Cartoline di Transizione no. 4 – Gennaio 2012

Arriva il 2012, l’anno che dovrebbe segnare la grande svolta, il grande cambiamento… e come comincia la Transizione del 2012 in Italia?

Per prima cosa, dando il benvenuto a 2 nuove iniziative (e siamo a quota 26), Pianoro (Bologna è ormai sotto assedio transitivo) e Ariccia, che invece sta in Lazio.   Il logo di Pianoro è questo bel pozzetto verde, mentre ad Ariccia l’iniziatore del gruppo, Roberto Salustri, fa anche parte di un movimento per promuovere una piattaforma tecnologica chiamata WiserEarth. I tecnofili transitivi dovrebbero andare a fare un giro sul blog di Ariccia in Transizione, ci sono degli spunti interessanti tipo questa rete.

In secondo luogo, l’anno si è aperto con un po’ di caos climatico, cosa che ha costretto molte iniziative ad annullare presentazioni e proiezioni e armarsi di pala. Qui vediamo il gruppo transizionaro dei “Cittadini attivi di San Lazzaro – Fano”, nelle molto innevate Marche, mentre dedicano un po’ di tempo alla cura del territorio. Nelle loro parole:  “Sono due settimane che spaliamo neve dal quartiere e…iniziano a

vedersi i risultati! Prima ci guardavano quasi con pietà, poi con curiosità… Ora la gente inizia a ringraziare e…a prendere la pala e darci una mano! E lavorando insieme ci si conosce, ci si confronta…ci si diverte! Così, anche la nevicata può diventare un’ottima occasione per ri-creare
comunità… Provare per credere!!”.

… e sono anche finiti in radio

La neve ha anche costretto Monteveglio in Transizione ad annullare la “prima” italiana del secondo film prodotto dal Transition Network, In Transition 2.0. Nel film si parla anche dell’esperienza di Monteveglio in termini di collaborazione con le istituzioni, e un lunghissimo “pedibus”… In attesa dell’uscita, prossimissima, il trailer si può vedere qui:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=XKN3RLkEGfM]

Nonostante la bufera, Pianoro ha tenuto ugualmente un talk (impavidi!), mentre.. forse più saggiamente, alcuni membri del gruppo guida di Carpi in Transizione si sono dedicati alla crema spalmabile di nocciole e cioccolato, e viva la dolce resilienza… (ricetta qui)

A Budrio, i membri del BIT hanno raccolto la proposta di Transition Ferrara, regalando libri e DVD sulla Transizione e la Permacultura alla Biblioteca Comunale!

A Macerata, aspettano che si scongeli la situazione per verificare come stia andando il loro esperimento di orto sinergico, preparato con il permacultore Francesco Quondam, ma a giudicare dalle foto hanno già avuto ottimi risultati con verdure veramente giganti!!

A Calderara alcuni iniziatori si sono “buttati” nell’organizzazione di un primo World Cafè, dedicato alla resilienza della loro zona, scoprendo che l’esperienza non è stata dolorosa ma divertente.  Il loro resoconto è qui.

A Scandiano, il primo compleanno dell’iniziativa vede la presenza di tre gruppi tematici, su energia, orti, e gruppo di acquisto solidale – un percorso che continua “by the book”…

In tutta la Transizione italiana va forte il “gemellaggio” con arcipelago SCEC, cosi loro possono occuparsi delle cose complicate tipo l’economia mentre noi facciamo l’orto e la crema al cacao (non era così?). Ecco una foto da San Lazzaro, ma ci sono stati incontri un po’ dappertutto…

E non potevano mancare quei pazzi pazzi transizionari di Urbania che hanno preparato un video per documentare la ormai mitica festa delle Lumache in Transizione. Il problema è che siccome era tutto bellissimo, il video dura 46 minuti… scorrendolo ho visto un arcolaio e tanta gente in bicicletta, chi ha più pazienza di me lo può vedere qui:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=FJQjDfmTxqQ]

E chiudiamo con una nota di Transizione interiore, una bellissima testimonianza di Maddalena, facilitatrice di Castello in Transizione, un’iniziativa nascente.

Si parla spesso negli incontri della Transizione di onorare gli anziani (punto 10 dei 12 passi), di vedere, cioè nei nostri parenti, vicini di casa o conoscenti di famiglia che hanno vissuto prima dell’era del petrolio a basso costo, una risorsa e non un peso per la comunità.

Tanti propongono soprattutto di riscoprire con loro la gioia della condivisione dei saperi di un tempo: dal potersi intrecciare una cesta al cucinare con la stufa a legna.

Io la mia nonna paterna non l’ho mai conosciuta. Si chiamava Matilde, aveva un bel viso incorniciato da capelli sempre ordinati, amava le pesche bianche, ricamava e cucinava miscelando garbo e passione. Sono certa che profumava di rosa. Mio papà le era molto legato, ma ne parlava poco. L’aveva persa che era ancora un ragazzo. Conservava però sul suo comodino, a fianco dell’amatissimo Inferno di Dante, il suo quaderno di cucina, scritto col pennino in bella grafia tra il 1933 e il 1944, con tanto di indice.

Tre anni e mezzo fa anche mio padre ha lasciato il suo letto di dolore. A mesi di distanza sono tornata in quella casa e ho rivisto gli occhiali da lettura, la sua mascherina di seta azzurra per dormire, l’ultimo libro sui gatti che gli avevo regalato e quel quaderno nero dalla copertina sdrucita.

Mia mamma non aveva spostato neppure un oggetto, quasi aspettando il ritorno del compagno di tutta una vita.
Con un’attenzione da archeologo ho preso il quaderno tra le mani e l’ho sfogliato. Una a una si snocciolavano centinaia di ricette e ogni tanto spuntavano brandelli di giornali con pubblicità di altri tempi e cartoline ingiallite. Quel quaderno ha fatto 250 km nella mia valigia ed è arrivato alla Dimora dove speravo di riprenderlo in mano un giorno per imparare a cucinare come mia nonna.
Questo Natale l’ho fatto. C’era mia mamma e ci siamo approcciate agli scritti in bella grafia che raccontavano di una torta alle mele semplice, semplice e così, in un pomeriggio di festa ci siamo ritrovate: 3 generazioni insieme a co-creare qualcosa di buono per tutti. Ed è stato bello e mi sono sentita profondamente ricca e fortunata.

Maddalena

Per apparire sul numero di febbraio, mandate resoconti, foto, racconti, video, su come sta andando la vostra iniziativa di Transizione  a transition.notizie@gmail.com

3 commenti
  1. Ceci
    Ceci dice:

    Era ed è esattamente così, cara Deborah. Ci si prova a capire i grandi scenari, ma poi ci si ritrova sempre in cucina a impastare, mescolare la crema di nocciole o con le mani sporche di terra..o almeno questo capita regolarmente a me! 🙂

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