La sveglia suona due volte: FMI e Banca Mondiale

Salve a tutte/i,
sempre più istituzioni mondiali sembrano essere preoccupate per il futuro e pubblicano, ormai con cadenza quasi quotidiana, studi su petrolio, clima, ecc. Questo testimonia che la consapevolezza sta aumentando anche (o, forse, soprattutto?) in ambienti ‘alti’. In questo post, oltre a fornirvi la traduzione dell’articolo segnalato da Cristiano sullo studio della Banca Mondiale, vi segnalo anche uno studio ‘preoccupato’ del Fondo Monetario Internazionale sul picco del petrolio, anch’esso tradotto.
Spero possano esservi di aiuto.

Buona lettura.


Studio del FMI: il Picco del Petrolio potrebbe fare danni seri all’economia globale

Dal “Washington Post”.

Il mondo non finirà il petrolio presto. Ma c’è ancora preoccupazione fra diversi geologi ed analisti che la nostra disponibilità di petrolio non crescerà così rapidamente o così facilmente di quanto non facesse prima. Dovremo ricorrere a petrolio più difficile da raggiungere per soddisfare le nostre abitudini energetiche. Petrolio più costoso. Questo potrebbe spingere verso l’alto i prezzi. E gli alti prezzi del petrolio potrebbero agire come ostacoli per la crescita.

Queste saracinesche stanno per cigolare fortemente… (Associated Press)

Questa, ad ogni modo, è l’idea che sta alla base del “picco del petrolio”. E ci sono ragioni per le quali preoccuparsi. Fra il 1991 e il 2005, la produzione mondiale di petrolio è cresciuta ad un ritmo costante del 1,8% all’anno circa. E tutto andava bene. Ma a cominciare dal 2005, la produzione di petrolio sembra aver raggiunto un plateau. E, siccome la domanda di petrolio ha continuato a crescere, specialmente in paesi come la Cina e l’India, ciò ha causato l’aumento dei prezzi. Il petrolio non riesce ad essere di tanto meno caro di 100 dollari in questi giorni. E questo è stato un ostacolo alla crescita in tutto il mondo, dicono preoccupati gli economisti. Questo è un argomento che due economisti del FMI cercano di affrontare nel nuovo lavoro ” Petrolio ed Economia Mondiale: Alcuni Futuri Possibili“ (pdf). Gli autori, Michael Kumhof e Dirk Muir, non fanno alcuna previsione definitiva su come evolverà la disponibilità di petrolio. Piuttosto, cercano di modellare un certo numero di scenari nei quali il petrolio diventa più scarso ed il mondo cerca di adattarsi. Lo studio stesso offre uno sguardo interessante su come il mondo potrebbe far fronte a prezzi del petrolio più alti, quindi diamo un’occhiata ai vari scenari:

1) La produzione di petrolio cresce molto lentamente o si mantiene in plateau.
Questo è lo scenario base che usano Kumhof e Muir. Essi assumono che il petrolio cresca di circa un punto percentuale in meno ogni anno rispetto alla media storica. Per cui, diciamo, il petrolio cresce ad di uno 0,8% costante all’anno anziché della media storica dal 1991 al 2005 del 1,8%. Questa non è un’interruzione temporanea come quella che abbiamo visto nel 2008. E’ permanente, uno shock della disponibilità a lungo termine. Cosa accadrebbe? I prezzi del petrolio, come suggeriscono i modelli del FMI, raddoppierebbero gradualmente in 10 anni e quadruplicherebbero in 20. Le regioni che importano petrolio, come Europa e Stati Uniti, avrebbero una piccola battuta d’arresto alla crescita – circa 0,2-0,4 punti percentuali all’anno. I paesi che esportano, come l’Arabia Saudita, diventerebbero molto ricchi.

