La Transizione va a scuola: l’esperienza dell’Istituto Teodoro Gaza di San Giovanni a Piro

“Instillare consapevolezza a un bambino è come seminare querce. Bisogna solo avere pazienza.” Anonimo Cilentano

Riportiamo un articolo pubblicato su Il Cambiamento come esempio di un possibile percorso di transizione che prenda avvio dalla scuola.


A San Giovanni a Piro, l’Istituto scolastico comprensivo Teodoro Gaza, è la prima scuola in Italia ad aver approvato un Piano dell’Offerta Formativa ispirato alla transizione con l’obiettivo di formare cittadini resilenti. Sono stati inseriti ufficialmente nella programmazione didattica i principi permaculturali e i modelli necessari per affrontare il futuro di una civiltà Post Carbon.

Le attività all'aperto del Teodoro Gaza

Se il comune italiano di Monteveglio, nel 2009, è stato il primo ad adottare una Delibera Ufficiale sul picco del petrolio, nel comune di San Giovanni a Piro1, l’Istituto Comprensivo Teodoro Gaza2 (scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado), nel corso del 2010, è stato la prima scuola d’Italia a essersi interessata ufficialmente e in maniera approfondita di picco del petrolio e di resilienza della comunità locale.

L’Istituto è già da tempo particolarmente attento all’ecodidattica, ai principi dello Zero Waste (Rifiuti Zero) e al suo interno sono presenti da alcuni anni un orto sinergico e laboratori didattici di autoproduzione, riparazione e recupero delle conoscenze tradizionali locali.

Il processo di transizione ha preso il via a fine giugno 2010 all’interno del seminario Il ruolo della scuola nella costruzione del progetto di vita e di una comunità sociale, con l’ingresso nella biblioteca scolastica del Manuale pratico della transizione e delle prime bozze tradotte di Post Carbon Cities3, testi e risorse che hanno ispirato inizialmente la Preside Maria De Biase4.

Un successivo incontro (Transition Talk) organizzato da Transition Italia, al quale hanno partecipato tutto il corpo insegnante e i collaboratori scolastici, e il positivo dibattito che ne è seguito, hanno permesso la stesura del nuovo Piano dell’Offerta Formativa5 (POF)

2010-2013 a cura del professore Aniello Mautone6. Il POF è un atto pubblico (e ufficiale) dell’Istituto, del quale quella che segue è una sintesi, ottenuta estraendone i passaggi più significativi:

— Di fronte ai cambiamenti e alle sfide globali che cambieranno radicalmente il mondo in cui vivranno i nostri figli e i nostri nipoti, la scuola ha il dovere di fare tutto ciò che è possibile perché i cambiamenti siano governati e non subiti.

— Le iniziative e le attività del POF prendono il via dalle strategie elaborate dal Movimento delle Città di Transizione per affrontare i problemi del picco del petrolio e del riscaldamento globale a livello di comunità, e dai suggerimenti del Post Carbon Institute su come affrontare detti problemi.

— I progetti di Transizione mirano a creare comunità libere dalla dipendenza dal petrolio e fortemente resilienti attraverso la ripianificazione energetica e la rilocalizzazione delle risorse di base della comunità (produzione del cibo, dei beni e dei servizi fondamentali). Prevedono processi governati dal basso e la costruzione di una rete sociale e solidale molto forte tra gli abitanti delle comunità. La dimensione locale non preclude però l’esistenza di altri livelli di relazione, scambio e mercato regionale, nazionale, internazionale e globale.

— La volontà del POF è quella di far nascere a San Giovanni a Piro, con la spinta della scuola, l’aiuto del Comune, delle associazioni e di quanti operano a vario titolo sul territorio, un grande esperimento di riprogettazione progressiva del paese con l’obiettivo di adattarsi e cogliere le opportunità di uno scenario in cui le risorse naturali ed energetiche saranno meno disponibili, dando al contempo il concreto contributo alla riduzione delle emissioni di gas serra.

