merola, ecco il suo discorso:

Poi ci sono stati alcuni relatori dell’Università di Bologna che hanno a loro volta dato una mano ad impostare il contesto: Dario Braga, Patrizia Brigidi e Alessandra Bonoli. Ecco Dario Braga:

Cristiano ha fatto un’introduzione e quindi ho parlato io per circa 40 minuti, dopo di che sono seguite molte belle domande e risposte. Ecco il video di quel discorso.

C’era molto brusio in sala, sembrava che la gente fosse molto stimolata ed entusiasmata. In seguito ho incontrato un sacco di gente. Poi, una volta che il tutto si avviava alla conclusione, mi sono avviato all’uscita con diverse persone di Transition italia per una pizza in un ristorante biologico locale di Bologna, in effetti molto buono, devo dire.

Sull’antica scalinata costruita per il passaggio dei cavalli con diversi membri di Transition Italia

Sull’antica scalinata costruita per il passaggio dei cavalli con diversi membri di Transition Italia

L’evento pomeridiano si teneva all’Università di Bologna, l’Università più antica del mondo. Di recente hanno dato inizio un’iniziativa chiamata ‘Alma Low Carbon’, una “squadra di ricerca integrata” che mette insieme diversi dipartimenti per, come dicono loro stessi, “lo scambio e l’integrazione delle competenze della nostra Università nei campi della riduzione delle emissioni di CO2 e dei gas climalteranti”.

Discorso all’Università

Billy Connolly?

Discorso all’Università

Il mio discorso si è focalizzato su “come potrebbe essere un’Università in Transizione?” Ho fatto una riflessione sul fatto che nell’Università in cui sono andato, dove studiavo sostenibilità, c’erano solo erba e cemento e non rappresentava in alcun modo quello che stavamo studiando. Come sarebbe stata, ho chiesto, se un’Università fosse una vetrina, incorporando ad ogni livello gli approcci della Transizione?

Insegnerebbe in modo diverso, si relazionerebbe diversamente, con la comunità userebbe i suoi appalti in modo diverso, produrrebbe la propria energia e così via. Quando il tutto è finito, ci siamo diretti fuori verso l’aria fresca della sera, siamo passati di fianco ad una statua in un corridoio dell’Università che sembrava di Billy Connolly, e quindi è cominciato il lungo viaggio di ritorno a casa.

Colonnato illuminato in modo splendido sulla via per la stazione

Colonnato illuminato in modo splendido sulla via per la stazione

Lascerò a questa citazione da un post sul blog de l’Italia Che Cambia le ultime riflessioni sul viaggio:

Che dire di questa visita? La tela di relazioni che sta nascendo, il positivo interesse di istituzioni di livello nei confronti dell’idea della Transizione e il grande riscontro che essa ha avuto fra i ragazzi di scuole e università, sono tutti aspetti che confermano la bontà del percorso fatto sinora e pongono ottime basi per un ulteriore salto di qualità, che – come sta già avvenendo in Gran Bretagna e in molti altri paesi – abbia la capacità di mettere a sistema il lavoro dei tanti agenti del cambiamento in Italia. Ma ciò che forse ci ha rincuorato e rinvigorito di più sono state la simpatia, l’umiltà e la grande positività che Rob Hopkins è stato capace di portare fra noi, facendoci cogliere, al di là di studi e progetti, la vera essenza della Transizione.

Grazie a tutti coloro che sono venuti, a chi ha organizzato, a Deborah, la Traduttrice di Transizione, a Glauco per i passaggi, a Cristiano per tutto il lavoro organizzativo, al mio ospite, a tutte le persone meravigliose della Transizione che ho incontrato per il grande lavoro che stanno facendo e all’Università per l’invito.

Bologna: Verso una società lowcarbon

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Ecco la locandina dell’evento del 29 ottobre, una piccola occasione che questa città si concede per discutere del futuro, magari uscendo dalla visione business as usual che generalmente tende a dominare i nostri pensieri.

Come si costruisce una società lowcarbon? Possiamo provare a smettere di parlare di crescita e concentrarci sul concetto di prosperità? Ragioniamo sull’idea di un equilibrio benefico, necessario, piacevole? Possiamo progettare un’evoluzione intelligente della specie e dell’economia?

Beh, non vorrei essere troppo ottimista, ma forse ora si può cominciare davvero a muoversi in questa direzione. Il sistema in cui viviamo è diventato fragilissimo e lascia spazio alla luce (o all’inquietante oscurità) di altre possibili modalità organizzative.

Se ne stanno accorgendo in tanti, e le persone in cerca di risposte vere sono molte e ormai ovunque. Magari questa città, come altre volte in passato, saprà immaginare e ispirare nuove strade.

Questa può essere una “conferenza con ospite straniero” come tante, o diventare un piccolo punto di svolta. Spero proprio la seconda che ho detto… 🙂

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Recente spunto di riflessione sul Guardian.

Transizione e la scuola

Quando Rob sarà a Bologna non si parlerà solo di Università, c’è un bell’appuntamento con le scuole superiori voluto da Serpieri City Farm.

Anche l’intreccio tra scuola e Transizione, qui come altrove, sembra diventare nel tempo più complesso e proficuo e in questo breve filmato ce ne parla proprio Lucia Cucciarelli, Dirigente dell’Istituto Tecnico Agrario Statale Serpieri di Bologna.

La Transizione è politica?