2) La produzione di petrolio cresce a ritmo più lento, ma il mondo si adatta abbastanza facilmente.
In questo scenario, la produzione di petrolio declina, ma i paesi cominciano a passare alle auto elettriche o ad alimentare le proprie auto a gas naturale. Veicoli e costruttori diventano più efficienti. In termini economici, la “elasticità” della domanda aumenta rapidamente. In questo scenario, gli Stati Uniti e l’Europa hanno solo una piccola battuta d’arresto alla loro crescita, circa lo 0,1-0,2% all’anno. Il Giappone e l’Asia ricevono una spinta alle loro economie, visto che si possono adattare a prezzi petroliferi più alti ed esportare più cose ai paesi produttori in medio oriente. Tutto sommato questo è un risultato felice.

3) La produzione di petrolio cresce a ritmo più lento ma il mondo non riesce a trovare sostituti.
Come osservano gli autori del FMI, non è certo che il mondo possa adattarsi rapidamente a prezzi del petrolio in costante aumento. Il petrolio è, dopo tutto, molto prezioso e difficile da sostituire. Le auto elettriche potrebbero non prendere piede. E’ dura costruire l’infrastruttura per i veicoli a gas naturale. L’industria chimica potrebbe darsi da fare per trovare dei sostituti del petrolio come materia prima. I sostituti del petrolio che ne derivano risultano essere di qualità inferiore. In questo scenario, le ricche regioni di Europa, Stati Uniti e Giappone ricevono un colpo annuale al PIL dello 0,4-0,6%. Questo comincia a far male.

4) Il petrolio risulta essere molto più importante di quanto molti economisti abbiano ritenuto.
La Energy Information Administration (EIA) stima che il mercato del petrolio rappresenti solo il 3,5% dell’economia americana. Ma gli autori del FMI osservano che diversi libri e articoli hanno indicato che questa stima sottovaluta quanto sia cruciale il petrolio nel funzionamento dell’economia moderna. Molte tecnologie chiave contengono materiali o usano combustibili derivati dal greggio. Se, infatti, il petrolio è molto più importante di quanti molti modellatori economici abbiano ritenuto, allora il colpo alla crescita anche da un modesto plateau petrolifero potrebbe essere molto forte , abbassando i tassi di crescita fino al 1,2% nei prossimi due decenni.

5) La produzione di petrolio comincia a contrarsi rapidamente.
Questo è lo scenario del giorno del giudizio. Alcuni studi hanno suggerito che la produzione globale di petrolio è attualmente in un plateau e comincerà presto a contrarsi di circa il 2% all’anno. I pozzi esistenti si esauriranno. Il mondo si affiderà sempre più a petrolio più costoso da sviluppare, come le sabbie bituminose del Canada. Cosa accade quindi? Niente di buono. Secondo i modelli del FMI, i prezzi potrebbero aumentare del 800% in un paio di decenni. I tassi di crescita in Europa e negli Stati Uniti verrebbero ridotti di almeno un punto percentuale pieno – e molto di più se il petrolio dovesse rivelarsi più importante di quanto pensavamo: “I cambiamenti di prezzo relativi di questa grandezza sarebbero senza precedenti, “osservano gli autori, “e ci sarebbero quasi certamente effetti non lineari sul PIL che il modello non è in grado di cogliere adeguatamente “. Orrore.

In ogni caso, questi scenari non sono facili da modellare, specialmente perché le nazioni potrebbero rispondere in modi imprevedibili (se la produzione di greggio cominciasse a dissolversi, alcuni produttori di petrolio potrebbero cominciare a proibire le esportazioni. Oppure i sussidi sui combustibili potrebbero ripercuotersi sull’elasticità della domanda). Detto ciò, tuttavia, gli autori del FMI dicono che sia possibile che anche un declino di dimensioni decenti potrebbe avere effetti “drammatici” e potrebbe rivelarsi molto, molto difficile per il mondo adattarvisi.

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Un rapporto sul cambiamento climatico avverte che avremo un mondo drammaticamente più caldo già in questo secolo

Da “The World Bank”.

