Fermarsi a riflettere

 

Non sempre ci prendiamo il tempo che servirebbe per interrogarci su quello che stiamo facendo, sul senso delle cose che ci girano attorno. In questi mesi il gruppo del Transition Network ha deciso di rielaborare la loro attività attraverso un periodo di riflessione profonda e di riconversione tra tutti i componenti della struttura.
Trovate in questo post di Sarah un riassunto di come questo processo si è svolto e nel filmato qui sopra Rob ha catturato le riflessioni personali dei partecipanti (tutto per anglofili), anche per chi non capisce la lingua, credo che il messaggio importante sia quello dell’importanza di fasi come questa.

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I Transition Training verso l’economia del dono

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di Ellen Bermann

I tempi stanno cambiando, la contrazione economica si sente e ci sono sempre più paure di non spendere al meglio i propri soldi (pochi o tanti che siano). Dall’altra parte, le meravigliose esperienze che hanno regalato i Transition Training (a noi come facilitatori e a chi ha partecipato alle oltre 30 edizioni precedenti) chiedono di essere replicate ancora tante volte. E vogliamo trovare il miglior modo per poterlo fare.

Cos’è l’economia del dono e perché praticarla?

Lo sappiamo, l’economia che segue i parametri tradizionali della competizione e della crescita infinita non funziona più e probabilmente è giunta al capolinea. Ma nel tempo ha provocato le sue ferite in noi, mettendo le transazioni monetarie prima delle relazioni umane. Spesso anche chi sta cercando di costruire un paradigma diverso, è ancora intrappolato in vecchi schemi e soffre per la dipendenza dal sistema. Schizofrenicamente si vaga dal spendersi per nobili progetti a titolo di volontariato e dall’altra si guadagna magari la pagnotta facendo lavori spesso dannosi e inutili. Ma quale alternativa? Ancora non lo sappiamo di preciso, ma in questa fase di transizione si può comunque sperimentare per fare le cose diversamente. L’economia del dono è una delle strade, ma ancora molto misconosciuta e mal interpretata. Proviamo ad aiutare a fare chiarezza. Nell’economia del dono non viene prefissato un prezzo o un compenso per un servizio o altro da parte di chi lo offre, ma chi ne usufruisce si assume la responsabilità di decidere se e come riconoscere e contraccambiare quanto ricevuto, in assoluta libertà (secondo le proprie possibilità nonché gradimento). In modo che possa funzionare c’è bisogno di FIDUCIA nelle proprie capacità e nelle persone che sapranno riconoscerle. Quanto più crederemo nell’ABBONDANZA e nella CONDIVISIONE, quanto più ci sarà FLUSSO che riuscirà a soddisfare i nostri veri bisogni. Economia del dono non significa necessariamente “a gratis” e un rifiuto di ricevere il vile denaro; quest’ultimo al momento rimane ancora almeno in parte necessario per vivere e per realizzare dei bellissimi sogni. Chi pratica l’economia del dono, riceve e dona in genere a progetti sociali e rigenerativi, convogliando il flusso monetario a sostegno di quello che vogliamo e non di quello che non vogliamo.

Una proposta ibrida

Al momento la nostra proposta è Continua a leggere

Le comunità resilienti a Bologna

Martedì 22 marzo 2016 dalle 18.00 alle 22.00, presso la sede di Volabò in Via Scipione dal Ferro 4 a Bologna, terremo il workshop .

LE COMUNITA’ RESILIENTI.
Le Città in Transizione: cosa sono e come possiamo favorirne lo sviluppo.

E’ un evento organizzato allo scopo di creare un ponte tra le iniziative di transizione e il variegato mondo del volontariato.  Oltre ad alcune parti teoriche utilizzeremo e sperimenteremo insieme alcuni metodi di facilitazione che utilizziamo abitualmente negli incontri di formazione e dei gruppi operativi.

Per maggiori informazioni e per iscrizione (è necessaria nonostante la partecipazione sia gratuita) cliccate sul seguente link:

http://www.volabo.it/news_evidenza.php?id=8453

 

 

Attenti al ciclone Zissi

Sta per arrivare una di quelle situazioni meteo classiche, per così dire da tempesta perfetta, le tipiche situazioni che causano problemi e dissesti un po’ su tutt’Italia, da nord a sud.

Si sta infatti formando un classico ciclone mediterraneo, Zissi la sua denominazione ufficiale, ampio e profondo, preceduto da una massiccia avvezione di aria calda e umida da sud. Ne ho già parlato ieri, in un articolo di anticipazioni sul sito Emilia Romagna Meteo, e oggi, nell’articolo di introduzione al bollettino per l’Appennino, che invito a leggere.

E’ una di quelle situazioni da seguire e monitorare attentamente. Non che sia una novità, la formazione di un ciclone di tipo extratropicale sul Mediterraneo, ma come ben sappiamo siamo in condizioni particolari. Veniamo da un inverno particolarmente mite, e di conseguenza anche le acque marine sono più calde del normale.  già in queste situazioni piover molto, ma se il mare è più caldo le nuvole saranno, semplificando, più cariche di “acqua precipitatabile”. In più il territorio è dissestato e ci sono vari problemi, quindi, mai come questa volta, seguite e non sottovalutate gli allerta meteo che saranno emessi nelle prossime ore.