 

Di Rob Hopkins

Da “Transition Culture”. Traduzione di MR

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Criticare la Transizione perché è esplicitamente apartitica e per il fatto che non si impegna nel sistema della politica e dei partiti in modo convenzionale mi sembra come criticare un cucchiaio perché non è molto utile per tagliare il pane. La Transizione è uno strumento progettato per uno scopo specifico. Ma con l’ascesa di UKIP, Fronte Nazionale, Alba Dorata ed altri in Europa ed altrove, l’approccio della Transizione è ancora sostenibile? Dovremmo tutti presentarci alle elezioni? Questo sembra un buon momento per esplorare il modo in cui la Transizione si relaziona alla politica e se il suo approccio è ancora appropriato. Benvenuti non nostro mese di Transizione e politica.

Durante questo mese esploreremo 4 domande chiave:

  • La Transizione è politica?
  • Cosa succederebbe se voi ed alcuni amici simili per mentalità vi metteste insieme e vi candidaste per il vostro comune?
  • Come trovano voce coloro che sono all’interno del sistema politico e mettono in discussione i suoi assunti fondamentali?
  • Cosa fanno i partiti politici principali di Transizione?

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Ci piacerebbe anche sapere cosa ne pensate ed avere vostri contributi. Oggi cominciamo con questo pezzo in risposta alla prima domanda: ‘la Transizione è politica?’ e la nostra intervista con Peter Macfadyen per la seconda. La prima cosa da dire è che ciò che segue sono i miei pensieri, non una qualche posizione politica ufficiale del Transition Network. Per quanto mi riguarda, io immagino la Transizione come se fosse una app. E’ progettata per fare una cosa specifica, mettere insieme le persone per sostenerle ed attivarle per costruire resilienza a livello comunitario, ma sempre nel contesto che, se fatto in un numero sufficiente di luoghi, comincerà a cambiare la politica su scala più ampia e ad aiutare a portare una cultura umana più sana.

Ma è una fra le numerose app che si possono avere per scopi diversi. E’ diversa dalle app della protesta o delle campagne di informazione, è diversa dalle app di lobby politica e si useranno app diverse in tempi diversi. Come dice Jeremy Caradonna nel suo libro in uscita Sostenibilità: una storia, “la sfida è quella di avere un movimento politicamente attivo senza diventare politicizzati”. Ma la domanda che emerge è se la Transizione non è che una parte di un processo più ampio per guidare il cambiamento verso una società più resiliente, giusta, a basso tenore di carbonio e di abbondanza, quale dovrebbe essere il suo rapporto con gli altri pezzi del puzzle? Come si dovrebbe rapportare con le altre ‘app’ (per esempio altri movimenti/campagne/idee per il cambiamento) e al governo locale e nazionale?
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La Transizione come una delle molte app per il cambiamento sociale

Esther Aloun e Samuel Alexander del Simplicity Institute hanno di recente pubblicato un saggio rinfrescante, ben studiato e riflessivo chiamato Il movimento di Transizione: questione di diversità, forza e abbondanza. In questo saggio, si chiedono: “può un movimento sociale, come quello di Transizione, ottenere un cambiamento fondamentale senza impegnarsi nell’azione politica dall’alto? Io risponderei che questo è il solo modo in cui funzionerà la Transizione, creando uno spazio per l’innovazione e la sperimentazione su scala locale in modo tale da ispirare il cambiamento in altre comunità così come più in alto. Stiamo cominciando ad vedere le prove che questo funziona. Il suggerimento di Aloun e Alexander secondo cui la Transizione sarebbe più efficace se fosse connessa meglio con movimenti per il cambiamento più radicali mi sembra che manchi completamente il punto, a mio modo di vedere. Lasciate che lo spieghi un po’ di più.

Se decidessi di presentarmi come candidato delle Città di Transizione, insieme alle mie grandi politiche collegate alla Transizione, dovrei avere politiche sull’aborto, sulla sanità, sull’educazione, sulla difesa, sul commercio internazionale, ecc ecc. Ogni volta che dichiaro una politica su uno di questi temi, mi piazzo sempre di più da qualche parte nello spettro sinistra/destra, pro/anti crescita, pro/anti capitalismo. Appena faccio questo, perdo tutte le persone che non stanno da quella parte. Ciò che funziona a livello politico nazionale diventa profondamente inutile a livello locale.

Lavorare attraverso un’iniziativa di Transizione, che manca di un’esplicita posizione politica è una delle nostre forze chiave. Permette di costruire il tipo di gruppo variegato e politicamente trasversale che serve per costruire comunità più resilienti. Permette la creazione di progetti su scala significativa, ma non limitata da partiti politici e problemi più ampi. E’ il ‘potere di unire’ in cui la Transizione è capace, cosa virtualmente impossibile fare in modo realmente inclusivo se si viene percepiti come politicamente allineati.

Di recente sono stato incuriosito e ho preso una copia del romanzo La seconda vita di Sally Mottram, 4appena pubblicato da David Nobbs, autore di ‘La caduta e l’ascesa di Reginald Perrin’, fra le altre cose. Racconta la storia, nel tipo di racconto che molta gente porterà in spiaggia quest’estate, di Sally che, secondo il retro di copertina “si imbarca nella sua ambizione di riportare la sua città alla vita” facendo partire un’iniziativa di Transizione. E’ “una storia ilare e commovente su cosa mantiene vivo lo spirito della nostra comunità”. Come riassume la Transizione? Qui Sally sta leggendo sul treno, per la prima volta, della Transizione:

I libri [della Transizione] sono pieni di piccoli dettagli, di piccole cose che sono state fatte per cambiare e migliorare molti posti, prevalentemente luoghi molto piccoli, ma il loro tema di fondo non è piccolo. Si tratta, semplicemente, di salvare il nostro pianeta. Implicito in esso e nelle azioni c’è che le cose grandi nascono dalle cose piccole, che da mille piccole azioni, se si possono unire, potrebbe emergere un’azione grande.