Misurazioni della fusione della superficie della Groenlandia da tre satelliti l’8 luglio (immagine a sinistra) e il 12 luglio (immagine a destra) – NASA 2012

In evidenza:

  • Il nuovo rapporto commissionato dalla Banca Mondiale avverte che il mondo è sulla buona strada per diventare un “mondo con 4°C in più”, contrassegnato da ondate di calore estreme e da un innalzamento del livello dei mari in grado di minacciare la vita.
  • Gli effetti avversi del riscaldamento globale sono “diretti contro molte delle regioni più povere del mondo” e probabilmente mineranno gli sforzi e gli obbiettivi di sviluppo.
  • Gli occhi della Banca sono puntati all’aumento di sostegno per l’adattamento e la mitigazione, compresi la crescita verde e lo sviluppo rispettoso del clima.

8 novembre 2012 – Come le immagini satellitari estive della fusione della calotta glaciale della Groenlandia, un nuovo rapporto suggerisce che il tempo per moderare i rischi del cambiamento climatico possa essere finito.
Abbassa la temperatura: perché un mondo di 4°C più caldo deve essere evitato” (pdf) ci avverte che siamo sulla strada buona verso un mondo più caldo di 4°C, contrassegnato da ondate di calore estreme, riserve di cibo globali in declino, perdita di ecosistemi e biodiversità e aumenti del livello dei mari che minacciano la vita.

Inoltre, gli effetti avversi di un clima che si riscalda sono “diretti contro molte delle regioni più povere del mondo” e probabilmente mineranno gli sforzi e gli obbiettivi di sviluppo, afferma lo studio dell’Istituto di Potsdam per gli Impatti del Clima e di Analisi del Clima, per conto della Banca Mondiale. Il rapporto, sollecita “ulteriore azione di mitigazione come miglior assicurazione contro un futuro incerto”.

“Un mondo più caldo di 4°C può, e deve, essere evitato. Dobbiamo mantenere il riscaldamento al di sotto dei 2°C.” ha detto il presidente del gruppo Banca Mondiale Jim Yong Kim. “la mancanza di azione per il cambiamento climatico minaccia di rendere il mondo che erediteranno i nostri figli completamente diverso da quello in cui viviamo oggi. Il cambiamento climatico è una delle sfide più grandi che affronta lo sviluppo e dobbiamo assumerci la responsabilità morale di agire per conto delle generazioni future, in special modo le più povere”.

Il rapporto, revisionato da alcuni dei migliori scienziati mondiali, è stato rilasciato in anticipo rispetto al prossimo studio complessivo del IPCC del 2013/14 e segue lo studio della Banca stessa Quadro Strategico per lo Sviluppo e il Cambiamento Climatico nel 2008 e il Rapporto sullo Sviluppo del Mondo sul cambiamento climatico nel 2010. “Abbassa la temperatura” combina una sintesi della recente letteratura scientifica con una nuova analisi dei possibili impatti e rischi, concentrato sui paesi in via di sviluppo. E’una cronaca del cambiamento climatico e degli impatti già osservati, come ondate di calore ed altri eventi estremi, ed offre delle proiezioni per il ventunesimo secolo per quanto riguarda siccità, ondate di calore, aumento del livello dei mari, cibo, acqua, salute umana ed ecosistemi.

Il rapporto dice che il clima di oggi potrebbe riscaldarsi dalle attuali temperature medie globali di 0,8°C al di sopra dei livelli preindustriali, aumentando di 4°C entro il 2100, anche se i paesi rispettassero gli attuali impegni di riduzione delle emissioni, compresi la crescita verde e lo sviluppo rispettoso del clima.

“Questo rapporto rinforza la realtà della volatilità climatica di oggi, che condiziona qualsiasi cosa facciamo,” ha detto Rachel Kyte, la vicepresidente della Banca per lo Sviluppo Sostenibile. “Raddoppieremo in nostri sforzi per costruire capacità adattativa e resilienza, così come cerchiamo soluzioni al cambiamento climatico”. Fra le altre misure, la Banca amministra i 7,2 miliardi di dollari in investimenti puliti e resilienza climatica.