L'orto sinergico didattico

— L’idea dell’Istituto Comprensivo di San Giovanni a Piro di creare un orto sinergico per ogni plesso, che dia frutta di stagione e ortaggi alle rispettive mense, si ricollega al filone della Permacultura (coltura permanente, equilibrata ed inesauribile, non consumistica) e alle ricerche relativamente recenti sull’impoverimento del suolo a causa dell’abuso-uso agricolo meccanico-chimico da parte dell’uomo.

— I principi per la progettazione della civiltà di transizione sono:
• Lavorare con e non contro
• Tutto influenza tutto
• Riflettere prima di agire e fare il minimo cambiamento per ottenere il massimo risultato
• Gli errori sono occasioni per imparare
• Ogni elemento in un sistema naturale svolge almeno 3 funzioni
• Ogni funzione deve essere supportata da più di un elemento
• Il tutto è più della somma delle parti
• Ogni problema contiene in sé la soluzione: trasforma i limiti in opportunità
• Favorire la biodiversità: agire in modo da aumentare le relazioni fra gli elementi piuttosto che il numero di elementi ed accelerare i processi trasformativi.
• Minimizzare l’apporto di energia esterna, progettando sistemi che sfruttano le risorse presenti in loco, riciclare e riutilizzare il più possibile
• Pianificare gli sviluppi futuri

— I principi etici delle comunità di transizione che si intendono adottare sono:
• Prendersi cura della terra
• Avere cura dell
e persone
• Limitare il nostro consumo alle nostre necessità per condividere in maniera equa e solidale le risorse della Terra

— In particolare il P OF intende portare all’attenzione della comunità scolastica e civile sangiovannese le conseguenze dell’utilizzo del petrolio e dei combustibili fossili per affrontare le peculiarità di un Piano di Decrescita Energetica che renda San Giovanni a Piro un comune Post Carbon.

— Nonostante la criticità del momento, nelle trasformazioni che verranno risiedono grandi opportunità da cogliere per migliorare la qualità della vita di tutti i nostri cittadini; l’attuazione di un percorso formativo e istituzionale partecipato che preveda il coinvolgimento diretto dei cittadini, partendo dalla scuola e dagli alunni; la promozione dell’efficienza energetica degli edifici, attraverso lo studio di nuove tecniche costruttive (case di paglia, impianti fotovoltaici e solari, termici); la promozione presso la cittadinanza della consapevolezza dei limiti di un’idea di sviluppo basata su risorse illimitate e della necessità di riconvertire un’economia basata sui combustibili fossili e ad alto consumo di risorse non rinnovabili; l’adozione di stili di vita sobri e sostenibili; l’incentivazione di politiche di rispetto del territorio e della natura come strumento di compensazione delle emissioni di CO2.

[1] San Giovanni a Piro (450 slm) è un paese di 3865 abitanti all’interno del Parco Nazionale del Cilento in provincia di Salerno. È stato nel Medioevo un importante centro culturale del Meridione grazie alla presenza del Cenobio Basiliano. Il suo territorio, attualmente di 37 kmq, comprende, oltre a varie sorgenti naturali e corsi d’acqua, la Riserva Marina della Masseta e la vetta del Monte Bulgheria (1225 slm), un sorprendente massiccio calcareo affacciato sul mare. Grazie alla bassa densità abitativa, ampie porzioni del Comune sono rimaste integre, in modo particolare per quanto riguarda la biodiversità vegetale.