L’idea che approcci dal basso guidati dai cittadini rappresentino realmente semplicemente il tipo di azione politica che abbiamo bisogno di vedere sta guadagnando impulso, galvanizzata in particolare dai recenti successi della destra alle elezioni europee. Il gruppo di pensiero dell’ala sinistra Compass di recente ha scritto, nelle sue riflessioni sui risultati delle elezioni europee:

Una nuova economia sta aspettando di essere modellata attraverso aziende consapevoli del cambiamento climatico, attraverso schemi di prestito fra pari per sfidare realmente le grandi banche, attraverso investimenti finanziati dal basso come le piattaforme di avvio e condivisione nelle quali prendiamo in prestito e prestiamo grandi articoli che non usiamo spesso. Una miriade di progetti collaborativi resi possibili da nuove tecnologie, iniziative democratiche come Abundance e grandi idee come B Corps che cambiano la natura stessa delle aziende.

Le stesse tendenze verso la collaborazione, l’auto-organizzazione e le reti sociali verranno infuse nella nostra politica. Da 38 Degrees alla democrazia Flatpack di Frome, dal grande successo di Speranza, non odio nello sconfiggere dal Partito Nazionale Britannico alle Città di Transizione, abbiamo bisogno di una politica condotta dai cittadini, di democrazia quotidiana, non solo di un voto una volta ogni cinque anni.

Quando abbiamo dato vita alla Transizione, la gente diceva “non sarete mai in grado di influenzare i politici con progetti di comunità. Non succederà”. Eppure ora possiamo cominciare ad avere un’idea di come sarà questa progressione. Prendiamo Brixton Città di Transizione a Londra come esempio:

  • Un gruppo di persone si mette insieme e fa crescere la consapevolezza a livello locale, eventi in Open Space, impegna quante più persone possibile che si lanciano come iniziativa di Transizione
  • Questo crea uno spazio supportato in cui la gente ha il permesso di far partire progetti, imprese, iniziative, ma all’interno di un contesto più ampio di altra gente che fa la stessa cosa.
  • Una di queste, Brixton Energy, nasce dal Gruppo Energia e presto diventa una azienda energetica di comunità di successo, che gestisce tre offerte azionarie.5
  • Il Segretario di Stato per l’Energia e il Cambiamento Climatico, Ed Davey, la sceglie come luogo per lanciare il suo appello per una ‘rivoluzione energetica di comunità’ (a destra).
  • Quando il governo abbozza il suo ‘Strategia Energetica Comunitaria’, Brixton Energy fa parte della squadra che redige le bozze (insieme ad altre persone delle iniziative energetiche di Transizione) e vengono menzionati come caso di studio.

Questo a me sembra essere radicale quanto qualsiasi altro gruppo col quale Aloun e Alexander pensano che la Transizione debba fare squadra, ma non sarebbe potuto accadere se lo avesse fatto. La domanda che emerge naturalmente è se impegnarsi in una cosa come la Strategia Energetica Comunitaria sia stato o meno un buon uso del tempo, se sembra probabile portare il tipo di cambiamento realmente trsformativo di cui abbiamo realmente bisogno.

La risposta, finora perlomeno, è che non è sufficiente, ma probabilmente è la cosa migliore che avremmo potuto sperare sotto l’attuale governo. Ed ha permesso il finanziamento per attivare cose come il Fondo ‘Peer mentoring’* per l’Energia Comunitaria (*), che ha attivato il lavoro alla pari che ora sta facendo OVESCO, sostenendo 10 comunità vicine nell’impostare le loro aziende energetiche di comunità, così come altro supporto finanziario. C’è sempre, naturalmente, il pericolo di venire co-optati, un pericolo sollevato da Aloun e Alexander:

Come la maggior parte dei movimenti riformisti, approcci non conflittuali, dal momento che il movimento crea un’occasione sufficiente a diventare visibile, il sistema esistente potrebbe già aver avuto tempo di adattarsi, semplicemente adeguarsi a quel cambiamento”.

Questo è un rischio. Si potrebbe ribattere che, nel contesto del Regno Unito, la Big Society è stato un tentativo di imbottigliare parte di ciò che la Transizione fa così bene. Come di fatto lo sono stati alcuni elementi del Localism Bill. Ma anche se averndo il sostegno da parte delle autorità locali ed altri enti si potrebbe essere visto come co-optati, può realmente essere uno dei modi migliori di proteggersi da questo. Per esempio, il grado di sostegno istituzionale della Sterlina di Bristol da parte del Comune di Bristol è tale che se il governo o la Banca d’Inghilterra volessero chiudere il sistema per qualsiasi ragione, non è solo la Sterlina di Bristol che devono perseguire. Alla fine, si può riuscire a fare di più a livello locale, si può far avvenire il cambiamento. Vedere che il cambiamento avviene ricostruisce la tua fiducia sul fatto che il cambiamento sia possibile e che valga la pena fare uno sforzo. Tendo ad essere d’accordo con John Boik che recentemente ha scritto sul Guardian:

Il livello nazionale non è il luogo per introdurre il cambiamento coraggioso. Farlo sarebbe troppo rischioso, troppo improvviso e troppo caotico per una nazione. Inoltre, sarebbe politicamente insostenibile; le resistenze da parte degli interessi costituiti sarebbero forti.

Una strategia di gran lunga più pratica è quella di introdurre sistemi monetari, finanziari e aziendali a livello locale, su base volontaria e come un complemento all’attuale sistema. Un tale approccio è già legale negli Stati Uniti e molti altri paesi, non servirebbe alcuna nuova legge da approvare. Questa strategia offre la possibilità maggiore di successo con la minore quantità di screzio.