Innalzamento dei livelli del mare

Il rapporto dice che i livelli del mare sono aumentati più rapidamente negli ultimi due decenni che non in precedenza e questo aumento è stato osservato in molte regioni tropicali del mondo. Questo fenomeno è in parte dovuto alla fusione delle calotte di ghiaccio di Groenlandia e Antartide. La crescita rapida delle aree di fusione osservata dagli anni 70 nella calotta di ghiaccio della Groenlandia è un chiaro segno della sua aumentata vulnerabilità. Il ghiaccio marino artico ha a sua volta raggiunto il suo minimo record a settembre 2012. “Ci sono segni che la più grande estensione della fusione degli ultimi 225 anni sia avvenuta durante l’ultimo decennio, “ dice il rapporto. “E’ ancora presto, ma è chiaro che alcune delle piccole isole stato e delle comunità costiere cominciano a vedere brutte prospettive per le loro possibilità,” ha detto Erick Fernandes, condirettore della squadra di Esperti Globali della Banca sull’Adattamento al Cambiamento Climatico. “Il bisogno di adattarsi al cambiamento climatico aumenterà quando la popolazione globale raggiungerà i 9 miliardi nel 2050,” ha aggiunto.

Acidificazione degli oceani

La barriera corallina è molto sensibile ai cambiamenti della temperatura dell’acqua ed ai livelli di acidità. Il rapporto avverte che dal momento in cui i livelli di riscaldamento raggiungono gli 1,4°C nel 2030, la barriera corallina potrebbe smettere di crescere. Questo sarebbe il risultato di un oceano che diventa più acido a sua volta risultato di più alte concentrazioni di CO2. E con +2,4°C, le barriere coralline in diverse aree potrebbe di fatto cominciare a dissolversi. E’ probabile che questo abbia profonde conseguenze per la gente che dipende da queste per il cibo, il turismo e per la protezione delle linee costiere.

Estremi di calore

Un mondo più caldo di 4°C soffrirebbe anche di ondate di calore estreme e questi eventi non sarebbero nemmeno distribuiti nel mondo, secondo il rapporto. Mediterraneo sub-tropicale, Nord Africa, Medio Oriente e Stati Uniti vedranno probabilmente un aumento delle temperature per lo stesso mese di oltre 6°C. Le temperature del luglio più caldo fra il 2080 e il 2100 nel Mediterraneo sono previste avvicinarsi ai 35°C – di circa 9°C più calde del luglio più caldo stimato ai giorni nostri. Il mese di luglio più caldo nel Sahara e in Medio Oriente vedrà temperature di 45°C, cioè 6-7°C al di sopra del luglio più caldo simulato per il periodo attuale.

Rendimenti agricoli più bassi

Un meteo più caldo può a sua volta ridurre i rendimenti dei raccolti in un mondo con 4°C in più, aumentando la preoccupazione per la futura sicurezza alimentare. Esperimenti sul campo hanno mostrato che le colture sono molto sensibili alle temperature oltre una certa soglia. Uno studio citato nel rapporto ha scoperto che ogni “giorno di aumento di un grado” passato ad una temperatura di 30° diminuisce i rendimenti del 1% rispetto a condizioni di assenza di siccità e con pioggia. Il rapporto dice anche che le aree colpite da siccità aumenterebbero dal 15,4% delle terre coltivate di oggi a circa il 44% dal 2100. Le regioni più severamente colpite nei prossimi 30-90 anni saranno probabilmente in Africa del sud, Stati Uniti, Europa del sud e sud-est dell’Asia, dice il rapporto. In Africa, il rapporto prevede che il 35% delle terre coltivate diventeranno inadatte alla coltivazione in un mondo con 5°C in più.

Rischi per il sistema di supporto degli esseri umani

Il rapporto identifica severi rischi legati agli impatti negativi sulla disponibilità di acqua, in particolare nell’Africa del nord e dell’est, in Medio Oriente e nel sud dell’Asia. I bacini fluviali come il Gange e il Nilo sono particolarmente vulnerabili. In Amazzonia, gli incendi potrebbero raddoppiare per il 2050. Il mondo potrebbe perdere diversi habitat e specie con un riscaldamento di 4°C.