La situazione organizzativa in Italia è purtroppo caotica al riguardo, gli allerta regionali seguono standard e sono su siti assai diversi. Il primo di cui abbiamo notizia è l’allerta della Provincia di Trento.

Per quanto riguarda l’Emilia Romagna, i siti di riferimento sono

Se sarà emesso, ne daremo notizia aggiornando questo post nonché su www.emiliaromagnameteo.com. Come detto, non sottovalutate la situazione, in particolare per l’Emilia i problemi maggiori potrebbero scaturire dal fatto che dapprima nevica a quote di media montagna e in parte collina, poi pioverà e parecchio, quindi oltre alla nuova pioggia ruscellerà a valle e nei bacini anche l’acqua di fusione della neve. Va da se che non è week end da fare escursioni in media e alta montagna o da fare sport nell’alveo e nelle golene di fiumi e torrenti.

riferendoci alla scala ideata per le comunità in transizione, che, importante, non sostituisce quelle ufficiali della protezione civile, potremmo considerarci, in Emilia Romagna, in una situazione in pieno del punto 2), ovvero “Attenzione 2 moderata: queste condizioni   possono comportare problemi nello svolgere la vita con i ritmi e i modi in cui siamo abituati, perché sono possibili eventi che, in qualche caso, possono comportare pericolo per persone e/o cose. “, ma la situazione potrebbe evolvere, quindi stay tuned e non abbassate la guardia ma rinforzate la resilienza locale.

 

UPdate 26.02.2016 ore 12:47 #allertameteoLIG

Ecco l’Allerta emanata da protezione Civile Regionale a seguito delle indicazioni del Centro Meteo Arpal. Domani verranno fornite le indicazioni relative alla giornata di domenica.

Pubblicato da Arpal su Venerdì 26 febbraio 2016

Update 26.02.2016 ore 16:30 emesso l‘allerta meteo Emilia Romagna, qui i dettagli

Clima? Ci manca il coraggio!

Qualche giorno fa sono stato ad intervistare il climatologo Kevin Anderson a Bruxelles. L’occasione mi è stata fornita da un evento organizzato al Parlamento Europeo da Marco Affronte (e colgo l’occasione per ringraziarlo di aver creato questa opportunità). Quella che vedete qui è la parte “pubblica” dell’intervista, ovvero realizzata per l’autosomministrazione di chiunque abbia voglia di vedersela (attivate i sottotitoli in italiano e segnalatemi eventuali correzioni).

Ho poi girato anche del materiale pensato per un uso in ambiente facilitato, una parte specifica per il lavoro sperimentale che con ANCI Emilia Romagna facciamo con gli amministratori pubblici, i tecnici, ecc. e una orientata a transizionisti con un bel po’ di lavoro interiore già macinato (direi che con il gruppo trainers di Transition Italia valuteremo come meglio utilizzarle).

Ci tenevo molto a fare questo lavoro con lui proprio perché è uno dei pochissimi climatologi che si azzarda a superare i vincoli di espressione che il ruolo accademico impone. È anche caratterizzato da quella pragmaticità britannica che è uno dei tratti di fondo dell’approccio di Transizione ed è con questo spirito che affronta anche i temi “difficili” come la geoingegneria o il nucleare. Come scoprirete all’inizio dell’intervista, la sua è una storia un po’ particolare, non è nato “professore” e credo che questo faccia un po’ la differenza.

Anderson è stato di una disponibilità incredibile e, in verità, lui non ha messo alcun limite all’uso del materiale anche quando quello che dice è decisamente doloroso. È una persona che ha raggiunto una consapevolezza profonda rispetto a questa incredibile fase storica, ha una visione sistemica molto ampia ed è riuscito a raggiungere una relativa pace interiore nonostante tutto.

Chiacchierare con lui mi ha aiutato parecchio, credo che tutte le persone più consapevoli si chiedano un giorno sì e uno no (o magari anche tutti i giorni) se vale ancora la pena di impegnarsi per il cambiamento, visto che è possibile che si siano già superati molti margini di sicurezza. Allora ogni tanto è importante trovare nella relazione con qualcuno che è al tuo stesso livello di comprensione dei problemi delle ragioni per non lasciare andare tutto.

Quindi direi che per il momento la risposta è no, non è ancora tempo di tirare i remi in barca, si può ancora fare tutto e si deve provare a farlo perché è giusto, perché è importante, perché è incredibilmente interessante e divertente. Troviamo il coraggio.

Cowspiracy e i mattoni per costruire una posizione assolutista

Salve a tutt*,

pubblico qui questa mia fatica di traduzione per diversi motivi. La complessità dovrebbe portarci ad evitare le soluzioni univoche e valide per tutt* ed ovunque. Negli ultimi tempi noto una montante diffusione di posizioni assolutiste riguardo alle scelte alimentari. Essendo il tema particolarmente controverso e complesso, ho deciso di tradurre questo lunghissimo articolo di critica al film documentario “Cowspiracy”.