Su scala locale si può creare una nuova storia, mostrare nella pratica, vivente e pulsante, parti funzionanti di una più ampia economia resiliente in arrivo in modo pratico. E questo ha importanza. Come dice John Ehrenfeld in Sostenibilità per progetto:

La sostenibilità può emergere solo quando gli esseri umani moderni adottano una nuova storia che cambierà il loro comportamento in modo tale da prosperare piuttosto che quando l’insostenibilità si manifesta in azione”.

Ciò che mi affascina è il modo in cui questa idea di essere più efficaci atrraverso il non essere esplicitamente politicizzati sta guadagnando impulso. E’ scritto nella storia degli Indipendenti da parte di Frome di cui sentiremo parlare la prossima settimana. E’ l’invito che ho ricevuto per parlare a Salisbury un paio di settimane da parte di un misto di consiglieri che rappresentano tutto lo spettro politico e da parte di alcune persone locali che vogliono far partire la Transizione ma si rendono conto che il Comune non potrebbe farlo. E’0 scritto nel Progetto Economico per Totnes, creato con una coalizione di soggetti interessati locali.


Quindi, per rispondere alla domanda che ci da l’avvio questo mese, “la Transizione è politica?”, la risposta è sì. Profondamente. Ha il potere di trasformare le comunità, le economie, riportere il potere a livello locale, incoraggiare le comunità ad essere proprietarie dei propri patrimoni e ad avere più controllo sul proprio destino economico. Per creare nuovi sistemi alimentari, economici, modelli educativi e ancora e ancora. Conoscete queste cose. Questo è profondamente, visceralmente politico. Ma non lo è esplicitamente. Agisce al di fuori del radar e questo conta davvero. Ma la domanda

Ma poi si pone la domanda, quando il discorso della Regina dà, fra le altre cose, alle aziende di fracking il potere di trivellare sotto casa vostra senza il vostro permesso, la vostra migliore opzione è quella di riunire i vostri vicini per ridurre il vostro uso di energia e dar vita ad un’azienda energetica comunitaria (come recentemente avvenuto a Balcome), o fare lobby e protestare? E qual è, alla fine, la soluzione più ‘politica’? Gustatevi il mese.

 

 

Rob e il “dibattito” sul clima

Salve a tutt*,
un insolitamente battagliero Rob Hopkins discute con i dirigenti della BBC il concetto di “dibattito” sul cambiamento climatico. Rob scrive una lettera alla BBC dopo che questa ha ospitato in una sua trasmissione l’opinione sul clima di una persona che non ha nessuna competenza sul tema e che sembra, invece, avere interessi di altro tipo. La BBC risponde, ma Rob non è affatto convinto e replica di nuovo. Un esempio classico di come il dibattito sul clima in realtà non esiste, ma viene alimentato da posizioni che non hanno alcuna base scientifica. Ma lascio la parola a Rob che si esprime molto meglio di me.

Buona lettura.

Lettera aperta di Rob Hopkins alla BBC sull’apparizione televisiva di Lord Lawson a “Today Programme”

Da “Transition Network”. Traduzione di MR


A Jamie Angus, editore, di Today Programme.  13 febbraio 2014

Caro Jamie,

scrivo per protestare con la massima fermezza riguardo al vostro pezzo del programma di questa mattina sul cambiamento climatico e l’attuale alluvione che aveva come ospiti Sir Brian Hoskins e Lord Nigel Lawson. Vi scrivo sia per mio conto che per conto del Transition Network, un’organizzazione di beneficenza che sostiene migliaia di comunità nel mondo che intraprendono azioni pratiche positive e locali in risposta alla crisi climatica e per le quali la distrazione presentata da tali articoli è profondamente inutile. La maggioranza schiacciante della scienza peer-reviewed sul clima accetta che l’attività umana riscalda il clima. L’IPCC ha revisionato tutta la scienza pubblicata sul cambiamento climatico ed ha concluso:

Il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile e, dagli anni 50, molti dei cambiamenti osservati sono senza precedenti in millenni. L’atmosfera e l’oceano si sono riscaldati, le quantità di neve e ghiaccio sono diminuite, i livelli del mare sono saliti e le concentrazioni di gas serra sono aumentate. Ognuno degli ultimi tre decenni è stato più caldo sulla superficie terrestre di qualsiasi altro decenno precedente dal 1850.

Eppure, Lord Lawson ha ripetutamente dichiarato le sue credenze secondo cui il cambiamento climatico è “una credenza senza nessuna sostanza scientifica seria” e oggi ha sostenuto che non c’è collegamento con il meteo estremo e l’alluvione dei giorni scorso. Tuttavia, un rapporto del 2012 pubblicato da DEFRA ha identificato le alluvioni come la più grande minaccia al Regno Unito posta dal Cambiamento climatico, con fino a 3,6 milioni di persone a rischio per la metà del secolo. Ogni grado Celsius di riscaldamento porta alla capacità dell’atmosfera di contenere il 7% in più di umidità rispetto a prima (come mostra questo saggio dalla rivista Climate Research) ed abbiamo già fatto aumentare la temperatura di 0,8°C rispetto ai livelli preindustriali. La signora Julia Slingo, presentando un rapporto del Met Office sulla recente alluvione, ha detto sabato al programma World at One:

Tutte le prove suggeriscono che c’è un collegamento col cambiamento climatico. Non c’è prova che contrasti con la premessa di base che un mondo più caldo porterà a precipitazioni piovose più intense su base giornaliera o anche oraria”.