Impatti non lineari

Mentre il riscaldamento globale si avvicina e supera i 2°C, c’è il rischio di innescare elementi di non ritorno non lineari. Gli esempi comprendono la disintegrazione della calotta di ghiaccio dell’Antartico occidentale, che porterebbe ad un più rapido innalzamento del livello dei mari, o ad un degrado dell’Amazzonia che colpirebbe drasticamente ecosistemi, fiumi, agricoltura, produzione di energia e mezzi di sussistenza. Ciò si aggiungerebbe ulteriormente al riscaldamento globale del ventunesimo secolo ed impatterebbe su interi continenti.

Non dovremmo semplicemente permettere che il riscaldamento previsto di 4°C avvenga, la temperatura deve essere abbassata. Solo azioni tempestive, cooperative ed internazionali possono fare in modo che questo avvenga.

5 commenti
  1. ilsognatore
    ilsognatore says:

    Ciao a tutti, leggo con piacere i vostri articoli e sono convinto della necessità adottare una dieta dei consumi e stili di vita più rispettosi della natura e dell’uomo.
    Cercando approfondimenti sulla correlazione tra co2 e riscaldamento globale, mi sono imbattuto in un articolo interessante che dà un diverso punto di vista e porta anche alcuni dati a supporto. Sarebbe interessante un confronto. Vi lascio il link della traduzione in italiano (all’interno i riferimenti alle fonti) http://scienzamarcia.blogspot.it/2012/11/alcuni-approfondimenti-sul-biossido-di.html

    • Massimiliano
      Massimiliano says:

      Ciao Sognatore,
      ho letto volentieri l’articolo che hai segnalato e non ti nascondo di aver provato un certo imbarazzo nel leggerlo. Non è un imbarazzo dovuto alla capacità dell’articolo di mettere in dubbio la scienza del clima, ma dovuto all’inconsistenza (ed anche alla non novità) dei temi e delle modalità con le quali vengono trattati.

      Se può esserti di aiuto a capire meglio quanto la scienza del clima sia complessa e come, prendendone un aspetto e scollegandolo dal resto, si possa ‘dimostrare’ qualsiasi cosa, ecco un paio di articoli che rispondono (in realtà anticipano di tre anni) alle obbiezioni poste da Duffy. Eccoli:

      http://aspoitalia.blogspot.it/2009/09/tutta-colpa-del-sole.html

      http://aspoitalia.blogspot.it/2009/12/trucchi-contabili.html

      Il punto è che la scienza funziona secondo un metodo (scientifico) molto rigoroso, dove se una cosa sfugge a qualcuno viene rilevata da qualcun altro, facendo sì che il metodo stesso funzioni e che le possibilità di prendere abbagli siano piuttosto basse.

      Tuttavia questi abbagli possono essere presi ugualmente, ma, come sostiene anche il prof. Bardi in un recente articolo (ancora non pubblicato in italiano),

      “Be’, è la bellezza della scienza: se puoi provare che la teoria accettata è sbagliata, allora è provato che sia sbagliata, tutti lo accettano. Ma devi fornire buone prove e seguire le regole della scienza.” Il metodo scientifico, appunto.

      Da semplice individuo, come te, da non scienziato del clima (magari tu lo sei, faccio solo un’ipotesi 🙂 ), preferisco affidarmi al metodo scientifico per valutare cosa mi aspetta per il futuro e cosa fare personalmente o cosa proporre alla comunità in cui vivo.

      Ecco, a livello di comunità scientifica, cosa pensano gli scienziati coinvolti nelle ricerche e che hanno sottoposto il proprio lavoro alla revisione incrociata di altri scienziati:

      http://www.desmogblog.com/2012/11/15/why-climate-deniers-have-no-credibility-science-one-pie-chart

      Scusa se sono stato prolisso e grazie per lo spunto.

      Max

  2. Aldo
    Aldo says:

    Nessuno si preoccupa d queste cose, perché già conosce che esistono alternative a tutto ciò, queste cose si fanno trapelare per giustificare gli aumenti che faranno nei prossimi 20 ann

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