Al suo interno ci sono numerosi spunti di riflessione sulla complessità del tema e che spesso non si riescono ad esprimere nemmeno in una lunga conversazione. Non che ci sia tutto, nonostante la lunghezza, ma già questo dà l’idea di come una posizione univoca nel campo della produzione e del consumo di cibo sia da evitare. Il mio intento, come quello di chi ha scritto l’articolo, non è quello di provocare i sostenitori del veganesimo, dei quali rispetto la sensibilità e la scelta, ma quello di mettere in campo la natura complessa e controversa del tema, soprattutto a beneficio di chi non ha fatto (o non ha fatto ancora) scelte in questo senso.

Il mio ‘take’ su questo tema, riassunto in poche righe, è questo: riduciamo quanto più possibile il consumo di carne, ma non dimentichiamo che gli animali sono imprescindibili nei cicli biologici e quindi anche nei sistemi agricoli. Ovviamente mi prendo la piena responsabilità, pur non essendo miei i contenuti dell’articolo, di quanto detto nel testo. L’articolo è lunghissimo, tuttavia mi sento di consigliare di leggerselo tutto, anche a rate.

Buona lettura.

Da “Dailykos”. Traduzione di MR 


Di Finchj

Cowspiracy- il segreto della sostenibilità, un documentario che esplora apparentemente gli effetti del bestiame sull’ambiente, è stato realizzato sette mesi fa. In qualche modo, forse a causa del fatto di essere un espatriato, mi sono perso il trambusto che ha generato. Le recensioni di solito hanno vita breve. Dopo che il furore iniziale si è placato, l’opinione pubblica di solito passa all’argomento successivo. Rendendomi conto di questa realtà, ma volendo comunque condividere i miei pensieri sul film e i suoi temi, ho optato per scrivere una risposta dettagliata piuttosto che una recensione. Cowspiracy è più di un semplice documentario che cerca di spezzare il silenzio delle organizzazioni ambientaliste su questi problemi. La conclusione del film non ha niente a che fare con la riforma di queste organizzazioni basate sull’appartenenza. Piuttosto, viene offerta una panacea: l’adozione globale di uno stile di vita vegano come “il solo modo di vivere in modo sostenibile ed etico su un pianeta con 7 miliardi di altre persone”. [-Kip Anderson 1:26:55 (1) Grassetto mio] Continua a leggere

Come è andato il Corso di Facilitatore della Transizione

Come preannunciato in un articolo in ottobre, novembre e dicembre a Bologna si è svolto il Corso di Facilitatore della Transizione.

Corso facilitatore della transizione gruppo testa-cuore-mani

A Bologna e dintorni in questi ultimi anni sono nate numerose iniziative locali di transizione (Monteveglio, Quartiere Lame di Bologna, San Lazzaro, Budrio, Pianoro, Calderara, San Giovanni in Persiceto, Bologna Dentro Porta, Funo) ed una iniziativa universitaria (Terracini in Transizione ad Ingegneria).  Oltre a questi gruppi, è sorto anche uno spazio di connessione, condivisione e supporto a livello provinciale denominato CAT Bologna (Centro di attivazione della Transizione) e poi evoluto in Comunità Bolognesi in Transizione.  Per portare avanti queste iniziative tante persone si sono cimentate nell’impresa di facilitare un gruppo “guida”, gruppi tematici, progetti concreti, nuove attività imprenditoriali.  Spesso questa impresa si è rivelata difficile, piena di sfide da superare ed ha richiesto l’apprendimento di nuovi metodi e strumenti.  Ma non è facile, per chi svolge questa attività nel tempo libero come forma di volontariato, avere il tempo e la motivazione necessaria per studiare e sperimentare nuovi approcci.

Per questo è nata l’esigenza di mettere a disposizione un percorso di formazione per tutti coloro che stanno sperimentando iniziative di transizione e che desiderano approfondire questi tematiche e grazie alla collaborazione con ASTER e la Climate KIC è nato il Corso di Facilitatore della Transizione.

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#COP21 9/12/2015 – cosa e quanto manca all’accordo

Luca Lombroso da Parigi

COP21 9/12/2015 – cosa e quanto manca all’accordo

Oggi, per non stancarmi troppo in vista dei round finale, ho deciso di concentrandomi sul seguire un paio di side event e di non stare a oltranza in plenaria alla sera, per vedere qualcosa di Parigi.