Le mie obiezioni specifiche sono le seguenti: Continua a leggere

Rob e le “Comunità Resilienti”

rob transition

Ci voleva un evento inaspettato e significativo, come la decisione della Fondazione Cariplo di incentrare una delle sue linee di bando 2014 sul tema delle “Comunità Resilienti”, per fare arrivare Rob Hopkins a Milano.

COMUNITA’ RESILIENTI
L’occasione è ghiotta e inconsueta, non solo perché testimonia il fatto che certi temi stiano diventando patrimonio anche delle istituzioni, ma anche perché speriamo questo sia l’inizio di un cambio di atteggiamento più generale delle fondazioni italiane.

La Fondazione Cariplo ha costruito il suo bando in autonomia, non c’è stato un interessamento diretto del movimento, ma è chiaro (ed esplicitato nel bando stesso) che l’esperimento delle Transition Towns è stato una delle principali fonti di ispirazione.

Si tratta quindi di un momento da celebrare, sono quei piccoli punti di svolta con cui si costruisce il cammino della Transizione. È bello che Rob abbia accettato l’invito della Fondazione a passare una giornata a Milano per una “lecture” pubblica che si terrà giovedì 13 marzo dalle 15:30 alle 17:30 al Centro Congressi della Fondazione Cariplo in via Romagnosi, 8 a Milano.

VEDIAMOCI TUTTI LI’
A questo punto, visto che la sala è grande e le occasioni per incontrare Rob poche, vediamoci lì e diamo un segnale di rinforzo all’idea che vadano investite risorse su questi aspetti fino ad oggi completamente trascurati.

Non sempre una sala piena è segno che le cose stanno funzionando, ma questo è uno di quei casi in cui potrebbe trasformarsi in un messaggio importante, quindi mi sento di dirvi, se ce la facciamo, riempiamola! Fate circolare la notizia il più possibile e invitate chi ritenete opportuno. Facciamola diventare una festa, ok?

Se volete esserci, basta registrarsi utilizzando questo link.

LA TRANSIZIONE IN LOMBARDIA
A tutti coloro che si interessano di Transizione in Lombardia rivolgo l’invito a studiare il bando con attenzione perché si tratta di una buona opportunità per costruire azioni sul territorio che, per una volta, potrebbero avere alle spalle qualche risorsa economica. Un’occasione da cogliere al volo.

Spero di vedervi a Milano.

Su un aereo per fermare il CO2

Salve a tutte/i,

eccovi uno splendido spunto di Rob Hopkins per riflettere sulle nostre scelte. Quando può essere utile al processo, dovremmo essere capaci di fare anche cose che ci sembrano apparentemente sbagliate, o che vanno contro il nostro modo di sentire e le nostre scelte. La resilienza è adattamento a ciò che la vita ci pone di fronte, unita alla capacità di pensare a lungo termine.

Magari a nessuno di noi si è presentata una possibilità come questa che si è presentata a Rob, ma potrebbe essere utile calare la situazione che lui ci descrive nella nostra esperienza specifica, per capire dove anche noi potremmo tirare le leve giuste e dalla parte giusta. E poi, chi lo dice che non potrebbe capitarci una situazione simile?

Buona lettura e… non prenotate un volo dopo aver letto questo articolo!


Perché marco il passaggio a 400 ppm tornando su un aereo

Di Rob Hopkins

Da “Transition Culture”. Traduzione di MR



Nel novembre del 2006, ero seduto in fondo al cinema Barn, a Dartington, e guardavo “Una scomoda verità”. Quel film ha avuto un tale impatto su di me allora, che avevo deciso che semplicemente non potevo lasciare quel cinema senza marcare l’evento facendo un qualche cambiamento nella mia vita. Ho deciso quella sera di non volare più e non ho più preso un aereo da allora. Ho svolto un ruolo attivo nel sostenere la crescita di un movimento internazionale in 40 paesi da allora, partecipando a innumerevoli workshop e discusso la Transizione a livello internazionale via Skype e discorsi pre-registrati, in molti dei quali comincio parlando di quanto carbonio ho risparmiato non viaggiando di persona. Tuttavia, ho visto recentemente il film “Chasing Ice”, e questo ha avuto, se non altro, un impatto ancora più viscerale di “Una scomoda verità”. La mia decisione dopo averlo visto, rafforzata dal recente passaggio per la prima volta a 400 ppm di CO2 in atmosfera, è stata che fosse tempo di tornare su un aereo e voglio utilizzare questo post per raccontarvi il perché.

Quando sono nato, la concentrazione atmosferica di CO2 nell’atmosfera terrestre era di 325,36 ppm. Avevo 19 anni quando ha superato le 350 ppm per la prima volta, il livello che scienziati del clima come James Hansen sostengono essere la concentrazione più alta possibile se vogliamo “preservare un pianeta simile a quello sul quale si è sviluppata la civiltà ed al quale si è adattata la vita sulla Terra”. Quando, nel 2004, sono stati seminati i primi semi della Transizione, nel momento in cui ero seduto coi miei studenti al Further Education College di Kinsale (Irlanda) a guardare The End of Suburbia, ci trovavamo a 376,15 ppm. Nel giorno in cui è partito questo blog col suo primo post, ci trovavamo a 378,29 ppm. Quando ho visto “Una scomoda verità”, era a 380,18 ppm. Il giorno in cui è stato fondato ufficialmente il Transition Network avevamo raggiunto le 386,40 ppm. Il

Il giorno in cui ho lasciato Venezia lo scorso settembre, dopo la conferenza sulla Decrescita (alla quale ero andato in treno), guardando Venezia dal battello come quel gioiello straordinario che è, a pochi pollici sul livello del mare, le concentrazioni avevano raggiunto le 391,06 ppm.