L'umanista Teodoro Gaza

[2] Teodoro Gaza (Tessalonica, circa 1415 – San Giovanni a Piro, 1475) seguì da giovane gli studi medici e si specializzò nella traduzione di testi scientifici, facendo conoscere in particolare, per la prima volta in Occidente, le opere zoologiche di Aristotele e quelle botaniche di Teofrasto, influenzando notevolmente lo sviluppo delle scienze biologiche dei secoli XV e XVI. Negli ultimi anni della sua vita Teodoro Gaza si prese cura del Cenobio Basiliano e della comunità del paese di San Giovanni a Piro, scrivendone gli Statuti rimasti in vigore fino al 1806.
[3] Il testo di questo articolo è estratto dalla edizione italiana 2011 di Post Carbon Cities: come affrontare l’incertezza energetica e climatica, acquistabile da qualche giorno sul sito di Edizioni Idea. L’edizione digitale 2010 è scaricabile integralmente su www.indipendenzaenergetica.it
[4] Maria De Biase, Preside dell’Istituto Teodoro Gaza, è nata a Napoli da una famiglia di contadini. Laureata in lettere è profonda conoscitrice del degrado socio-ambientale dell’hinterland napoletano. Ha acquisito numerose competenze specifiche in problem solving, gestione dei gruppi e comunicazione non violenta, in modo particolare all’interno di contesti socialmente disagiati. Ha seguito, sia come docente, che come discente, numerosi corsi di formazione tra i quali quelli di Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie, del Centro Italiano Studi Dinamiche Interpersonali e di Gruppo e dell’Università Internazionale della Nuova Medicina. Vive a Scario da alcuni anni ove segue le sue più grandi passioni, la cura della terra e la didattica. Email: dirigente@icteodorogaza.it – sito web istituto: www.icteodorogaza.it
[5] Il Piano dell’Offerta Formativa (P.O.F.) è il documento ufficiale con cui ogni scuola rappresenta la propria identità specifica, in relazione al contesto territoriale e culturale di appartenenza, con cui esplicita le proprie scelte educative fondamentali, le determinazioni in merito alla struttura del curricolo e alla definizione delle attività opzionali e le deliberazioni organizzative adottate. (M. Gennari, Didattica Generale, Bompiani, Milano 2002).
[6] Aniello Mautone insegna a San Giovanni a Piro come fiduciario del plesso di Scario. Bioarchitetto paesaggista e conservatore, ha competenze specifiche in urbanistica e gestione del territorio. È stato sindaco di Pisciotta tra il 1995 e il 2005 e ha ricoperto numerosi ruoli dirigenziali all’interno di istituzioni pubbliche nel campo della didattica, della legislazione e della tutela ambientale.

10 commenti
  1. Giorgio
    Giorgio says:

    Bel lavoro Dario. I miei complimenti alla Direttrice, al corpo insegnanti, al CDI e … la mia invidia ai genitori degli alunni!!!
    Bambini resilienti e accomunati dall’amore e la cura della terra. Non possiamo sperare di meglio.

  2. Gianni
    Gianni says:

    Fantastico! Mi convinco sempre di piu’ della necessità di agire e di coinvolgere altri a farlo. Ho una sorella insegnante in una scuola d’infanzia. Potrei provare e replicare l’esperienza nella sua scuola. A chi posso rivolgermi per un aiuto? Complimenti a tutti.

    • Cristiano
      Cristiano says:

      Gianni, mantieni l’entusiasmo, ma prenditi un po’ di tempo per prepararti bene prima… mi raccomando… :-)

  3. naomi
    naomi says:

    Che meraviglia! Un sogno poterlo fare da noi. Per ora ci stiamo organizzando per il piedibus e un piccolo orto nel giardino della scuola. Pare che anche in altri plessi stiano seguendo il nostro esempio e stiano sistemando i giardini ormai abbandonati da anni. Inizialmente serviranno per far stare i bimbi all’aria aperta, ma il passo verso degli orti scolastici è breve. Far entrare poi i prodotti nella mensa…un’utopia! Ma siamo uomini (e donne) di grandi speranze. Per ora porteremo il vostro magnifico esempio nel nostro sito, chissà che qualcuno non ne resti ispirato. Buon lavoro a tutti! e buona resilienza.

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