 
Il primo, “meat: the big omission from the talks on emission. Pubblic understanding and policy option” riguardava l’impatto della carne sui cambiamenti climatici e il fatto che è un argomento (come vedremo, non è il solo) fuori dai negoziati. Ne parlo in questa intervista-articolo, impressionante come ridurre del 30% il consumo di carne in Europa avrebbe un impatto di riduzione emissioni del 15-20%! E come g!uardiamo il dito, l’imballaggio, e sfugge la luna, il prodotto, che è il vero impatto ambientale- Insomma, acquistare carne al supermercato il problema non è la vaschetta ma la bistecca!
Event-flyerIl secondo, “”building a resilient Pacific through effecctive weather climate and early warning system” riguardava un sistema di allertamento meteo e di early warning system come fattore di resilienza e adattamento nelle isole e zone dell’Oceano pacifico più vulnerabili, come Isole Tonga, Vanuatu, in collaborazione col servizio meteo finlandese. Si è parlato della formazione e coinvolgimento della comunità, a partire dalle scuole, attrezzate con strumenti e info meteo varie. Alla fine non ho resistito dal fare due domande, una meteo “come affrontano il problema, che avviene in Italia, delle sempre più frequenti piogge intense in breve tempo con conseguenti flash flood”, la seconda provocatoria, chiedendo se anche da loro il meteorologo rischia le manette o la gogna pubblica… potevo chiedere se esistono le #meteobufale! Domande sostanzialmente senza risposta, salvo qualche sorriso e ironia!
Quanto ai negoziati, è uscito un nuovo testo, sono calate le parentesi e opzioni, da oltre 1600 a un po’ più di 300, c’è l’ozione di 1.5°C ma questo articolo ci dice che per rispettarla dovremmo abbandonare i combustibili fossili entro il 2030! Gli umori sembrano buoni, tutti corrono come dei pazzi dentro il recinto della COP 21, fuori aumentano le forze di sicurezza, ma a quanto pare se sono tutti contenti in generale ognuno ha qualche malcontento o mugugno.
Negoziati a parte, elenco qua, per sommi punti, le cose che mancano nell’accordo o più in generale nei negoziati
• 12 miliardi di tonnellate di anidride carbonica negli INDC er stare entro i 2°C
• La questione della carne, come detto sopra
• Completamente assente ovunque, dai negoziati e dai side event, il picco del petrolio
• Altrettanto, nessuno parla di sovrapopolazione, sia che la intendiamo in senso stretto, sia intesa come sovrapopolazione di consumatori
• L’obsolescenza programmata e la progettazione per la discarica, ovvero limitare l’usa e getta
• Porre dei limiti al consumismo
• Tornando alla sostanza dei negoziati, ne sono esclusi completamente i trasporti internazioni navali e aerei, attualmente il 5% delle emissioni e in forte crescita
• La decrescita: ritengo impossibile attuare gli obiettivi UNFCCC garantendo nel contempo la crescita economica!
• I limiti del pianeta e delle risorse

Insomma, attendiamo la fine della conferenza, voci dicono che potrebbe finire come da programma venerdì, ma altre parlano di sabato o domenica o perfino lunedì, per giudicare; probabilmente da Parigi qualcosa uscirà, ma come ben sappiamo quello che fanno i governi e i potenti arriva  tardi, ed è insufficiente, il resto tocca a noi.

Luca Lombroso

Osservatorio geofisico Dief UNIMORE

Obsèrver in delegazione FLA Fondazione Lombardia per l’ambiente

Ps: Le opinioni qui espresse sono, naturalmente, a titolo personale; scusate eventuali refusi dovuti alla tastiera tablet e alla stanchezza!

 

Lombroso da Parigi COP 21 giorno 2

Lombroso da Parigi COP 21 giorno 2

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Seconda giornata che prendo un po’slow, ieri il primo giorno e’stato subito ricco di impegni e di side event, ma forse devo ancora ambientarmi qui al grande centro Le Bourget. La mattinata e’volata, dopo alcuni incontri con amici vari, sbirciando qualche side event ma senza focalizzarmi su nulla di particolare.
Sara’che invecchio, ma anche se non sono certo un veterano delle COP mi sembra di sentire le stesse frasi, tipo “e’ la nostra ultima occasione buona”, “il tempo sta scadendo”, “le future generazioni ce ne chiederanno conto”, di Copenaghen e delle alter COP a cui ho partecipato. Sara’la (s)volta buona per il clima?
Dipende. In positivo c’e’consapevolezza e unanimita’ dei 196 aderenti all’’ÚNFCCC e tutti, in modo o nell’altro, qualche impegno se lo assumono. Ieri no ho seguito direttamente I negoziati, ma mi sono dedicato a pubbliche relazioni e ho visitato il non meno interessante spazio della società civile, Generation Climate, incontrando varie persone e vedendo varie esperienze di buone pratiche.
Poi, a sera, rientrato in Hotel dove oggi la prendo calma in vista delle prossime giornate che saranno senz’altro intense, leggo con piacere la novità. “un fulmine scuote Parigi”, scrivono gli amici di Italian Climate Network, e in effetti ieri è pure piovuto parecchio e forte, quasi fosse un monito. Altre notizie le trovate sul Guardian, insomma pare che si vada verso un accord forte, politicamente vincolante, con controlli periodici degli obiettivi. Non entro nelle parti tecniche, confesso che rigetto ora ancor più la burocrazia e dintorni. Interessante che pare vengano recepiti anche gli 1.5°C di Massimo riscaldamento planetario a lungo termine, ma diciamolo francamente come fatto simbolico, perchè ormai personalmente la vedo dura rispettare I 2°C, figuriamoci già 1.5°C!
Infatti, l’altra faccia della medaglia e’che gli impegni assunti con gli INDC da oltre 100 Stati, come si sapeva, sono largamente insufficienti anche per rispettare i 2°C gradi; come dicevo ieri dal GAP report, mancano alla conta 12 miliardi di tonnellate di CO2.
Robetta insomma, dove trovarle o meglio tagliarle? I governi, l-ONU e l-UNFCCC qui passano la palla al livello subnazionale (regioni e citta’in particolare), alle imprese, e soprattutto alla societa’civile. Insomma, come si dice in transizione, I Governi non agiranno o se lo fanno sarà tardi e insufficiente, e come sappiamo l’azione del singolo, importante, è comunque insufficiente.
Dunque, ampio spazio anche per le azioni della transizioni. Tocca noi insomma, alle comunità, dovremmo, propongo (se già non è stato fatto) di fare i “conti della lavandiaia” di quante emissioni si stanno tagliando coi progetti in corso, quante ne possiamo ancora tagliare con quelli futuri e quante ne mancano al conteggio finale. E, perche’no, anche pensare a una sorta di INDC