The rise in atmospheric CO2 concentrations during my lifetime (http://www.esrl.noaa.gov/gmd/ccgg/trends/#mlo_data).

Un paio di settimane fa abbiamo superato, per la prima volta, 400 ppm. E’ solo un numero, ma ha avuto un profondo impatto su di me, una linea sulla sabbia che fa riflettere, uno schiaffo in piena faccia profondamente inquietante da parte della realtà. Come dice Joe Romm su Climate Progress:

Certo, visto che siamo arrivati a 400 ppm per la prima volta nell’esistenza umana senza nemmeno un piano per evitare i 600 ppm, o gli 800 ppm e quindi i 1000 – senza nemmeno una discussione nazionale o una protesta da parte della cosiddetta intelligentia – vale la pena di chiedersi, perché? C’è qualcosa di innato nell’Homo “Sapiens” che ci rende dimentichi dell’ovvio?

Questo significa che gli attuali livelli di CO2 nell’atmosfera sono di gran lunga maggiori di quanto lo siano stati perlomeno negli ultimi 4,5 milioni di anni. Il grafico sotto mostra come le concentrazioni siano fluttuate durante gli ultimi 800.000 anni. Per via del contesto, 30.000 anni fa, l’uomo di Cro-Magnon era fiorente, cacciava, raccoglieva e dipingeva le pareti delle grotte. Il Guardian ha creato una splendida infografica che racconta la storia delle 400 ppm e cosa significano in modo molto ben comprensibile. Come dice Damien Carrington sul The Guardian “l’ultima volta che c’è stata così tanta CO2 in aria è stato diversi milioni di anni fa, quando l’Artico era senza ghiacci, la Savana si è diffusa sul deserto del Sahara e il livello del mare era fino a 40 metri più alto di oggi”.

Nonostante tutti gli sforzi dei movimenti verdi, delle iniziative di Transizione, di una moltitudine di conferenze internazionali e di inutili accordi, l’aumento è continuato inesorabilmente. Mostra piccoli segni di rallentamento, l’International Energy Agency ha avvertito lo scorso anno che il mondo è sulla strada per un aumento delle temperature di almeno 6 °C per il 2100.

Carbon dioxide concentrations for the last 800,000 years (http://keelingcurve.ucsd.edu/)

So che la mia scelta di non volare più ha ispirato molta gente a fare la stessa cosa, ma ha avuto un qualche impatto in termini assoluti sull’aumento dei livelli di emissione? Chiaramente no. Ma è stata la cosa giusta, finora, da fare? Assolutamente. Un affascinante saggio di Joakim Sandberg dal titolo Le mie emissioni non fanno differenza ha esplorato questo tema. Egli scrive:

Il mio consiglio è che abbiamo un obbligo collettivo di cambiare i nostri modi e questo obbligo collettivo potrebbe essere parzialmente separato dall’obbligo individuale. Mentre il mio volare o non volare non fa differenza, dovrebbe essere considerato, il cambiamento climatico potrebbe essere evitato se tutti cambiassimo i nostri modi. Ma allora sembra plausibile dire che noi agiamo in modo sbagliato come collettività, anche se nessun guidatore o passeggero di aerei non stesse facendo niente di sbagliato. Questa visione potrebbe essere ulteriormente spiegata dicendo che la questione morale può essere posta almeno su due livelli, con riferimento implicito ai diversi tipi di attori. Una cosa è chiedersi “Cosa dovrei fare?”, ma chiedersi “Cosa dovremmo fare?” è una cosa molto diversa e le risposte potrebbero non essere sempre convergenti.

Il fatto è che in un momento della storia in cui abbiamo disperatamente bisogno di tagliare in modo netto le emissioni, abbiamo tutti la responsabilità di rivalutare il comportamento che intraprendiamo e che rende normale, per le persone intorno a noi, modi di agire che generano alti livelli di emissioni. Come dice Sandberg, “mentre potrebbe non essere proprio sbagliato per me guidare o volare, potrebbe però essere sbagliato per noi farlo e dobbiamo per questo trovare modi per coordinare i nostri sforzi ambientali in modo più efficace”. Continuerò a non volare per le vacanze o per ragioni familiari, alle conferenze, praticamente quasi per nessuna ragione. Tuttavia ho deciso, dopo discussioni con le persone con le quali lavoro, che superare le 400 ppm, la portata della crisi climatica, significa che è tempo di tornare su un aereo, nel caso in cui i benefici possano essere considerati come maggiori degli impatti. Circa il 25% delle emissioni mondiali provengono dagli Stati Uniti, il più grande emettitore mondiale di biossido di carbonio. Di recente ho avuto una conversazione toccante con una persona che negli Stati Uniti lavora per un’organizzazione che finanzia i gruppi che agiscono sul cambiamento climatico e che è molto ben collegata politicamente negli Stati Uniti. Lei mi ha detto, con la voce rotta dall’emozione, che aveva la sensazione, dai sui colloqui con gente che conosce alle Nazioni Unite e di altre organizzazioni, che sembra esserci un consenso nel dar loro altri 18 mesi, al massimo 2 anni, e poi il finanziamento e quindi lo sforzo politico passeranno dalla mitigazione all’adattamento e la difesa. Lo dirò ancora. Il finanziamento e lo sforzo politico passeranno dalla mitigazione all’adattamento e la difesa. O, per dirlo con altre parole, si arrenderanno. Il consenso passerà al presupposto che sia troppo tardi. Ufficialmente. L’imminente briefing della Casa Bianca sullo stato del ghiaccio Artico e le sue implicazioni probabilmente non sarà di aiuto, data la gravità e l’apparente irreversibilità della situazione. Mi rifiuto di accettare che lo sbilanciamento a 500 ppm, 600 ppm, 800 ppm sia una cosa inevitabile. Mi rifiuto di accettare, come ha cercato di dire Nigel Lawson nel suo dibattito con l’incredibilmente paziente Kevin Anderson alla trasmissione radiofonica di Jeremy Vine di recente, che fare qualcosa per il cambiamento climatico impatterebbe sulla crescita economica e quindi non dovremmo disturbarla. Mi rifiuto di essere d’accordo con Peter Lilley che l’unico modo di preservare la nostra economia si di permettere il fracking per il gas senza restrizioni e ovunque l’industria del gas decida di voler perforare perché “non ci sono semplicemente tecnologie rinnovabili disponibili che ci possiamo permettere per rimpiazzare i combustibili fossili”. Mi rifiuto di accettare che non possiamo fare un po’ meglio di quanto facciamo ora e che le comunità abbiano solo un ruolo passivo da giocare nel fare qualcosa per questo col lavoro vero fatto dai governi e dalle aziende. Mi rifiuto di arrendermi finché c’è ancora una possibilità.

Così, quando mi è arrivato un esplicito invito a parlare ad un incontro dai più grandi finanziatori filantropi al loro incontro negli Stati Uniti, e l’opportunità di presentare loro con la Transizione un modello dal basso, un’azione condotta dalla comunità e di spiegare come la Transizione si sia sempre più concentrata sulla creazione di una nuova economia, di proprietà della gente, a beneficio della gente, del clima e del futuro, ho dovuto pensarci due volte. Questa è proprio un’opportunità straordinaria di provare ed influenzare la mentalità della gente che ha il potere e la capacità di sostenere significativamente le comunità, e di altri attori cruciali, che hanno bisogno di agire per fare un vero e rapido passaggio così necessario. Ci ho pensato a lungo e duramente.

E sono giunto a un punto, anche questo attraverso discussioni con altra gente qui al Transition Network e con discussioni coi nostri amici di Transition US e del Post Carbon Institute, di sentire che valga la pena di andare e salire su un aereo per fare il viaggio, nella (probabilmente ingenua) speranza che questo possa seminare qualche seme di una nuova direzione nelle menti di qualcuno dei più importanti finanziatori statunitensi, dare una spinta a Transition US, elevarne il profilo, facendo quello che posso per provare e sostenere ciò che sta già avvenendo lì. Mi aspetto di tornare spremuto come una spugna. Questo non apre la porta al volare qua e là. Questo è un invito molto particolare che è stato valutato interamente nel merito.

Cosa faccio adesso? Molti dei movimenti, idee, persone e progetti che mi hanno ispirato durante gli ultimi 20 anni sono venuti dagli Stati Uniti. Avvengono cose straordinarie laggiù, progetti ispirati, grandi movimenti, reti incredibili. Ma se la Transizione può portare qualcosa di energizzante, qualche intuizione dal proprio esperimento globale di 7 anni, qualche tipo di rinnovato ottimismo sul fatto che il cambiamento è possibile, qualcosa, qualsiasi cosa, allora sembra valere la pena farlo, prima che la finestra di possibilità si chiuda.


Ciò che mi tormenta ogni giorno, e non c’è dubbio che lo farà per il resto dei miei giorni, è cosa dirò ai miei nipoti quando mi chiederanno cosa ho fatto durante il tempo in cui il cambiamento climatico poteva essere messo sotto un qualche tipo di controllo, quando i cambiamenti necessari potevano essere messi in atto per creare una cultura a basso tenore di carbonio, resiliente e prosperosa che nutrisse le culture umane. Sono stato efficace come potevo essere? Ho fatto tutto ciò che potevo? Avendo riflettuto su questo per un po’ di tempo, sembra meschino declinare un’opportunità che potrebbe potenzialmente avere un impatto di gran lunga più positivo di quello negativo del volo. Così, a un certo punto a fine settembre, sembra che farò quel viaggio. Piuttosto, quello che farò quando sarò lì deve ancora essere concordato (anche se ovviamente vi farò sapere). Se questo avrà un qualche impatto significativo è ancora meno certo. Ma deve essere fatto, quindi lo faccio.

Le statistiche della concentrazione di CO2 provengono dal sito web dell’Earth System Research Laboratory, da misurazioni prese alla stazione di ricerca di Mauna Loa.

Twitter libro in Transizione

Oggi Rob Hopkins ha annunciato sul suo blog Transition Culture che è di prossima pubblicazione un nuovo libro sulla Transizione, il titolo sarà “The Power Of Just Doing Stuff” traducibile in “Il Semplice Potere del Fare”.

La novità, attenzione, è che sarà pubblicato interamente su Twitter. Questo è causato dalla crisi che attanaglia tutti comprese le case editrici. Green Books, editore del libro di Rob, vuole tentare questa strada pur riconoscendo le ovvie criticità ma anche le opportunità che Twitter offre come la maggiore viralità nella diffusione e andare incontro alla sempre minore capacità di concentrazione di chi naviga (si parla di pochissimi secondi).

A partire da oggi potete ricercare l’hashtag #pojds su Twitter e piano piano fare vostre le idee della Transizione come l’irrigazione goccia a goccia disseta le piante.

Il progetto pare stia ricevendo qualche disappunto da parte di chi teme per la lunghezza (il libro è composto da 183,056 caratteri da suddividere in tweet che contengono 160 caratteri massimo compreso l’hashtag #pojds, vogliono dire circa 3 anni e mezzo per la completa publicazione) o non è iscritto a Twitter (più facilmente risolvibile). Molto apprezzamento invece da parte dei traduttori che potranno diluire il loro lavoro nel tempo e da parte dei grandi utilizzatori di twitter che avranno materiale da diffondere per lungo tempo.