Luca Lombroso

Osservatorio geofisico Dief UNIMORE

Obsèrver in delegazione FLA Fondazione Lombardia per l’ambiente

Ps: Le opinioni qui espresse sono, naturalmente, a titolo personale; scusate eventuali refusi dovuti alla tastiera tablet e alla stanchezza!

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Luca LOMBROSO da Parigi il 7 dicembre 2015

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Buongiorno a tutt*

Condivido qui le impressioni del primo giorno partecipazione a questa avvincente e cruciale COP21.

Nei limiti del possibile vi aggiornerò anche nei prossimi giorni, seguite il post in www.lombroso.org per la mia “rassegna” di post e interviste.

Come sempre entrare in una COP é “entrare nel mondo”, a contatto con 195 paesi; stavolta qua a Parigi è veramente una COP enorme, organizzatissima ma anche inevitabilmente dispersiva, si cammina tanto fra le varie aree (e che ancora non sono andato a Climate generation) fondamentali scarpe comode, ma delicate, anche per non pestare troppo il nostro pianeta già maltrattato.

Appena entrati a questi grandi vertici sul clima, quel che viene da chiedersi é: ma chi sono tutte queste persone ? Che fanno e perché sono qui? sono veramente tutti venuti salvare il pianeta?

Si ci sono attivisti del clima e ambientalisti di varie associazioni,popoli indigeni, i giovani, organizzazioni scientifiche, ecc, ma sono veramente tante le ONG accreditate fra gli “obsèrver”, oltre 1100 ONG secondo l’elenco dei partecipanti dell’UNFCCC, incredibile che ci si frammenti in 1106 associazioni se l’obiettivo, contenere il global warming entro i famigerati 2 gradi, è comune!

A queste si aggiungono le delegazioni governative e ministeriali dei 195 Stati più Unione Europea e due Stati osservatori (Santa Sede e Palestina), e i giornalisti, per un totale di 36276 persone accreditate.

Palesa dunque agli occhi il famigerato effetto valigetta: quanti di questi sono qui veramente per salvare il mondo? E quanti semplicemente perché è il loro lavoro, per promuovere il loro prodotto come “salva mondo”, la loro causa o interesse personale o corporativa, ecc?

Manca a mio avviso personale la famigerata vision sistemica transizionista, e so già che il tema picco del petrolio é completamente assente dai negoziati. Due buoni motivi però per cercare di portarli, anche dentro il “recinto” della conferenza ONU.

Prendiamo per buono che, sia pure con sfaccettature non sempre transizionista, il termine resilienza è ormai presente in molti side event,conferenze e altro e anche in interventi ad alto livello.

Ma veniamo alla prima giornata, si inizia al solito con le pratiche burocratiche,dopo i controlli di sicurezza, gli stessi aeroportuali, giustamente attenti e approfonditi, tutto fila liscio, ma ho sempre a mente la disorganizzazione e le code di Copenaghen.

Per prima cosa inizio con una presa di confidenza degli spazi, logistica, sale side event, che hanno profumati croissant e ricchi buffet, attenti però all’ambiente, prevalgono ncibo bio il più possibile locale, anche vegetariano e vegano.

L’esposizione è veramente ricca di stand e cose interessanti, ma ci dedicherò poi tempo e raccolta di materiale con calma.

Poi è la volta del primo side event, segnalatomi da FOCSIV, un side organizzato da Caritas internazionale “Deal with it! People, Rights, Justice”, l’accordo con noi, gente, diritti, giustizia. Relatori Rt. Hon Nicola Sturgeon MSP, First Minister of Scotland, Julianne Hickey, Caritas Aotearoa New Zealand, Ivo Poletto, REPAM (Pan-Amazonian Ecclesial Network), Asad Rehman, Friends of the Earth International, moderatore Nick Clark, Senior Environment Correspondent, Al Jazeera

Si parlato di come l’accordo, che dovrà essere forte e politicamente vincolante, debba tenere conto dei diritti umani, il che, incredibile, pare che non sia cosa scontata.

Julianne Hickey parla degli impatti in Oceania, in particolare cicloni tropicali e aumento del livello del mare, per queste zone i cambiamenti climatici non sono una questione economica ma di sopravvivenza!ecco perché gli stati insulari chiedono di riconoscere come target di massimo riscaldamento planetario non 2ºC bensì 1.5ºC.

Particolarmente appassionato l’intervento di Ivo Poletto, REPAM (Pan-Amazonian Ecclesial Network) che parla di bioma dell’Amazonia e cambiamenti climatici, e ricorda la grave siccità in Brasile e a San Paulo. Molto critici i suoi interventi sulla falsa soluzione di mitigazione dei biocarburanti e le grandi dighe idroelettriche spacciate come energia pulita. Racconta come una sola diga inonderà 729 km2 con una parete alta come un edificio di 18 piani,affetterà la vita di oltre 20000 indigeni minacciando il loro stile di vita tradizionale il governo procede senza coinvolgerli e senza consultarli.

L’accordo, dice, dovrà avere un quadro internazionale che garantisca la biodiversità e la vita dei popoli indigeni in Brasile e i fondi di finanza climatica devono appoggiare e garantire i popoli indigeni recuperando foreste e garantendo il bioma dell’Amazonia, senza false soluzioni come biocarburanti e grandi dighe.

Nicola Sturgeon MSP, First Minister of Scotland si esprime per un accordo forte e politicamente vincolante e dice che la Scozia ha istituito un fondo per la giustizia climatica.

Tutte cose, mio commento, sacrosante e che dovrebbero essere scontate, sostanzialmente le stesse che si dicevano a Copenaghen nel 2009, speriamo dunque sia la volta buona!

Ma se è la volta buona ce lo dovrebbe dire il “GAP report”, side event che presenta lo studio dell’UNEP agenzia ambiente delle nazioni unite che valuta le emissioni passate e future in relazione al target di contenere il global warming entro i due gradi al 2100 e rispetto all’era preindustriale. Il report di quest’anno, la novità, tiene conto degli INDC, gli intenti o meglio promesse, dato che sono volontari, di riduzione delle emissioni presentate da oltre 140 nazioni pari al quasi il 90% delle emissioni.

Emerge così che 12 GtCO2 al 2030 (robetta insomma, 12 miliardi di tonnellate di anidride carbonica!) al percorso per la decarbonizzazione che peraltro ci darebbe solo il 60% di probabilità di evitare i famigerati due gradi. Si accenna anche agli 1.5ºC, perché per molti stati i 2ºC non sono sufficienti a evitare impatti devastanti!

I relatori, fra cui il segretario UNEP Achim Steiner, appaiono però ottimisti per il fatto che qui per la prima volta si vedono impegni da tutti, ma qui la stanchezza e il mio inglese arrugginito dall’uso del francese, dello spagnolo (e dal dialetto modenese) prende il sopravvento insieme alla fame, mitigata dal buffet ecosostenibile, quasi transizionista con le stoviglie di porcellana e acciaio lavabili.

Dopo una pausa caffè e qualche chiacchiera vado a vedere la sala della plenaria, dove si svolge la sessione alto livello in cui parlano i ministri. il ministro dell’ambiente italiano Galletti, che era sul mio stesso volo, parlerà martedì mattina, fra i primi, verso le 10-10:39 direi.

La sala plenaria Seinne, la principale, é veramente enorme, 2000 posti, e bella,entro mentre parla Excellency Mr. Yeshey Dorji, Minister of Agriculture and Forests and Vice Chair of National Environment Commission of Bhutan

Il piccolo stato tibetano è l’unico che ha presentato un INDC giudicato “adeguato” da Carbon Tracker per il target dei due gradi, il Ministro dell’agricoltura del Bhutan dice che hanno adottato come parametro di sviluppo la felicità interna anziché il PIL e che si esprimono per un accordo forte e politicamente vincolante

Alle 16:45 passo al side event Driving climate action through the Compact of States and Regions and the Under2MoU. Organizzato da Climate groupe, a cui a cui aderisce anche la Fondazione Lombardia per l’ambiente che gentilmente mi ospita in delegazione in collaborazione con l’osservatorio geofisico del Dief UNIMORE.

UNDER2MOU, a cui hanno aderito Lombardia ed Emilia Romagna, è un accordo che coinvolge molte regioni che si impegnano, volontariamente, alla decarbonizzazione è cruciale per l’obiettivo due gradi. Rientra quindi nella c.d. “Agenda delle soluzioni”, le azioni sub nazionali a cui molto si fa affidamento per colmare il famigerato GAP nelle emissioni.

Intervengono vari premier e governatori di grandi regioni industrializzate, fra cui stato di Washington, Catalonia, paesi Baschi e Jabisco (Messico). anche qui parla Nicole Sturgeon, primo ministro Scozia, che ribadisce che è per un accordo forte e vincolante.

Edward Senzo Mchuno, premier Kwazulu Natal (Sudafrica) ricorda però che bisogna ancora dare elettricità a 300 milioni africani e va fatto con energia pulita,ma per far questo servono aiuti economici e tecnologia.

Per chiudere la serata, incontro nel suo hotel l’amico meteorologo cubano JOSE Rubiera, una chiacchierata del più e del meno, poi breve passeggiata digestiva e rientro in hotel a riposare in vista di domani che si preannuncia nuovamente una giornata full, impegnativa e interessante.

Ah i negoziati? Quel che conta si svolge a porte chiuse, difficile fare previsioni, ma già ci si aspetta che proseguano oltre i tempi regolamentari, oltre venerdì e fino a sabato o addirittura domenica.