Non resta che augurare un buona pesca nel mare di cinguettii 😉

Kevin Anderson in italiano

Mettetevi comodi, è lunghetta. Buona lettura.

Intervista a Kevin Anderson: “Riduzioni rapide e profonde delle emissioni potrebbero non essere facili, ma da 4 a 6°C in più sarebbe molto peggio”

Di Rob Hopkins. Da “Transition Culture”.

Kevin Anderson è il Vice Direttore del britannico Tyndal Centre ed è un esperto di tendenze delle emissioni di gas serra. Egli darà la lezione annuale al Cabot Institute, ‘Abiti Reali per l’Imperatore’ il 6 novembre a Bristol, che registra già il tutto esaurito. Speravo di essere in grado di andarci e di farvi una relazione qui, ma non posso più, quindi in sostituzione, ho parlato la scorsa settimana con Kevin via Skype. Gli sono molto grato per il suo tempo e per questa intervista onesta, vigorosa e che fa pensare.  Continua a leggere

Ode a una quercia caduta

Di Rob Hopkins.
Da “Transition Culture”.

La scorsa settimana sono uscito per un giro in bici con mio figlio di 10 anni. Sul sentiero, una grande quercia era caduta durante un recente temporale a bloccare il passaggio. La parte centrale era stata rimossa, quindi il sentiero poteva essere percorso, ma il resto dell’albero era ancora lì su entrambi i lati del sentiero. Da un lato, il grande tronco tagliato era ad altezza d’uomo ed era una visione notevole a passarci vicino. Di particolarmente notevole c’era il fatto che la quercia era diventata ispirazione per un po’ di piacevole creatività, una vera celebrazione della vita di questo albero enorme e bello. Qualcuno ha scritto una poesia, “Ode alla Quercia” e l’ha attaccata sulla superficie del taglio. Eccola:

Ode alla Quercia
Antico, silenzioso gigante
Verdi foglie e d’oro
Ruvido all’esterno e liscio dentro
Grazie per l’ombra dal Sole
Per il riparo dalla pioggia.
Cibo per uccelli e scoiattoli
Grazie per aver dato senza ricevere.
Guardando le generazioni passare
Sempre lì, notte e giorno, giorno e notte,
Non ti abbiamo nemmeno notato, sei stato lì così a lungo.
Anche cadendo continui a dare,
Legno per travi, tavole, sedie e case,
Offrendoci ancora riparo.
Noi ti ringraziamo.
Anonimo

 L’altra cosa, che a un primo sguardo era difficile da vedere, era che qualcuno aveva pazientemente contato tutti gli anelli, scrivendo date chiave mentre tornava indietro nella vita dell’albero fino al 1835,quando è per la prima volta spuntato come giovane alberello.

Questo ha portato ad alcune belle conversazioni con mio figlio: “tu sei nato qui”, “io sono nato qui”, “tua nonna è nata qui”, “la Prima Guerra Mondiale è stata qui” e così via. E’ come se l’autobiografia dell’albero fosse stata messa a nudo, un sguardo intimo nella storia di quel piccolo angolo del mondo. Siamo stati parecchio di fianco all’albero, guardando come è cresciuto a diverse velocità e tempi, alle ragioni di questo, al perché il legno era meno denso all’esterno, a quanto dovesse essere grande l’albero in tempi diversi.

Per quel breve momento, eravamo raccolti nella celebrazione delle vita di una sentinella silenziosa ed aggraziata delle vita locale, un distinto residente locale che ha fatto così tanto per la qualità della vita della comunità locale. Siamo stati in grado di celebrare i suoi inizi, il forte alberello che è diventata e il robusto pilastro dell’ecosistema locale che è divenuta, sostenendo molte centinaia di specie locali, costituendo il suolo e immagazzinando carbonio a beneficio delle generazioni future. E’ stato un incontro che abbiamo apprezzato ed onorato, proprio come dovrebbe essere.

La Transizione nel Nord e nel Sud del Mondo

Salve a tutte/i,
ancora refusi da Venezia ed ancora da parte di Rob Hopkins. Da amante antico dell’America Latina e dei suoi mille popoli dalla profonda saggezza, non potevo mancare di proporvi questa intervista. Credo che ci troverete diversi spunti di riflessione su come le nostre azioni siano profondamente legate ad ogni cosa che succede in questo pianeta. Inoltre troverete alcuni elementi di quello che viene chiamato il Buen Vivir, che un po’ il concetto di Transizione nato ed adattato alle peculiarità di quelle terre e culture.

Buona lettura. Continua a leggere

La Transizione a Venezia 2012 – video

Ecco i video tratti dalla Conferenza Internazionale di Venezia 2012 in cui nello specifico si parla del Movimento delle Transition Towns.

Questa la videoripresa della conferenza di apertura del 19 settembre in cui Rob Hopkins parla dal 1:48:20

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=3kZJO9KrovE&feature=player_embedded]

Mentre il video della tavola rotonda delle associazioni italiane impegnate nel cambiamento della plenaria di sabato 22 alle 19.30 lo trovate tra tutti i video visibili a questo link. Si parla dell’approccio TT in Italia a partire dal 25:45 (in poco più di 5 minuti).

Da vedere anche la conferenza sugli scenari (Venerdì 21 Settembre 2012 – 17.15 – 19.30 – Focus Discussion – Afternoon Plenary)  in cui oltre a Luca Mercalli e Ugo Bardi, parla anche Erik Assadourian del World Watch Institute.

Buona visione !