Luca Lombroso

Osservatorio geofisico Dief UNIMORE

Obsèrver in delegazione FLA Fondazione Lombardia per l’ambiente

Ps: Le opinioni qui espresse sono, naturalmente, a titolo personale; scusate eventuali refusi dovuti alla tastiera tablet e alla stanchezza!

Salve a tutt*

se domani vi doveste trovare in zona Firenze forse vi potrebbe interessare questa iniziativa alle Murate. Dalle 17 alle 20 (circa) ci saremo anche io ed Ugo Bardi a parlare un po’ di clima. Prima Ugo ce ne parlerà in termini scientifici, poi faremo un World Café per ipotizzare insieme qualche soluzione. Il programma completo dell’evento lo trovate qui. Grazie a Valentina ed Ornella per averci invitato. A domani, se volete.

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Vari #allertameteo

00_DWD_Boden+48-20498Dopo alcuni giorni di tempo prevalentemente stabile, ecco che col ritorno delle perturbazioni atlantiche, oltre alle piogge, tornano anche gli allerta meteo. Nella fattispiecie, avanza una perturbazione atlantica, in parte rallentata da un anticiclone stazionario sull’Europa centro-orientale, una perturbazione tipicamente autunnale, ma che trova ancora mare e anche atmosfera calde, surriscaldate, e un territorio come sappiamo reso vulnerabile da dissesti e mancanza di prevenzione e manutenzione, oltre che da cementificazione e urbanizzazione. Insomma, un mix di cause, climatiche e di territorio, ma infine tutte umane, rendono più intense le piogge e più vulnerabile il territorio.

Una premessa è d’obbligo: per varie ragioni “storiche” in Italia il sistema di allertamento, così come i servizi meteo regionali, non è omogeneo. A fianco della “vigilanza meteo” del Dipartimento della Protezione Civile, ogni regione emette i suoi allerta, spesso pensati per il complesso funzionamento della macchina burocratica. In questa pagina ci sono i link ai vari servizi regionali e ai vari tipi di allerta, ma come vedete ci sono varie lacune. Ho partecipato ultimamente a vari incontri, a Pisa all’internet festival e a Trento al Festival della meteorologia in cui se ne è parlato, ci saranno probabilmente novità, ANCI nazionale sta chiedendo di uniformare il sistema, ma appare improbabile per non dire impossibile costituire una agenzia nazionale di meteorologia, per cui l’unica strada sarà quella di cercare di mettere a sistema l’esistente nel “servizio meteorologico nazionale distribuito”.

situazione per mercoledì 28 ottobre 2015 dal bollettino di vigilanza del Dipartimento centrale della Proteizione Civile

situazione per mercoledì 28 ottobre 2015 dal bollettino di vigilanza del Dipartimento centrale della Proteizione Civile

Nell’attesa, bisogna imparare a usare quel che c’è, l’informazione non manca ma è sparsa nella rete e spesso difficile da comprendere, anche perché livelli e scale di allertamento sono diversi anche fra regioni confinanti. Dobbiamo dunque necessariamente far tesoro, e migliorare, l’esistente, e perchè no anche nelle comunità in transizione pensare a creare un “cerchio grandi rischi” per aumentare la resilienza agli eventi estremi.

Proviamo a fare una sintesi, e linkare, alcuni (quadro non certo esauriente) degli allerta emessi in alcune regioni

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Emilia Romagna: allerta n.94 livello uno ( su due, per temporali nelle aree dell’Appennino emiliano e pianura occidentale per mercoledì 28 ottobre. Qui su Emilia Romagna Meteo un approfondimento.

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Liguria: allerta gialla (scala giallo, arancio e rosso per le piogge, solo giallo e arancio per i temporali) per piogge e temporali, su tutta la regione

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Toscana: allerta gialla per temporali e rischio idrogeologico su tutta la regione per mercoledì 28 ottobre

 

Cosa significa praticamente? Il livello giallo, e il livello 1, sono i più più bassi delle relative scale, in linea di massima il rischio non è alto come in altre circostanze, e i fenomeni non sono diffusi su vasti territori, ciò nonostante è doveroso ricordare che i temporali sono difficili da prevedere nella loro localizzazione e intensità. Aree circorscritte insomma (un paese, un singolo quartiere di una grande città, talora una città intera, possono essere interessate da fenomeni potenzialmente dannosi o pericolosi. In qualche caso, vedi alluvione di Piacenza, ci scappa anche l’evento estremo.

Che fare? Naturalmente le singole decisioni spettano alle pubbliche amministrazioni, e il consiglio è di accettarle, rispettarle e prenderle con filosofia: meglio un eccesso di prudenza, che rimpiangere le vittime! Individualmente, riprendo quanto pubblicato su Emilia Romagna Meteo: nel continuare la vita abituale è opportuno fare massima attenzione a quel che avviene intorno e cade dal cielo, e tenersi pronti, se necessario, a modificare le proprie abitudini o impegni. Una consultazione delle indicazioni della campagna #iononrischio è sempre opportuna e utile, se già la conoscete, rileggete e ripassate: rischio alluvioni e rischio temporali. Poi,. È chiaro se qualcuno si chiede “ma posso andare/fare/ ecc?” che gli spostamenti inutili o non necessari per la vita/lavoro andrebbero evitati comunque per tante altre ragioni, o quanto meno pianificati tenendo conto delle condizioni meteo. Tanto per fare un esempio, che gusto c’è ad avventurarsi in alta montagna o uscire in mare aperto col maltempo?

allerta meteo senza precedenti in Messico

10464384_10208016141750441_8159058006514238449_nCredo sia utile condividere con le comunità in transizione quanto sta succedendo in Messico e in particolare nelle coste del Pacifico fra gli Stati Nayarit, Jalisco, Colima, MIchoacan e Guerrero dove si sta per abbattere l’uragano Patricia.

Patricia non è un normale uragano, e nemmeno un normale “Major hurricane”, gli uragani di almeno cat. 3 in una scala di 5. Patricia, formatosi poco più di 2 giorni fa nelle acque del Pacifico surriscaldate da El Nino e dal Global Warming (acque superficiali fino a 29-30°C) in meno di 30 ore, mentre era di fronte alle coste del Messico e già con la traiettoria verso le coste stesse, si è intensificato da tempesta tropicale a uragano di categoria 5 e nelle ultime ore ha raggiunto intensità del vento e valori di pressione straordinari (volutamente non uso eccezionali) prossimi ad essere l’uragano più intenso mai registrato nell’intero continente americano e forse in tutto il pianeta.

Ora, al di la delle cause meteorologiche e delle concause climatiche, che fare se si Sto arrivando! che ti sta per piombare addosso un mostro simile? anzitutto, informazione e prevenzione alla popolazione, che naturalmente deve anche sapere, preventivamente, che vive in una zona soggetta a questi fenomeni.

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Da ascoltare, è in spagnolo ma un po’ penso si comprenda, la lunga e dettagliata previsione meteo del servizio nazionale messicano, dove, pur in uno stato federale, gli allerta sono identici nei formati, metodi e scale, in tutto il paese. e l’informazione è dal tono fermo, lento ma perentorio, non so come riuscirei ad annunciare un evento “senza precedenti nella storia del paese”, raffiche di vento a 400 km/h, onde di oltre 12 metri con allagamento costiero che sommergerà di oltre 4 metri la costa, trombe marine e tornado. Peraltro Patricia proseguirà anche se perdendo potenza nelle zone interne del Messico e, interagendo con un fronte freddo, influenzerà il tempo di quasi tutto il paese con piogge torrenziali in molte zone.

Il meteorologo annuncia anche, nel finale, che il presidente della repubblica si manterrà in coordinamento con il governo e le autorità e amministrazioni locali perché è un fenomeno che NON HA PRECEDENTI nel territorio nazionale (e forse nell’intero pianeta), aggiungendo che è importante seguire strettamente gli avvisi della protezione civile per proteggere la vita umana.

 

Infine, domanda finale: è normale o è colpa del global warming? o di el nino? non lo sapremo, con certezza, mai, ma probabilmente c’è lo zampino di entrambi i fenomeni,va detto che il tema degli uragani è quello in cui regnano le maggiori incertezze riguardo ai cambiamenti climatici, addirittura il numero di uragano potrebbe calare, ma , cattiva notizia, esserci più uragani intensi. Qui un approfondimento 

Corso Oasis Game a Monza

Si sa, i transizionisti sono sempre a caccia di strumenti da usare nelle loro iniziative per divertirsi a costruire resilienza insieme alla comunità locale.

Bene, da poco in Italia c’è uno strumento nuovo, l’Oasis Game, sviluppato in Brasile dall’istituto Elos e portato in Italia dall’Associazione Comunitazione.

Questo video, che era stato realizzato per un crowdfunding prima dell’estate, racconta in breve i 7 passi dell’Oasis Game:

L’Oasis Game è già stato sperimentato a Ceglie Messapica e la scorsa settimana nel quartiere San Marco di Perugia: le foto e i racconti sono entusiasmanti!

Per saperne di più su questa aggiunta interessante alla “cassetta degli attrezzi” del perfetto transizionista, abbiamo organizzato a Monza un corso introduttivo sull’Oasis Game (2 giorni e una serata, il 30 e 31 ottobre e 1 novembre) con Melania Bigi e Giulio Ferretto di Comunitazione. Il corso, a offerta libera, è organizzato dall’ass. L’Orteria di Macherio insieme a Progetto Co-Scienza di Monza ed è aperto a chiunque sia interessato alla progettazione partecipata.

Per informazioni

evento facebook: https://www.facebook.com/events/510899992406005/

email: lorteria@gmail.com, progetto.coscienza@gmail.com

Per iscrizioni:

compilare il modulo on line: http://goo.gl/forms/DsjCxgv7jF

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Un riassuntino di Max Strata

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Vi metto qui un articolo (è un file pdf) che mi ha mandato Max Strata e che può funzionare bene come “riassunto delle puntate precedenti” per chi si avvicina ora ai temi della sostenibilità e magari anche della Transizione. Sono quelle cose che servono sempre e possono tornare utili in molte situazioni, quindi chi fa facilitazione prenda nota e chi è nuovo magari avrà un documento in più in cui razzolare…

Buona lettura.